
Il critico letterario Harold Bloom lo considerava «la figura centrale nella cultura americana», e il filosofo di Harvard Stanley Cavell lo riteneva uno dei filosofi americani più sottovalutati in assoluto.
Ralph Waldo Emerson
dall’idealismo romantico Emerson attinge l’intuizione di una natura dinamica, pervasa dallo Spirito divino che è Energia vivente e operante attraverso gli individui. Il regno dell’uomo e quello della natura sono manifestazioni del Divino e quindi non sono contrapposti. Non c’è opposizione fra naturalità ed eticità per chi sappia riscoprire in sé, attraverso un pensiero ed un’azione infaticabili, quell'”anima superiore” (Over-soul), che in sé include tutti gli esseri viventi spronandoli a superare ogni limite interiore ed esteriore. Da questa coscienza nasce la “fiducia in se stessi” di cui Emerson fu assertore fervidissimo. Il suo intuizionismo ed il suo attivismo troveranno sviluppi più sistematici in Europa, nel pensiero di Henri Bergson e Maurice Blondel.[2] Parte dell’attenzione ‘naturale’ di Maturana e Varela debbono alla retorica emersoniana l’interesse anticonvenzionale per la scienza.
Emerson e Nietzsche
Friedrich Nietzsche è noto per essere stato uno dei più fini lettori di Emerson. Scoprì Emerson a 18 anni di età, e lo lesse e rilesse quasi per tutta la vita. Non è quindi un caso se i temi emersoniani percorrono tutta l’opera di Nietzsche. Tra questi spiccano la fiducia in se stessi, l’anticonformismo, l’affermazione della vita intramondana, la filosofia affermativa, la “gaia scienza”, l’amore del fato, il tema della potenza, l’idea di un uomo oltre l’uomo, l’amore della solitudine, l’atteggiamento profetico.
Attraverso Nietzsche, vari aspetti del pensiero e degli atteggiamenti emersoniani sono passati nel pensiero europeo.
Influssi di Emerson
Emerson non a caso è considerato la “figura centrale nella cultura americana”. La sua opera ha fortemente influito sul poeta Whitman e su tutta la tradizione letteraria americana fino e oltre la Beat Generation. Istanze emersoniane si percepiscono anche nel pragmatismo americano, nell’odierna psicologia umanistica, nel diritto contemporaneo (la legge sulla privacy ha radici nell’opera di Emerson), nella storia americana relativa allo schiavismo e alla guerra civile americana, nella teoria e composizione musicale di Charles Ives, e Alla ricerca del tempo perduto, romanzo di Proust.
Henry David Thoreau
Henry David Thoreau, nato David Henry Thoreau[1] (Concord, 12 luglio 1817 – Concord, 6 maggio 1862), è stato un filosofo, scrittore e poeta statunitense.
Fu stretto amico di alcuni fra i membri principali della corrente del trascendentalismo di cui però non farà mai parte. Fu influenzato in particolare da Ralph Waldo Emerson da cui successivamente si allontana per elaborare un suo proprio pensiero che si discosta dal trascendentalismo negando ogni idealità al di fuori dell’immanenza. La natura è per Thoreau non un semplice strumento per il raggiungimento di conoscenze ideali di ordine superiore, bensì oggetto ultimo della pratica filosofica, fonte di benessere e soluzione esistenziale.
È principalmente noto per lo scritto autobiografico Walden ovvero Vita nei boschi, una riflessione sul rapporto dell’uomo con la natura, e per il celebre saggio Disobbedienza civile in cui sostiene che è ammissibile non rispettare le leggi quando esse vanno contro la coscienza e i diritti dell’uomo, ispirando in tal modo i primi movimenti di protesta e resistenza non violenta. Fu anche uno strenuo oppositore dello schiavismo, impegnandosi in prima persona ad aiutare gli schiavi fuggiaschi a raggiungere il Canada.
Il filosofo Stanley Cavell lo considera, insieme a Ralph Waldo Emerson, una delle «menti filosofiche più sottovalutate che l’America abbia prodotto».
Walden ovvero Vita nei boschi
| Walden ovvero Vita nei boschi | |
|---|---|
| Walden o Vita nei boschi | |
| Copertina di Walden ovvero Vita nei boschi nella versione originale (1854) | |
| Autore | Henry David Thoreau |
| 1ª ed. originale | 1854 |
| 1ª ed. italiana | 1920 |
| Genere | Saggio |
| Sottogenere | autobiografico, naturalistico |
| Lingua originale | inglese |
«Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto. Il fatto è che non volevo vivere quella che non era una vita a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, succhiare tutto il midollo di essa, volevo vivere da gagliardo spartano, per sbaragliare ciò che vita non era, falciare ampio e raso terra e riporre la vita lì, in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici.» |
Walden ha avuto un grande successo nella controcultura statunitense. In particolare la Beat Generation ha visto nell’esperienza di Thoreau e nella sua forte volontà di un ritorno alla natura in contrasto con la crescente modernizzazione delle metropoli americane. Allen Ginsberg, Jack Kerouac e Gary Snyder sono solo alcuni tra gli scrittori che si rifanno espressamente a Thoreau e al suo libro come esempi di libertà dalle convenzioni moderne.
Più in generale Walden è ritenuto uno dei primi romanzi ecologici ed ha influenzato il pensiero ecologico contemporaneo. C’è chi ha persino accostato Thoreau alle controverse posizioni dell’ecoterrorista americano Unabomber.
Il libro Guerra agli umani di Wu Ming 2, al secolo Giovanni Cattabriga, e il romanzo per ragazzi Il vangelo secondo Larry di Janet Tashjian contengono entrambi personaggi che – colpiti da Walden – decidono di fuggire dalla città per vivere nei boschi. Walden ha costituito anche un riferimento letterario per il film Into the Wild – Nelle terre selvagge di Sean Penn, nel quale viene citata la frase, tratta da Walden: “Non l’amore, non i soldi, non la fede, non la fama, non la giustizia… datemi solo la Verità“.
Walden, Herwarth
Walden ⟨vàldën⟩, Herwarth. – Scrittore tedesco (Berlino 1878 – Saratov 1941). Critico, compositore di musica, scrittore poliedrico, fu una delle figure più rilevanti del movimento espressionistico. Fondò (1910) e diresse fino al 1932 la rivista Der Sturm, che divenne appunto il centro dell’espressionismo non solamente tedesco, e organizzò a Berlino, nel 1918, un teatro dallo stesso nome al fine di proporvi opere d’avanguardia. Le sue opere teatrali, però, per lo più incentrate sul problema del sesso e dell’amore, non riuscirono a essere mai rappresentate, per l’essenzialità a-sintattica del linguaggio e per la voluta paradossalità delle situazioni: Weib (1917), Die Beiden (1918), Kind (1918), Erste Liebe (1918), Letzte Liebe (1918), Menschen (1918), Sünde (1918), Trieb (1918). Passato a un impegno politico più dichiarato, divenne comunista e si trasferì a Mosca nel 1931. Esiliato in Siberia, morì poi a Saratov in circostanze non del tutto chiarite.
Hilla von Rebay
Hilla von Rebay (Strasburgo, 31 maggio 1890[1] – Green Farms, 27 settembre 1967) è stata un’artista tedesca e direttrice delle Fondazione Guggenheim.
Hildegard Anna Augusta Elisabeth Rebay von Ehrenwiesen, nota anche come Hilla Rebay, era una pittrice tedesca specialista di arte astratta. È stata la direttrice artistica della Fondazione Guggenheim.
Hilla Rebay studia pittura all’Académie Julien a Parigi e poi a Monaco, dal 1907 al 1913.
Grazie a Jean Arp, che incontra nel 1916 a Zurigo, entra in contatto con Herwath Walden, proprietario della galleria Der Sturm a Berlino, e con il suo circolo di artisti fra cui Kandinsky.
Dopo un soggiorno in Italia, emigra a New York nel 1927. L’anno seguente incontra Solomon R. Guggenheim, che nel 1937 le affida la direzione artistica della sua collezione. Nel 1939 dirige il primo museo di pittura non figurativa a Manhattan.
Durante la Seconda Guerra mondiale, sostiene numerosi artisti rimasti in Europa.
Nel 1943, Hilla Rebay fa appello all’architetto Frank Lloyd Wright per la concezione del Museo Guggenheim di New York, che apre le porte nel 1959, senza di lei. Benché fosse stata il motore di questo progetto, ne viene allontanata poco tempo dopo la morte di Guggenheim nel 1949.
Else Lasker-Schüler
Else Lasker-Schüler, all’anagrafe Elisabeth Schüler (Elberfeld, 11 febbraio 1869 – Gerusalemme, 22 gennaio 1945), è stata una poetessa tedesca.
Secondo Schalom Ben-Chorin fu la più grande poetessa espressa dall’ebraismo, per Karl Kraus fu «il più forte e impervio fenomeno lirico della Germania moderna», e per Gottfried Benn Else Lasker-Schüler fu la più grande poetessa che la Germania avesse mai avuto.
L’11 aprile 1903 divorziò da Berthold Lasker per sposare, il 30 novembre dello stesso anno, lo scrittore Georg Lewin, che a lei deve il suo pseudonimo di Herwarth Walden traendolo dal libro “Walden” di Henry David Throreau.
Nell Walden
Nell Walden (nata Roslund; * 29 dicembre 1887 a Karlskrona, Svezia; † 21 ottobre 1975 a Berna, Svizzera) era una pittrice, musicista, scrittrice e collezionista d’arte svedese-svizzero. Dal 1912 al 1924 fu la seconda moglie dell’editore e gallerista Herwarth Walden e collaboratrice dei suoi progetti di Berlin Sturm. Nel 1919 le trasferisce la sua collezione d’arte d’avanguardia. Nel 1933 si trasferisce in Svizzera.
Nel 1926 Nell Walden sposò a Berlino il medico ebreo Hans Hermann Heimann. Nel 1932 ha pubblicato il saggio Wesen und Bedeutung der Astrologie und Horoskopie nell’Almanach Omnibus della galleria berlinese di Alfred Flechtheim. Nel 1933 divorziò formalmente da Heimann a causa della situazione politica e si trasferì ad Ascona, in Svizzera, per vivere con Heimann. Heimann fu però arrestato, deportato e ucciso dai nazionalsocialisti. Consegnò le sue collezioni ai musei d’arte svizzeri per la custodia. In seguito si separò dalla sua collezione in gran parte per vendita o per dotazione.
Nel 1940 sposò il maestro svizzero Hannes Urech. Nel 1944 la coppia si stabilì a Schinznach-Bad. Alla fine del 1954, gran parte della collezione di Nell Walden fu messa all’asta alla Kunstkabinett di Stoccarda, tra cui opere di numerosi espressionisti come Franz Marcs; anche il ritratto di Herwarth Walden di Oskar Kokoschka fu messo all’asta La collezione comprendeva anche 14 dipinti di Marc Chagall e un dipinto di Wassily Kandinsky, che furono messi all’asta contro la volontà degli eredi degli artisti.
Nel 1962 la coppia si trasferì nella nuova Haus Seehalde di Brestenberg, vicino a Seengen. Un anno dopo Hannes Urech morì e Nell Urech-Walden si trasferì a Berna. Dopo la sua morte, avvenuta nel 1975, è stata sepolta a Berna, accanto al marito, ad Aarau.
L’opera astratta di Nell Walden è rappresentata, ad esempio, nel Moderna Museet di Stoccolma, nel Landskrona Museum e nel Kunstmuseum Bern, ed è occasionalmente offerta nei negozi d’arte.
Nell Walden ad Ascona vivrà in Casa San Tomaso che verrà poi acquistata da Luigi Pericle (storia della riscoperta recente) alla fine degli anni ’50.
Luigi Pericle
L’ARTISTA E INTELLETTUALE SVIZZERO – TRASFERITOSI NEGLI ANNI CINQUANTA ALLE PENDICI DEL MONTE VERITÀ, LA COMUNITÀ ARTISTICA FONDATA ALLA FINE DELL’OTTOCENTO, E DIMENTICATO DOPO LA SUA MORTE –, AL CENTRO DI UNA GRANDE RETROSPETTIVA NEL 2019 ALLA FONDAZIONE QUERINI STAMPALIA A VENEZIA
Nel 1978 il celeberrimo critico d’arte Harald Szeemann curava una mostra dal titolo Le mammelle della verità, dedicata alla storia del Monte Monescia in Canton Ticino, ribattezzato nel 1899 come Monte Verità. Si trattava di una comunità fondata nel 1900 da Ida Hofmann e Heinrich Oedenkoven sulla Collina dell’Utopia, a picco sul Lago Maggiore, dove approdò tutta la “controcultura” europea del tempo, da Herman Hesse a Paul Klee: pacifisti, anarchici, teosofi, poeti, bohemien, antroposofi, vegetariani, femministe. Una El Dorado dell’arte che ancora oggi fa parlare di sé, e alla quale si legano destini di uomini e artisti che, per le bizzarre e a volte indecifrabili dinamiche del fato, sono caduti nell’oblio. Ed è stata questa, per certi versi, la storia che vede protagonista Luigi Pericle (Basilea, 1916 – Ascona, 2001), pittore, illustratore, letterato e intellettuale che subì l’influenza della teosofia e delle dottrine esoteriche, e che negli anni Cinquanta si traferì proprio ad Ascona, alle pendici del Monte Verità, in quella Casa San Tomaso in cui visse fino alla fine dei suoi giorni. Una villetta in cui raccolse opere, documenti e soprattutto libri, che raccontano la vita, la ricerca e gli studi di un artista che decise di ritirarsi sul Monte Verità e di rinunciare alla mondanità per dedicarsi alla contemplazione della natura. Sarà stato anche per via del carattere riservato di Pericle che, dopo la sua morte, sul suo personaggio cadde l’ombra dell’oblio. Un’ombra che oggi, però, viene rimossa con forza da Andrea e Greta Biasca-Caroni, che nel 2016 hanno acquistato la villetta appartenuta a Pericle e fondato l’omonimo archivio per valorizzare e promuovere la sua figura d’artista e di intellettuale. E tra le iniziative in programma per far conoscere al pubblico la storia di Luigi Pericle, è una grande mostra a lui dedicata che si terrà a maggio a Venezia alla Fondazione Querini Stampalia, in concomitanza con la prossima Biennale d’Arte.

ALLA RI-SCOPERTA DEL PASSATO
“Nel dicembre del 2016 acquistammo ‘Casa San Tomaso’ sulle pendici del Monte Verità ad Ascona, in Svizzera. Decidemmo di acquistare, insieme alla casa, anche tutto il suo contenuto, le opere, i documenti e libri del precedente proprietario della villetta, Luigi Pericle Giovannetti”, racconta ad Artribune Greta Biasca-Caroni. “La nostra curiosità era sollecitata dal mistero che attorniava questo personaggio dallo straordinario carisma. Si conosceva poco di lui nonostante i ricordi giovanili di Andrea, da sempre suo vicino di casa, che lo aveva incontrato in qualche occasione. Fu proprio il ricordo della sua personalità”, continua Biasca-Caroni, “ad attrarci verso i documenti volendo scoprire, tramite lo studio della sua biblioteca, gli interessi di ricerca di Pericle che sentivamo comuni. Nel togliere i volumi dagli scaffali, in vista dei lavori di ripristino dei locali, trovammo un catalogo del 1991 dal titolo ‘Nafea’ di Hans-Joachim Müller dove i dipinti di Luigi Pericle erano pubblicati accanto a opere di Picasso, Hodler, Van Gogh, Matisse. Fu questo ritrovamento a dar vita alla nostra straordinaria avventura. Dopo l’iniziale sbigottimento fu chiaro che qualcosa d’importante era accaduto nel passato di Pericle; aveva una storia da raccontare e il nostro compito era quello di svelarla”.

CHI ERA LUIGI PERICLE
Ma Luigi Pericle Giovannetti, oltre a essere pittore, fu anche illustratore e fumettista; con la sua marmotta Max raggiunse il successo internazionale pubblicando in tutto il mondo sul Washington Post, l’Herald Tribune, Punch e Nebelspalter. Pericle decise di tenere separate le due professioni e di firmare i fumetti con il cognome Giovannetti e i dipinti come Luigi Pericle. Durante la sua vita, fu a contatto con personaggi di spicco del mondo della cultura di allora, come il museologo Hans Hess che lo portò in un tour di musei inglesi o come lo studioso, letterato e poeta britannico Herbert Read (già consulente di Peggy Guggenheim), che si occupò della curatela di due personali. Fu così, quindi, che la pittura di Pericle conobbe il favore di critica, pubblico e collezionisti. “Basti ricordare”, sottolinea Greta Biasca-Caroni, “le esposizioni alla londinese Arthur Tooth & Sons Gallery insieme ad Appel, Francis, Jorn, Picasso o i maestri di CoBrA, Jorn, Corneille, oltre a Tàpies, Dubuffet, Mathieu, Riopelle. Pericle era perfettamente inserito nel panorama del suo tempo e la dimenticanza che ne ha avvolto l’opera per decenni ha cancellato un tassello che si intende rimettere al suo posto”.

ASCONA, META DI INTELLETTUALI
Il percorso che ha portato Andrea e Greta Biasca-Caroni alla riscoperta e al rilancio della figura di Pericle inizia quindi con l’acquisto della villetta in cui visse, Casa San Tomaso, così chiamata dall’artista in omaggio di San Tommaso d’Aquino. “La villetta si trovava in condizioni di abbandono che hanno richiesto un lungo intervento di ristrutturazione, ancora in corso. Ma la casa emana tutto il fascino del suo passato denso di storia: il Monte Verità, in terra ticinese, che accolse personaggi famosi, compresi anarchici come Peter Kropotkin e Erich Mühsam, dadaisti e ballerini (Isadora Duncan), psicologi ed esoteristi (Rudolf Steiner). È in questi luoghi che, a partire dagli anni Trenta, prese forma l’avventura intellettuale degli incontri di Eranos, promossi da Carl Gustav Jung (il cui ‘Libro Rosso’ è stato riscoperto in anni recenti ed esposto alla Biennale di Venezia del 2013) e dalla nobildonna teosofa e pittrice olandese Olga Froebe-Kapteyn. Proprio i soggiorni ad Ascona, dovuti alle conferenze da lui tenute ad Eranos dal 1952 al 1965, dettero l’occasione a Herbert Read di visitare l’atelier di Pericle rimanendo fortemente colpito dalla sua arte”, ci spiega Greta.

CASA SAN TOMASO OGGI
È il clima culturale di Monte Verità che Pericle sognò di frequentare quando, nei primi anni Cinquanta, decise di trasferirsi con la moglie da Basilea ad Ascona per aderire a un cenacolo di artisti di fama internazionale. Scelse tale luogo per assorbire l’aura mistica del Monte Verità e immergersi nella sua natura e nella pace. Prima di lui, negli anni Trenta, tale dimora era appartenuta alla pittrice e collezionista Nell Walden, ex moglie di Herwarth Walden, scrittore, artista, teorico e fondatore della rivista Der Sturm della quale Nell era la principale finanziatrice. Una casa, dunque, “ricca di umori profondi impressi nei suoi ambienti dalle figure intense che vi soggiornarono”, continua a raccontare Greta. Oggi, un giardino unisce Casa San Tomaso all’Hotel Ascona – di proprietà di Andrea e Greta Biasca-Caroni – dove, nei suoi saloni, una selezione di opere di Luigi Pericle è esposta al pubblico e visitabile gratuitamente. Su appuntamento, le opere e l’archivio con i suoi documenti sono consultabili da studiosi e ricercatori.
Quali sono state quindi, le condizioni e le attività che hanno portato, negli ultimi anni, al recupero e alla riemersione della figura di Luigi Pericle? “L’opera di riscoperta e valorizzazione è partita di recente, dopo la catalogazione e le indagini diagnostiche sulle tecniche sperimentate da Pericle”, ci risponde Greta. “Dopo le prime importanti scoperte, abbiamo richiesto pareri a Philippe Daverio e al direttore del MASI di Lugano, Tobia Bezzola, che hanno apprezzato la ricerca di Pericle e hanno partecipato a uno speciale prodotto da RSI. In un video divulgativo, Daverio ha tratteggiato i legami di Pericle con le correnti artistiche dell’epoca in particolar modo con Marc Tobey e Marino Marini. La priorità, oggi, è quella di mettere ordine nei numerosi documenti ricostruendo le tappe principali della vita di questo artista erudito e con profonde conoscenze sui più svariati argomenti. Dai documenti d’archivio affiora infatti la versatilità di Pericle, la varietà dei suoi interessi: tra le carte è possibile scovare disegni, carteggi, appunti su medicina cinese, omeopatia, astrologia, studi sull’Egitto, sul canone greco, sulla filosofia classica ed orientale”. Nel maggio del 2018 è nata l’associazione non-profit Archivio Luigi Pericle, che sta promuovendo un calendario di appuntamenti museali e conferenze per la valorizzazione dell’artista in ambito internazionale.
LA MOSTRA A VENEZIA
Il primo importante appuntamento in programma è Luigi Pericle (1916-2001)_Beyond the visible, mostra che si terrà dall’11 maggio al 24 novembre 2019 alla Fondazione Querini Stampalia Venezia e che rappresenta la prima retrospettiva di Luigi Pericle in Italia. “L’antologica affonderà nelle pieghe dell’indagine espressiva di Luigi Pericle, nella sua riflessione sul linguaggio del segno e della pittura”, spiega Greta. “L’evento è patrocinato, tra gli altri, dal Consiglio di Stato della Repubblica e Cantone Ticino, dalla Divisione della Cultura e degli Studi Universitari del DECS, dal Consolato Generale di Svizzera a Milano, dalla Fondazione Monte Verità di Ascona e dalla Fondazione Eranos di Ascona. Fra i vari prestiti istituzionali spicca la York Art Gallery, il museo britannico da cui partì, nel 1965, la famosa mostra itinerante curata da Hans Hess”. Il percorso cronologico della mostra mirerà a ricostruire, attraverso una cinquantina di opere e a una selezione di documenti, i diversi momenti della ricerca estetica dell’autore: “il côté intellettuale, gli studi eclettici, la vocazione mistica, rappresentano fonti di ispirazione uniche per un immaginario che si nutre di numerosi riferimenti culturali”.
– Desirée Maida
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Padre, figlio e spirito santo. Ciò che mette in comune Ralph Waldo Emerson, Henry David Thoreau e Walt Whitman è lo stesso punto di vista: la natura come forza benefica che, se studiata accuratamente e contemplata con prudenza, è in grado di fornire lezioni su ciò che significa veramente essere umani.
Tre uomini riverenti verso la natura che hanno costruito la loro identità grazie al loro rapporto intimo e autentico con il mondo naturale. Tre filosofie amiche del panteismo che si sono intrecciate e si sono evolute in poesia e bellezza, che portano ancora in grembo un’idea di natura che abbaglia l’occhio del romantico e del misantropo: la natura è l’unica e vera conoscenza che serve all’uomo per vivere.


