Walpole, Horace, quarto conte di Oxford
Scrittore inglese (Londra 1717 – ivi 1797), figlio del ministro Sir Robert. Nel 1739 viaggiò con Th. Gray in Francia, Svizzera e Italia. Dal 1741 al 1767 sedette in parlamento. Nel 1751 cominciò a scrivere Memoirs of the last years of George II, che uscì postumo. Dilettante di vaglia, contribuì alla rinascita del gotico con la costruzione e l’abbellimento del suo castello di Strawberry Hill, dove nel 1757 impiantò la tipografia (attiva fino alla sua morte) da cui uscirono, tra l’altro, le Odi di Th. Gray e le sue stesse opere: A catalogue of the royal and noble authors of England (1758), Anecdotes of painting in England (1762-71, basati sugli appunti di G. Vertue), The castle of Otranto (1764), primo esempio in lingua inglese di romanzo d’ambiente pseudomedievale, terrifico, che iniziò la voga dei romanzi gotici o “neri”. Scrisse anche una tragedia, The mysterious mother (1768), abile, ma innaturale nei suoi orrori. Il vero genio letterario di W. si manifesta nel voluminosissimo epistolario, espressione d’una personalità sagace nell’osservazione e un po’ cinica.
ROMANZO GOTICO
Esponenti

Il già descritto Walpole, considerato il pioniere del genere, aveva ormai aperto la strada al nuovo filone narrativo. Il suo romanzo sarà fonte d’ispirazione diretta per Il vecchio barone inglese (1777) di Clara Reeve (titolo originario The champion of virtue)[45][46]. L’opera orientaleggiante Vathek di William Beckford è scritta in francese e muove i primi passi nella narrativa protoscientifica che esplorerà poi Mary Shelley. Si tratta di una fantasia erotica sul modello del racconto di De Sade, scritta sullo sfondo esotico del gotico o dell’orrore.[47]
Nessuno, però, dei due romanzi è gotico in senso stretto. Entrambi superano il mondo medievale e approdano invece nel campo della conoscenza, ma presentano tematiche riconducibili al genere. Vathek offre poi un’opportunità di evasione nella vita di un gentiluomo inglese dell’epoca. L’eroe arabo di Beckford è assetato di potere, quel potere di dominare la vita e la morte che pervaderà anche Victor Frankenstein; per assecondare le sue ambizioni il protagonista si inoltra nelle caverne segrete di un mondo sotterraneo, dove però scopre che le sue fantasie sono destinate a rimanere tali. Vathek è un Rasselas (Samuel Johnson) privato della sua filosofia morale.
Le eroine della Radcliffe

Alla maggiore esponente del cosiddetto romanzo nero e terrifico che non va confuso con il noir, è stata riconosciuta capacità di ambientazione e di saper descrivere romantici paesaggi. La Radcliffe ha saputo coniugare sentimento e ragione, riuscendo a dare spiegazioni razionali agli elementi misteriosi all’apparenza soprannaturali delle sue storie[48]. Dal gotico di Ann Radcliffe seguiranno tutte le narrazioni nere successive. Intanto una rilettura contemporanea della sua opera fa ritenere che abbia non poco influenzato il romanticismo inglese ed europeo.[49] La Radcliffe distingue le reazioni che si provano di fronte al terrore, che dilata l’animo e rende le facoltà estremamente ricettive, e all’orrore, che invece fa contrarre e raggelare i sensi. Sia in I misteri di Udolpho che ne L’italiano (1797) troviamo due eroine, rispettivamente Emily e Ellena, perseguitate da una presenza maschile; entrambe esprimono grande delicatezza e profondo senso del decoro e immerse nel cattolicesimo più intransigente fanno affidamento sulla loro razionalità per superare le difficoltà; riescono al contempo a rendersi conto della pericolosità della loro situazione sia dal punto di vista sessuale che morale. Ne L’Italiano, Ellena è rinchiusa in un convento in un’Italia immaginaria (la Radcliffe non l’ha visitata) dominata da potenti stereotipi visivi. Va ricordato che nella prima fase della nascita della Chiesa anglicana si era assistito a un vero e proprio annientamento dell’immagine sacra.[50]
Lewis, Il Monaco

Uno dei casi in cui l’autore viene confuso con il protagonista del suo capolavoro riguarda Matthew Gregory Lewis, detto Monk Lewis. Lo scrittore inglese, ancora giovane, si guadagnò notevole popolarità e questo soprannome dal titolo del romanzo Il monaco (1796), best seller dell’epoca[51].
Il monaco è ambientato in un convento di frati cappuccini e in un paese cattolico, la Spagna (in particolare Madrid), all’epoca dell’Inquisizione, ma il convento è ora dominato da un’atmosfera di repressione e ambizione opposta alla vita serena dei monasteri della Radcliffe. Il monaco è un insieme di scene che vanno dal soprannaturale al terrore e al libertinismo,[52] senza toccare le vette audaci di un Sade che tuttavia definì l’opera “capolavoro gotico”.[53] Il romanzo è totalmente privo di profondità psicologica, ma riesce ugualmente a rappresentare la natura segreta del monaco Ambrosio; le sue passioni represse riaffiorano in ambientazioni d’effetto come stanze segrete, passaggi sotterranei e cripte (Lewis inserisce tra l’altro una rivisitazione della scena della cripta di Romeo e Giulietta). Ambrosio, colpevole persino di stupro, giunge alla distruzione spirituale e fisica: la sua morte arriva quasi come una liberazione dopo una lenta agonia[54], dettagliatamente descritta («Miriadi d’insetti si posavano sulle sue ferite, conficcandogli i pungiglioni nel corpo e infliggendogli le più acute e insopportabili torture. Le aquile della roccia gli strapparono le carni pezzo dopo pezzo e con i becchi ritorti gli spiccarono gli occhi»).
E. A. Poe

Una citazione a parte merita Edgar Allan Poe che, nonostante tenda a escludere le tipiche ambientazioni gotiche, ne eredita però il mistero, l’orrido e l’angosciante, caratteristiche basilari delle sue opere. Nel racconto breve i meccanismi narrativi di Poe si ispirano alla tradizione gotica inglese.[55] In particolare gli elementi gotici oltre che fantastici ci sono tutti nel racconto Metzengerstein pubblicato sul Saturday Courier nel 1832 con al centro il fenomeno della reincarnazione e lo scenario dei castelli. Il protagonista viene ucciso da un cavallo nel quale è trasmigrata l’anima del suo nemico.[56]
Il tema di fondo dei racconti di Poe è la morte fino alle estreme conseguenze terrene. Come nel caso della sepoltura prematura in La sepoltura prematura (1844), Berenice (1835) e in La caduta della casa degli Usher (1839), della trasmigrazione dell’anima da un corpo all’altro in Morella (1835), in Ligeia (1838) e della personificazione della Morte come nel racconto La maschera della Morte Rossa (1842).[57].
I racconti di Poe sono capolavori d’invenzione squisitamente romantica.[58] C’è nell’opera di Poe il rifiuto sistematico del razionalismo illuministico che ritiene incapace di risolvere le tragedie del mondo.[56] Fa storia a sé I delitti della Rue Morgue con l’indagine deduttiva del detective Dupin (1841). Anche se a questa capacità di analisi il grande autore statunitense ha associato «una vera immaginazione».[59]
Bram Stoker e H.P. Lovecraft
Lo stesso argomento in dettaglio: Vampiro e Ciclo di Cthulhu.
In epoca più moderna, sul finire dell’Ottocento, sarà l’irlandese Bram Stoker (Dublino 1847–Londra 1912) a rinverdire e riproporre il mito del vampiro con il suo Dracula. Stoker si laureò in matematica e, dopo un breve impiego, iniziò a collaborare come critico teatrale con il Mail[60].
Agli inizi del XX secolo, è invece Howard Phillips Lovecraft che prosegue sul solco del gotico, dando il via anche a una scuola americana di fantascienza e del fantastico.[61][62]
King e la Rice
Tra i più popolari autori contemporanei vanno indicati Stephen King che ha prodotto alcuni romanzi del sottogenere suburban gothic e Anne Rice con la saga di vampiri, streghe e diavoli. Si tratta però dello sbocco ulteriore nell’horror con ricchezza di particolari macabri.[63][64] La Rice ha ridisegnato parzialmente la figura del vampiro e messo in risalto l’aspetto passionale dell’uomo.