Nella pagina TEDESCA DI WIKIPEDIA : Questo articolo descrive il sistema di credenze mistiche ebraiche o cristiane. Per gli insegnamenti esoterici di Helena Blavatsky, si veda Teosofia (Blavatsky). Si distingue dagli insegnamenti esoterici dell’occultista Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondati con lo stesso nome, Teosofia
Nella pagina ITALIANA DI WIKIPEDIA trovo tutta un’altra cosa :
La teosofia (dal greco θεός, «dio», e σοφία, «sofia sapienza») è un insieme di diverse dottrine esoterico–filosofiche storicamente succedutesi dal XV al XXI secolo, che si richiamano l’una all’altra.[1]
Vi traduco quello che scrivono i Tedeschi e poi di seguito vi ho ricopiato il wikipedia italiano sempre sul termine Teosofia. È assurdo come da una lingua all’altra il termine cambi radicalmente di significato e sembri avere due valenze diverse. In Germania c’è decisamente una volontà di delegittimare tutto quello che viene da H.P.B.
Teosofia (wiki tedesco)
Questo articolo descrive il sistema di credenze mistiche ebraiche o cristiane. Per gli insegnamenti esoterici di Helena Blavatsky, si veda Teosofia (Blavatsky).
Teosofia (dal greco θεοσοφία theosophía “saggezza divina”) è un termine collettivo per gliapprocci filosoficimistico-religiosi e speculativo-naturali che vedono il mondo panteisticamente come uno sviluppo di Dio, mettono in relazione tutta la conoscenza direttamente con Dio e, a questo proposito, cercano di sperimentare Dio o il divino direttamente attraverso la visione intuitiva. I tratti teosofici si ritrovano, tra gli altri, negli insegnamenti mistici di Jakob Böhme, Friedrich Christoph Oetinger, Paracelso, Emanuel Swedenborg e Louis Claude de Saint-Martin, nella Cabala ebraica e nella filosofia religiosa russa.
Si distingue dagli insegnamenti esoterici dell’occultista Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891), fondati con lo stesso nome, Teosofia
Storia del termine
Il termine teosofia è probabilmente nato dalla commistione dei termini teologia e filosofia. Il padre della Chiesa Clemente di Alessandria, che insegnò tra la fine del II e l’inizio del III secolo, usava già l’aggettivo θεόσοφος theósophos. L’uso del sostantivo θεοσοφία theosophía è attestato per la prima volta dal neoplatonico Porfirio († 301/305). Porfirio usava questo termine per descrivere la sapienza legata al divino. Egli annoverava tra i “ teosofi ” anche i gimnosofi indiani. Successivamente, filosofi neoplatonici come Iamblichos e Proklos e scrittori ecclesiastici come Eusebio di Cesarea adottarono il termine, talvolta nella forma aggettivale. Eusebio si riferiva al cristianesimo come alla “nuova e vera teosofia”, e “teosofo” divenne un titolo onorifico usato dai padri della Chiesa[1].
Un caso particolare è la cosiddetta “Teosofia di Tubinga” (Theosophia Tubingensis), che prende il nome dal luogo in cui è conservato il manoscritto più importante di questo testo. Si tratta di un’antologia di oracoli o detti sapienziali greci scritti alla fine del V secolo, spesso introdotti da un breve commento. L’unico estratto sopravvissuto è un brano scritto dopo il 692 intitolato Oracoli degli dei greci; il titolo del testo originale perduto era Theosophia[2].
Nel Rinascimento, il termine teosofia era ampiamente utilizzato per indicare la rivelazione. Agostino Steuco citava gli oracoli della Teosofia di Tubinga[3].
Nel 1786,Friedrich Schiller pubblicò la Teosofia di Giulio nelle sue Lettere filosofiche, in cui criticava il materialismo dell’epoca. Nel XIX secolo, il filosofo cattolico Antonio Rosmini definì l’insieme delle sue speculazioni come teosofia.
Nel discorso degli studi religiosi, il termine teosofia ha due significati diversi.[4] Nel suo significato originale, la teosofia si riferisce a un movimento dell’esoterismo occidentale che può essere fatto risalire alla fine del XV secolo. Più specificamente, viene solitamente indicata come teosofia cristiana occidentale ed è caratterizzata dalla ricerca della conoscenza religiosa attraverso l’esperienza mistica individuale. In senso più ampio, il termine è stato applicato alle corrispondenti tradizioni dell’ebraismo da Gershom Scholem e alle teosofie islamiche da Henry Corbin[5].
Teosofia ebraica
→ Articolo principale: Cabala
Il concetto di teosofia “svolge un ruolo importante soprattutto negli studi ebraici del XX secolo” ed è uno dei concetti centrali nello studio della Cabala. È stato identificato con la teosofia ebraica da studiosi cristiani ed ebrei del XIX secolo ed è al centro dell’opera di Franz Joseph Molitor. Gershom Scholem, “che fu influenzato dalla visione di Molitor della Cabala, scelse il termine teosofia per descrivere gli insegnamenti centrali della Cabala ebraica”.[6] Scholem descrisse la teosofia come un termine spesso abusato che era diventato un’etichetta per una moderna pseudo-religione.[7] In realtà la teosofia significava “un insegnamento mistico o una scuola di pensiero che crede di poter percepire, afferrare o descrivere una divinità nascosta all’opera nella vita. La teosofia afferma un’emersione di Dio dalla solitudine della sua divinità a tale vita segreta, e trova che i misteri della creazione si basino su questo impulso del Dio vivente”[7][8] Teosofi in questo senso erano anche i mistici cristiani Jakob Böhme e William Blake[7].
Le religioni sono nate quando l’uomo è stato strappato dalla sua unità sognante di uomo, mondo e Dio. Questo abisso apparentemente eternamente incolmabile, attraverso il quale solo le rivelazioni legislative e di guida di Dio penetrano come una voce, costituisce la causa e l’esperienza fondamentale di tutti i mistici ebrei. Da questa esperienza nasce lo sforzo mistico, all’interno dell’azione morale-religiosa dell’individuo e della comunità, di guidare l’anima attraverso l’abisso fino all’esperienza viva della realtà di Dio. La teosofia ebraica dei chassidim e dei cabalisti, in particolare, entrò in costante conflitto con la religione strettamente monoteista di un Dio creatore personale, da un lato, e con la filosofia dell’ebraismo, dall’altro.
Scholem cita già la teosofia in relazione ai Tannaim, i cui insegnamenti costituiscono il contenuto della Mishnah. Il loro misticismo e la loro teosofia rivivono nel misticismo della Merkaba,[9] che Scholem nomina in Major Trends in Jewish Mysticism come la prima fase dello sviluppo del misticismo ebraico prima della sua cristallizzazione nella Cabala medievale. [Secondo Scholem, tuttavia, le idee teosofiche erano sconosciute alla letteratura di Hechalot, che le era vicina, mentre Moshe Idel, tra gli altri, parla di idee teosofiche nell’ebraismo biblico e talmudico. 12]
Il chassidismo medievale, con il suo più ampio campo di speculazione, portò una nuova teosofia, il “mistero dell’unità di Dio”[13] Questa nuova teosofia fu caratterizzata dall’ideale del chassid, il pio[14] Scholem nomina il loro concetto di Kavod (gloria divina), la loro idea di un cherubino santo sul trono e il loro concetto di santità e grandezza di Dio come le tre idee fondamentali della teosofia idiosincratica dei chassidim. [Con la diffusione della Cabala spagnola, la teosofia chassidica perse terreno.[16] Scholem considerava sia la teosofia chassidica che quella cabalistica ebraica come un’innovazione dell’ebraismo medievale; a suo avviso, la loro comparsa “era legata alla penetrazione di idee gnostiche straniere nell’ebraismo medievale”.[12] Per la Cabala, secondo Scholem, la teosofia era uno dei suoi due elementi principali accanto al misticismo. Egli divise i cabalisti spagnoli in una scuola teosofica e in una scuola estatica, identificata in particolare con Abraham Abulafia, che cercava l’estasi e l’ispirazione profetica. Questa distinzione è stata ripresa da Moshe Idel, che però ha definito la prima corrente come teosofica-teurgica.[12] In Major Trends in Jewish Mysticism, Scholem ha dedicato due capitoli allo Zohar, una delle opere principali della Cabala, il secondo dei quali è dedicato alla sua dottrina teosofica. Secondo Scholem, lo Zohar sviluppò la teosofia e il simbolismo mitologico ebraico a un nuovo livello di ricchezza, sofisticazione e significato storico,[17] e descrive il processo di vivere in Dio stesso con la dottrina monoteistica sia dei cabalisti che degli altri ebrei come il compito dei teorici della teosofia cabalistica. [Dopo l’emanazione dell’Editto di Alhambra e l’espulsione degli ebrei dalla penisola iberica, in esilio si sviluppò la Cabala lurianica, che Moshe Idel descrive come la più complessa teosofia ebraica[19].
Giuda il Chassid riassume le correnti mistico-teosofiche più antiche dell’ebraismo, in particolare l’antico misticismo della Merkaba e le correnti ad esso collegate, che, a partire dal IX secolo, si sono incontrate con le comunità tedesche attraverso l’Italia. Nel pensiero teosofico degli Hasiduth erano importanti idee che non erano ancora presenti nella mistica Merkaba: l’onnipresenza e l’immanenza di Dio nella creazione (Dio come potenza e ragione del mondo) – Dio è in tutto e tutto è in Dio. Di centrale importanza nel pensiero teosofico ebraico è anche l’idea del “Kabod” (gloria di Dio), su cui Giuda il Chassid aveva scritto un libro, i cui insegnamenti furono portati avanti soprattutto da Eleazar ben Judah. Egli distingueva tra la prima gloria “interiore” della divinità (Kabod pereni) e la gloria “visibile”. La gloria interiore è identica alla Shekinah e allo Spirito Santo, è senza forma ma con una voce. L’uomo non può entrare in contatto con Dio stesso, ma con la sua Kabod o Shekinah. Il Kabod visibile, invece, appare in forme mutevoli (ad esempio come gloria sul trono della Merkaba). Lo Zohar sviluppò la dottrina teosofica ebraica della sacra unione del re con la regina, dello sposo celeste con la sposa celeste, dell’io divino con il tu divino. Nel successivo Chassidismo, le idee teosofiche passarono in secondo piano rispetto all’ideale morale, al misticismo della preghiera, alla magia della preghiera e alla disciplina penitenziale.
Storia della teosofia cristiana
I conflitti confessionali del XVI secolo portarono a plasmare il misticismo ebraico, musulmano e cristiano, che aveva avuto effetti diversi fin dalla tarda antichità, come base della teosofia cristiana, che divenne molto popolare. La nuova teosofia cristiana occidentale costituì un’alternativa alla teologia “arida”[20] e affonda le sue radici nei primi due capitoli di 1 Corinzi (“perché lo Spirito scruta tutte le cose, anche le profondità della Divinità”).[21] Lo studioso di religioni Antoine Faivre individua tre tratti caratteristici della teosofia occidentale moderna:
“1. la tendenza a impegnarsi in discorsi speculativi sulle relazioni tra Dio (o il mondo divino), la natura e l’uomo.
2. la preferenza per l’elemento mistico nei testi rivelati (ad esempio nella Bibbia).
3. la convinzione che una facoltà umana intrinseca (cioè l’immaginazione creativa) permetta all’uomo di entrare in contatto con livelli superiori di realtà[22]”.
Un’ampia corrente di teosofi cristiani come Hildegard von Bingen, Böhme, Gichtel, Pordage, Oetinger, J. M. Hahn, F. von Baader, Schelling e i sophiologi russi Vladimir Sergeyevich Solovyov, Nikolai Alexandrovich Berdyaev e Sergei Nikolayevich Bulgakov si rifanno ai Padri della Chiesa alessandrina[23].
Quattro fasi della teosofia protestante
Nella teosofia protestante si possono individuare quattro fasi:
- Sotto l’influenza di Martin Lutero, nel XVI e XVII secolo si sviluppò la teosofia “classica”. A questo movimento appartengono Jakob Böhme, Valentin Weigel, Khunrath, Arndt, A. Gutmann, C. von Schwenkfeld, G. Dorn, Johann Georg Gichtel, Gottfried Arnold, John Pordage, Jane Leade, P. Poiret e A. Bourgignon.[24] Jakob Böhme (1575-1624) è considerato il più importante rappresentante e autorevole fondatore della teosofia cristiana.[25] I suoi scritti si basano su un’illuminazione visionaria e su successive esperienze mistiche. Valentin Weigel (1533-1588), che combinò le tradizioni mistiche con le idee del paracelso, può essere considerato un predecessore. Tuttavia, non è chiaro in che misura Böhme sia stato influenzato da Weigel o da altri autori. Tuttavia, egli stesso contribuì in modo significativo alla formazione di una coscienza spirituale in Germania e poi ebbe un impatto significativo anche in altri Paesi. Oltre alla teosofia ad orientamento mistico basata su Böhme, all’inizio del XVIII secolo emerse una corrente anch’essa basata su Böhme e Paracelso, ma più fortemente orientata verso le scienze occulte e la magia in particolare, rappresentata da Samuel Richter[26].
- Nella prima metà del XVIII secolo emerse una teosofia più orientata all’intelletto e meno visionaria.
- Nel periodo pre-romantico e romantico si sviluppò la teosofia fortemente speculativa di Louis Claude de Saint-Martin (1743-1803) e Franz von Baader (1765-1841), meno profetica.[24] Emanuel Swedenborg (1688-1772), che, come Böhme, divenne un mistico sulla base di visioni,[27] occupò una posizione particolare all’interno del movimento teosofico, rimanendo un outsider le cui opere furono viste criticamente da altri teosofi. D’altra parte, però, divenne molto più popolare dei suoi critici e ottenne un grande seguito. Uno dei critici di Swedenborg fu Friedrich Christoph Oetinger (1702-1782),[28] che, oltre a Böhme, era fortemente influenzato dalla Cabala e rappresentava una direzione più intellettuale. Tuttavia, il suo contemporaneo Karl von Eckartshausen (1752-1803), che aveva poco in comune con la tradizione mistica legata a Böhme, divenne più popolare[28].
- Nel XIX e XX secolo, S. Soloviev, M. Boulgakov, N. A. Berdyaev e, in misura minore, Rudolf Steiner (fondatore dell’antroposofia) (1861-1925), Nikolai Alexandrovich Berdyaev (1874-1948), Leopold Ziegler (1881-1958) e Valentin Tomberg (1900-1973) furono annoverati tra i teosofi[24][29].
Teosofia di Jakob Böhme
Gli insegnamentidi Jakob Böhme si svilupparono dalla sua intensa lotta per la conoscenza di Dio e della natura, che si realizzò nelle sue esperienze mistiche. Nella sua prima opera Aurora oder Morgenröte im Aufgang, descrive per la prima volta i risultati della sua realizzazione dell’essere divino. In essa, il divino e il naturale, lo spirituale e il fisico si fondono in un’unità visibile, che egli descrive con l’immagine del sorgere dell’alba, che esprime allo stesso tempo l’alba di una “nuova riforma”.[30][31] In opere successive, come le Lettere teosofiche[32] e la sua opera principale Mysterium magnum, egli elabora le sue opinioni.
Böhme intendeva il suo insegnamento come una conoscenza eterna, che gli veniva rivelata dall’onnipervadente “ragione e non-ragione” (Dio, la cui esistenza è priva di qualsiasi ragione)[31]. Chiamava l’esperienza di questa rivelazione un “ingresso nel tutto”, che diventa possibile per l’uomo quando abbandona ogni cosa propria e riceve nuovamente l’“occhio divino per vedere”[33].
Per lui, la ragione dell’uomo è considerata come un recinto “in cui si trova la conoscenza divina della vera comprensione ”. Egli si esprime così: “Dio mi ha dato la sapienza, non io, l’io che sono io, la conosco, ma Dio in me”. Come la conoscenza divina opera nell’uomo all’interno della ragione, così la sapienza celeste opera nella natura come rivelatrice onnicomprensiva del Dio nascosto. Nella dottrina mistica del Dio nascosto si può tracciare un parallelo con la dottrina teologica di Martin Lutero. A differenza di Lutero, però, Jakob Böhme vede tutte le cose in diretta compenetrazione con Dio, che può essere visto attraverso Sophia[31][33][34].
Nel sistema teosofico di Böhme, la Sophia divina è descritta anche con termini come “occhio” e “specchio”, in cui il non terreno riconosce se stesso. Questo specchio è presentato come non rivelato e viene descritto da Boehme come “vetro a specchio”. Per “vetro” egli intende le figure d’ombra in uno specchio. Questo specchio si rivela quando la Trinità divina dà vita a se stessa. Così, tutte le cose della natura si riflettono nella sapienza o la sapienza dà vita alla scienza di tutte le cose. Questa può diventare accessibile all’uomo attraverso l’autorivelazione di Dio nella mente. Jakob Böhme intende così il suo insegnamento come “scienza divina”[33].
In termini di storia religiosa, una radice per l’insegnamento teosofico di Böhme può essere trovata nella mistica sofistica del “Libro della Sapienza”“apocrifo” dell’Antico Testamento, una mistica che viene creativamente ampliata da Böhme. Nella rappresentazione parabolica, Sophia (la Sapienza) è simboleggiata come una vergine che era con Adamo nel paradiso. Quando lo spirito lussurioso di questo mondo si impossessò di Adamo, la vergine Sophia fuggì e Adamo prese in moglie Eva. La vergine celeste attende ora il ritorno dei figli di Adamo per sposarli nelle “nozze celesti”. È “la madre in cui opera il padre”. Può essere descritta come Theosophia o Christosophia. Questa immagine profonda e fantasiosa rivela l’autocomprensione della teosofia di Böhme. Attraverso le nozze mistiche, l’uomo ritorna al paradiso, che secondo Böhme è nella natura, solo che l’uomo non è in essa[34].
Per Böhme, la “vergine celeste” non era solo un principio astratto, ma una figura viva che, secondo la sua stessa affermazione, poteva vedere e sperimentare, il che corrisponde a una delle sue idee fondamentali: “Non c’è nulla di spirituale senza corporeità!”. Non è una persona in sé, ma la persona (il sé) della rispettiva persona appare in essa, come in uno specchio divino. Le sue intuizioni, che espone nei suoi ampi scritti, sarebbero nate dalla sua unione con la saggezza celeste (intendendo un’unione di natura soprasessuale, cioè un’unità spirituale). Nella sua opera Descrizione dei tre principi dell’essenza divina, Böhme descrive tale esperienza mistica di (Theo)Sophia in termini fortemente drammatici. Nei suoi scritti, Jakob Böhme fornisce un dettagliato percorso cristiano di meditazione che intende condurre le persone alla Sophia celeste[34][35].
Teosofia di Emanuel Swedenborg
Emanuel Swedenborg (1688-1772) dedicò la sua vita dal 1710 al 1744 circa al progresso della scienza e alla rivoluzione industriale nell’industria mineraria statale svedese, che ebbe un forte effetto rivitalizzante sull’economia svedese. Entrambe le attività di Swedenborg avevano una motivazione religiosa. Come molti suoi contemporanei, egli intendeva il lavoro scientifico come un’esplorazione della creazione di Dio con i mezzi della ragione umana e viveva una pietà basata sulla conoscenza della natura. La ricerca di Swedenborg culminava sempre filosoficamente in “Dio, causa primordiale e creatore di tutto l’essere, di tutta la vita e di tutto il movimento”[36].
Nei suoi numerosi e ampi libri su tutti i settori della conoscenza umana, egli descrive intuizioni e teorie a cui è giunto attraverso una vivace penetrazione delle conoscenze del suo tempo, unita a precise osservazioni delle forze della natura. In questo modo, Swedenborg cercò di superare l’isolamento delle singole scoperte scientifiche, da un lato, e la separazione del sapere universitario dalla vita e dalla natura, dall’altro. Nella sua opera Principia (1733/34), ad esempio, stabilì la teoria nebulare dell’origine della terra prima di Immanuel Kant e Pierre-Simon Laplace, e scoprì che il sole fa parte del sistema della Via Lattea prima di Wilhelm Herschel. Vedeva l’universo come un insieme ordinato il cui scopo divino più elevato era quello di creare l’uomo e di condurlo in libertà a rispondere all’amore e alla saggezza divini[36][37].
Per scoprire i segreti dell’uomo, soprattutto quelli dell’anima umana, intraprese studi approfonditi (uno studio di circa 1000 pagine sul funzionamento dei singoli centri cerebrali). L’impossibilità di spiegare scientificamente la natura dell’anima umana lo portò a una crisi religiosa e scientifica. Durante questa crisi, ebbe una visione vocazionale in cui si vide chiamato da Cristo all’esplorazione soprannaturale dell’universo spirituale (paradiso e inferno). Da questo momento in poi, Swedenborg affermò di avere libero e arbitrario accesso al mondo degli angeli e degli spiriti allo scopo di portare agli uomini la teologia della “vera religione cristiana”, “la dottrina della fede che è riconosciuta in tutti i cieli”.
La saggezza divina e l’amore divino sono le due caratteristiche essenziali di Dio negli scritti di Swedenborg. Oltre a queste caratteristiche principali della fonte primordiale, gli attributi di Dio sono l’unità, l’onnipresenza, l’onnipotenza, l’onniscienza, l’infinità e l’eternità. La sapienza e l’amore sono descritti come un tutt’uno inseparabile: “L’amore divino appartiene alla sapienza divina, e la sapienza divina all’amore divino”. Nella dottrina della corrispondenza di Swedenborg, Dio (Cristo visto come sole spirituale) è posto in corrispondenza con il sole naturale. Così come i raggi del sole naturale sono percepiti dall’uomo come luce e calore, il sole spirituale è sperimentato come luce spirituale (= sapienza divina) e calore spirituale (= amore divino) nel “mondo degli spiriti”. La saggezza e l’amore divini sono sostanza e forma che si riversano nell’universo creato. Secondo Swedenborg, gli angeli, gli spiriti (persone senza corpo fisico) e gli uomini sono ricettacoli di questo flusso divino. Pertanto, la vita di ogni essere umano e, soprattutto, il suo sviluppo dopo la morte è determinato da quanto di questa saggezza e di questo amore egli assorbe nel suo libero arbitrio. Poiché gli esseri sono liberi nella loro volontà, possono anche decidere di opporsi alla saggezza e all’amore divini, rivolgendosi alle forme “infernali” dell’amore, “l’amore per il mondo” e “l‘amore di sé” (= egoismo), invece che alle forme “celesti” dell’amore, l’amore per Dio e l’amore per il prossimo (= altruismo)[38][39].
Swedenborg distingue tra un uomo interiore (spirituale) e uno esteriore (naturale). L’uomo spirituale è “nello splendore del cielo”, è chiamato vivo nell’insegnamento di Cristo. L’uomo naturale, che è solo nella luce del mondo, è chiamato “morto”. L’uomo interiore è un “angelo del cielo” e l’uomo è destinato a diventare questo angelo dentro di sé vivendo la saggezza e l’amore divini. Swedenborg postulava una progressione eterna di tutti gli esseri nella crescita e nello sviluppo della saggezza e dell’amore divini. Tutti gli angeli erano stati un tempo esseri umani e si erano sviluppati verso l’alto attraverso l’attività amorosa. La dottrina, basata sulla visione spirituale, secondo la quale in cielo si sarebbero trovati non solo i cristiani, ma anche i non cristiani e i pagani, suscitò particolare scalpore e provocò l’obiezione della Chiesa imperiale svedese, poiché Dio non guardava alle credenze, ma al fatto che la rispettiva persona fosse nel bene dell’amore celeste. Il seguace di Swedenborg Charles Bonney, membro della Chiesa di Swedenborg di Chicago, fondò quindi il primo Parlamento Mondiale delle Religioni nel 1893, in occasione dell’Esposizione Universale di Chicago. Egli voleva affiancare alla materialistica e trionfale fiera industriale mondiale un incontro spirituale mondiale delle religioni[38][39].
Letteratura
- Laura Carrara, Irmgard Männlein-Robert (a cura di): La teosofia di Tubinga. Anton Hiersemann, Stuttgart 2018 (= Bibliothek der griechischen Literatur, Abt. Klassische Philologie. Volume 86). ISBN 978-3-7772-1818-2.
- Carlos Gilly: Khunrath e l’emergere della prima teosofia moderna. In: Heinrich Khunrath: Amphitheatrum sapientiae aeternae – Schauplatz der ewig allein wahren Weisheit. A cura di C. Gilly, A. Hallacker, H. P. Neumann e W. Schmidt-Biggemann. Frommann-Holzboog, Stoccarda 2014, pp. 9-22 (Download).
- Antoine Faivre: Teosofia cristiana. In: Dizionario della gnosi e dell’esoterismo occidentale. A cura di Wouter J. Hanegraaff. Brill, Leiden/Boston 2006. pp. 258-267.
- Joscelyn Godwin: L’Illuminismo Teosofico. SUNY Press, Albany 1994.
- Arthur Versluis: Theosophia. Dimensioni nascoste del cristianesimo. Lindisfarne Press, Hudson 1994.
- Arthur Versluis: Teosofia cristiana. Esoterica VIII (2006), pp. 136-181 (PDF).
Collegamenti web
Commons: Teosofia – Raccolta di immagini, video e file audio
- Rolf Cantzen: Universalità: i mondi spirituali della teosofia. (audio mp3, 27 MB, 29:11 minuti) In: programma WDR 5“Lebenszeichen”. 24 marzo 2019.
Riferimenti individuali
- ↑ Chiara Ombretta Tommasi: Teosofie. In: Christoph Riedweg et al. (eds.): Filosofia dell’età imperiale e della tarda antichità (= Grundriss der Geschichte der Philosophie. La filosofia dell’antichità. Volume 5/2), Basilea 2018, pp. 1217-1223, qui: 1217 f.
- ↑ Chiara Ombretta Tommasi: Teosofie. In: Christoph Riedweg et al. (eds.): Philosophie der Kaiserzeit und der Spätantike (= Grundriss der Geschichte der Philosophie. La filosofia dell’antichità. Volume 5/2), Basilea 2018, pp. 1217-1223, qui: 1218-1222.
- ↑ Chiara Ombretta Tommasi: Teosofie. In: Christoph Riedweg et al. (eds.): Philosophie der Kaiserzeit und der Spätantike (= Grundriss der Geschichte der Philosophie. La filosofia dell’antichità. Volume 5/2), Basilea 2018, pp. 1217-1223, qui: 1223.
- ↑ Antoine Faivre: Teosofia cristiana. In: Dizionario della gnosi e dell’esoterismo occidentale. A cura di Wouter J. Hanegraaff. Brill, Leiden 2006, p. 259; Arthur Versluis: Christian Theosophy. Esoterica VIII (2006), p. 137 (PDF)
- ↑ Antoine Faivre: L ‘esoterismo in sintesi. Herder, 2001, pp. 130-131.
- ↑ Boaz Huss: Teosofia. II Giudaismo. In: Horst Balz, James K. Cameron, Stuart G. Hall, Brian L. Hebblethwaite, Karl Hoheisel, Wolfgang Janke, Kurt Nowak, Knut Schäferdiek, Henning Schröer, Gottfried Seebaß, Hermann Spieckermann, Günter Stemberger, Konrad Stock (eds.): Theologische Realenzyklopädie. Tecnologia – Trascendenza. Volume 33, Walter de Gruyter, Berlino/New York 2002, p. 398.
- ↑ Salto a:a b c Gershom Scholem: Major Trends in Jewish Mysticism. 2011, ISBN 0-8052-1042-3, p. 206 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
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- ↑ Salta a:a b c Boaz Huss: Teosofia. II Giudaismo. In: Horst Balz, James K. Cameron, Stuart G. Hall, Brian L. Hebblethwaite, Karl Hoheisel, Wolfgang Janke, Kurt Nowak, Knut Schäferdiek, Henning † Schröer, Gottfried Seebaß, Hermann Spieckermann, Günter Stemberger, Konrad Stock (eds.): Theologische Realenzyklopädie. Tecnologia – Trascendenza. Volume 33, Walter de Gruyter, Berlino/New York 2002, p. 399.
- ↑ Gershom Scholem: Major Trends in Jewish Mysticism. 2011, ISBN 0-8052-1042-3, p. 90 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Gershom Scholem: Le principali tendenze del misticismo ebraico. 2011, ISBN 0-8052-1042-3, p. 103 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Gershom Scholem: Le principali tendenze del misticismo ebraico. 2011, ISBN 0-8052-1042-3, p. 110 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Gershom Scholem: Le principali tendenze del misticismo ebraico. 2011, ISBN 0-8052-1042-3, p. 107 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Gershom Scholem: Le principali tendenze del misticismo ebraico. 2011, ISBN 0-8052-1042-3, p. 225 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Joseph Dan: Gershom Scholem and the Mystical Dimension of Jewish History. New York University, New York 1987, ISBN 0-8147-1779-9 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Moshe Idel: Absorbing Perfections: Kabbalah and Interpretation. 2002, ISBN 0-300-08379-3, p. 313 (google.de [visitato il 16 maggio 2014]).
- ↑ Kocku von Stuckrad: Che cos’è l’esoterismo? Beck, Monaco 2004, p. 156.
- ↑ AntoineFaivre: L ‘esoterismo a colpo d’occhio. Herder, 2001. p. 135; Hans-Jürgen Ruppert: Teosofia – in viaggio verso il superuomo occulto. Serie Argomenti apologetici. Friedrich Bahn Verlag, 1993. p. 9.
- ↑ AntoineFaivre: Esoterismo a colpo d’occhio. Herder, 2001. p. 43.
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- ↑ Salto a:a b c Kocku von Stuckrad: Che cos’è l’esoterismo? Beck, Monaco 2004, pp. 156-157
- ↑ AntoineFaivre: L ‘esoterismo in sintesi. Herder, 2001, pp. 67-69.
- ↑Antoine Faivre: Esoterismo in sintesi. Herder, 2001, p. 82.
- ↑Antoine Faivre: Esoterismo in sintesi. Herder, 2001, p. 83; Kocku von Stuckrad: Was ist Esoterik. Beck, Monaco 2004, p. 167.
- ↑ Salto a:a b Antoine Faivre: Esoterik im Überblick. Herder, 2001, p. 84.
- ↑Antoine Faivre: Esoterismo a colpo d’occhio. Herder, 2001, pp. 127-131.
- ↑ JakobBöhme: Aurora o l’alba nel risveglio. Introduzione di Gerhard Wehr. Insel, 1992.
- ↑ Salto a:a b c Johannes Hirschberger: Geschichte der Philosophie. Vol. 2. Herder 1948 (ristampa KOMET).
- ↑ JakobBöhme: Theosophische Sendbriefe, 2 volumi, Aurum, 1979; Jakob Böhme: Mysterium Pansophicum. Aurum, 1980; Jakob Böhme: Von der Gnadenwahl. Insel, 1995.
- ↑ Salto a:a b c Roland Pietsch: Jacob Böhmes Lehre von der göttlichen Weisheit; in Erkenntnis und Wissenschaft. Simposio internazionale Jacob Böhme Görlitz 2000, Verlag Gunter Oettel, 2001, ISBN 3-932693-64-7.
- ↑ Salto a:a b c Walter Nigg: Secret wisdom. L’esperienza mistica nel cristianesimo protestante. Casa editrice Artemis, 1987.
- ↑ JakobBöhme: Christosophia. Insel, 1992.
- ↑ Salta a:a b c Ernst Benz: Swedenborg. Naturalista e veggente. Swedenborg Verlag, Zurigo 1969.
- ↑ J. G. Mitternacht: Emanuel Swedenborg. Il Colombo spirituale. Casa editrice Swedenborg tedesca, Costanza, n.d.
- ↑ Salta a:a b G. Mitternacht (a cura di): Emanuel Swedenborgs Leben und Lehre. Francoforte sul Meno 1880.
- ↑ Salta a:a b Emanuel Swedenborg: La saggezza degli angeli. Vol. I. Amore e saggezza divini. (Traduzione tedesca di SAPIENTIA ANGELICA DE DIVINO AMORE ET DE DIVINO SAPIENTIA, 1763) Swedenborg Verlag Zurich, 1997.
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Teosofia
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La teosofia (dal greco θεός, «dio», e σοφία, «sofia sapienza») è un insieme di diverse dottrine esoterico–filosofiche storicamente succedutesi dal XV al XXI secolo, che si richiamano l’una all’altra.[1]
Indice
- 1Correnti principali
- 2La Società Teosofica
- 3Dottrina e insegnamenti
- 4Influsso sulle arti
- 5Aspetti controversi
- 6Note
- 7Bibliografia
- 8Voci correlate
- 9Altri progetti
- 10Collegamenti esterni
Correnti principali
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Lo stesso argomento in dettaglio: Teosofia cristiana.
- Nella filosofia neoplatonica, ripresa in ambito cristiano, la teosofia indica la sapienza divina, alla quale l’uomo può accedere attraverso un’esperienza mistica e ascetica.[1]
- Nel Rinascimento, il termine teosofia allude a una conoscenza gnostica non solo di carattere contemplativo, ma anche in grado di rivelare i segreti della natura con cui operare prodigi taumaturgici, e scoprire i legami che uniscono l’uomo al mondo degli spiriti divini o di quelli intermediari.[2]
- La teosofia diventa una dottrina filosofica nel XVII secolo, sorta dalle visioni di Jacob Bohme ed espressa sovente nel liguaggio dell’alchimia,[3] che vuole condurre l’uomo ad una conoscenza mistico–esoterica di Dio, a cui attribuisce una compresenza di principi contrapposti: questi si ritrovano in Lui sia come spirito trascendente che nella natura immanente, come luce e tenebre, in un dinamismo vivente e incessante che si rispecchia nella divina Sofia.[3]
- Tra i filomati del XIX secolo, la teosofia è la conoscenza dell’ordine geometrico della natura, che si esprime nell’approssimazione delle sue forme alla spirale aurea simboleggiata dalla phi greca;[4] impregnata anche di mesmerismo e mistica rosacrociana, in un sistema sincretico di elementi cristiani, esoterici, filosofici, spiritisti, connotò la cultura di vari ambienti massonici.[5]
- In particolare, la teosofia è la dottrina propugnata dalla Società Teosofica, fondata nel 1875 a New York da Helena Petrovna Blavatsky (1831–1891), che appunto si proponeva di divulgare il pensiero teosofico, secondo il quale tutte le religioni deriverebbero da un’unica verità divina. Tale verità sarebbe stata tramandata nel corso della storia attraverso una strettissima cerchia di iniziati, che avrebbero rivelato solo gli aspetti più conformi al periodo storico in cui essi si sarebbero venuti a trovare.
Per distinguere questa forma di teosofia, che si presenta come eclettica e universale, dalle correnti precendenti, la si denomina in genere con la T iniziale maiuscola («Teosofia»).[6]
Pur intendendo inglobare in sè il significato delle altre correnti, come se costituissero un unico movimento senza soluzione di continuità, vi è chi ha respinto questa sovrapposizione: specialmente l’esoterista René Guénon tiene a distinguere la teosofia di stampo neoplatonico, di orientamento religioso e in particolar modo cristiano, alla quale appartenevano le dottrine di Jacob Böhme, Johann Georg Gichtel, William Law, Jane Lead, Swedenborg, Louis Claude de Saint-Martin, Eckartshausen, dalla riformulazione che ne venne data dalla Blavatsky a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, che egli chiama piuttosto teosofismo per distinguerla dalla prima accezione.[7]
Secondo Helena Blavatsky, a ogni modo, ogni religione si rapporta con nuclei fondamentali e universali come la cabbala, la teosofia e l’occultismo, inclusi il giudaismo e i maomettani.[9]
La Società Teosofica
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Lo stesso argomento in dettaglio: Società Teosofica.

Il metodo di questa nuova forma di teosofia proponeva un forte eclettismo e una conoscenza diretta dei testi sacri, soprattutto orientali. Alcuni studiosi vedono nel movimento teosofico l’origine della moderna «new age»,[10] con le sue libere esegesi dei testi convenzionalmente ritenuti sacri da vari culti religiosi.[11]
Nell’ambito della Società Teosofica del XIX secolo, la teosofia si configura essenzialmente come scienza esoterica. Il termine “scienza” ha dunque qui un significato piuttosto sui generis, basato sulla credenza che al di là delle conoscenze scientifiche sulle cose, la loro intima verità (eidos) sia accessibile solo per via chiaroveggente e intuitiva.
Helena Blavatsky definisce la teosofia, nel testo La dottrina segreta, come:
«la saggezza accumulata nel corso delle ère […] provata e verificata da generazioni di profeti.»
I tre principi e scopi su cui si basa la Società Teosofica sono:
- formare un nucleo di fratellanza universale dell’umanità senza distinzioni di razza, sesso, credo, casta o colore;
- incoraggiare lo studio comparato delle religioni, filosofie e scienze;
- investigare le leggi inesplicate della Natura e le capacità latenti dell’uomo.
Il testo sacro di questi teosofi sono le Stanze dal Libro di Dzyan, che costituiscono l’argomento principale della Dottrina segreta. La loro cosmogonia prevede uno sviluppo del mondo tramite vari stadi intermedi tra la materia e lo spirito, che si alternano in un andamento a spirale; l’uomo, composto di corpo, anima e spirito, cresce anch’esso attraverso vari stadi, che discendono dallo spirito alla materia, attraverso il piano mentale, astrale, ed eterico, per poi spiritualizzarsi nuovamente. L’anima umana non ha né inizio né fine: essa è destinata ad un ciclo di reincarnazioni finché raggiunge la sostanza assoluta del cosmo.
La fondatrice del movimento, Helena Blavatsky, sostenne sempre di aver compiuto un viaggio nell’allora sconosciuto Tibet,[12] dove avrebbe incontrato i Maestri della «Fratellanza Bianca», la cui esistenza sarebbe attestata in tutte le tradizioni iniziatiche sia orientali sia occidentali: questi Maestri sarebbero da identificare con gli esseri soprannaturali noti in sanscrito come Mahatma.[13]
In Tibet questi Maestri le avrebbero insegnato le arti occulte che lei avrebbe poi rivelato sia attraverso i suoi libri, sia in maniera più completa agli aderenti dei massimi livelli della Società da lei fondata insieme al colonnello Henry Steel Olcott.[12]
Il viaggio potrebbe anche essere inteso in senso metaforico, alludendo ad una sorta di iniziazione da parte di tali Maestri, il cui rifugio metaforico o reale si troverebbe nella leggendaria Agarthi; parimenti Blavatsky sostenne anche di aver combattuto al fianco di Giuseppe Garibaldi nell’unificazione d’Italia.[14]
Altri influssi nel pensiero teosofico di Blavatsky possono essere ricondotti alla tradizione ermetico–massonica da lei apprese in Europa.[15]
Dottrina e insegnamenti
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Sebbene gli scritti dei più importanti teosofi espongano una serie di insegnamenti, la Società Teosofica stessa afferma di non avere credenze ufficiali su cui tutti i membri debbano concordare. Pur basandosi su una dottrina, pertanto, non la presenta come dogma.[16] L’unico principio che tutti i membri dovrebbero sottoscrivere, per la Società, è l’impegno «a formare un nucleo della Fratellanza Universale dell’Umanità, senza distinzione di razza, credo, sesso, casta o colore».[17] Ciò comporta che vi possano essere membri della Società che si reputino scettici su alcune, o addirittura tutte, le dottrine teosofiche più condivise, pur rimanendo solidali con il suo obiettivo fondamentale di fratellanza universale.[18]
Come rilevato da Santucci, la Teosofia è «derivata principalmente dagli scritti» della Blavatsky,[19] ma revisioni e innovazioni sono state apportate anche da teosofi successivi come Annie Besant, Charles Leadbeater, e soprattutto Alice Bailey.[20] Occorre inoltre tener presente che la Blavatsky non considerava queste dottrine teosofiche come una propria creazione, ma affermava di averle ricevute da una confraternita di adepti spirituali segreti, da lei chiamati i «Maestri dell’antica sapienza», o con termine induista Mahatma («grandi anime»).[21]
I Maestri dell’Antica Saggezza
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Il nucleo della dottrina teosofica è dunque costituito non solo dalla rivelazione dell’esistenza di un gruppo di Maestri o adepti spirituali che supervisionano in incognito l’evoluzione dell’umanità,[23] ma che costoro siano anche responsabili della produzione dei principali testi teosofici.[24] Per la maggior parte dei teosofi, questi Maestri sono considerati i veri fondatori del moderno movimento teosofico stesso.[25] Chiamati Mahatma, Adepti, Maestri di Saggezza, Maestri di Compassione, o Fratelli Maggiori,[25] sono esseri ritenuti comunque di origine umana, ma che dopo aver attraversato vari processi di trasformazione spirituale, detti «iniziazioni»,[26] le quali gli hanno consentito di oltrepassare la loro condizione di comuni esseri umani, si sono altamente evoluti in termini sia di sviluppo morale che intellettuale, pur continuando regolarmente a incarnarsi per assistere l’evoluzione dell’umanità sulla Terra.[24]

Attraverso molti anni di addestramento, costoro avrebbero acquisito poteri soprannaturali,[28] tra cui la chiaroveggenza, la capacità di prolungare la propria vita,[25] o di proiettarsi istantaneamente in qualsiasi luogo.[28] Alla fine del XIX secolo, secondo la Blavatsky, la loro residenza principale era a Shamballa nel regno himalayano del Tibet.[25]
Ai Maestri è attribuito il compito di preservare l’antica conoscenza spirituale del mondo,[28] in quanto appartenenti a una grande gerarchia occulta detta «Fratellanza Bianca», i cui gradi superiori sono costituiti da esseri spirituali ancora più avanzati, che a differenza di loro proverrebbero da mondi non terrestri, e avrebbero guidato e istruito l’umanità sin dai primordi.[28] La loro origine più prossima è ritenuta il pianeta Venere («lucifero»), ma viene collegata anche con Sirio e le Pleiadi.[27]
Tra i Maestri vengono annoverate figure bibliche come Abramo, Mosè, Salomone, Gesù, guru illuminati come Buddha, Confucio, Laozi, e personalità moderne come Jakob Bohme, Alessandro Cagliostro e Franz Mesmer.[28] I Maestri a cui si fa più riferimento nella letteratura teosofica sono tuttavia Koot Hoomi (o Kuthumi), e Morya, con i quali la Blavatsky affermava di essere in contatto anche telepatico.[29][30]



I Maestri «ascesi» Morya, Koot Hoomi, e Gesù, ritratti tra il 1884 e il 1910. I primi due sarebbero stati spesso in contatto (anche telepatico) con la Blavatsky.[29][30]
Altri maestri ritenuti guide del movimento teosofico sono Hilarion, lo stesso Gesù, Racokzy (identificato con Cristiano Rosacroce e col conte di Saint Germain),[31] e Djwal Khul reso noto dalla Bailey.[32] La dottrina prevede che tali Maestri possano avvicinarsi alle persone che ritengono degne di intraprendere un apprendistato o un discepolato spirituale,[33] sottoponendole a diversi anni di prova nel corso di complessive sette iniziazioni,[34] per consentire infine a costoro di entrare nella loro gerarchia.[33]
La Blavatsky incoraggiò la produzione di immagini dei Maestri,[35] i ritratti più importanti dei quali furono creati nel 1884 da Hermann Schmiechen.[36] Secondo lo studioso di religione Massimo Introvigne, le raffigurazioni così ottenute di Morya e Koot Humi ottennero uno «status semi-canonico» nella comunità teosofica,[37] venendo considerate quasi icone sacre piuttosto che semplici figure decorative.[38]
Un’antica dottrina universale
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Secondo gli insegnamenti della Blavatsky, gran parte delle religioni del mondo sono da ricondurre a un’origine comune, ad un’antica religione universale chiamata anche Religione-Saggezza o «Tradizione Segreta», che era già nota a Platone e ai primi saggi indù, ritornata nella nozione ficiniana di prisca theologia, e che continua a rappresentare il nucleo di ogni religione.[40]
Questa dottrina universale, che lei si proponeva di riportare in auge, era connotata anticamente da un’unità di scienza e religione che l’umanità avrebbe in seguito smarrito, e la cui validità ed efficacia superava di gran lunga il metro di giudizio con cui gli studiosi moderni valutano il sapere degli antichi.[41] Quel patrimonio di sapienza sarebbe stato preservato nei secoli dalla fratellanza segreta di iniziati, i quali deterrebbero tuttora la chiave per comprenderne i vari elementi, come il mistero dell’aldilà, la capacità di compiere miracoli, i fenomeni psichici o i poteri paranormali di cui loro stessi sarebbero dotati.[42]
Secondo la Blavatsky, questa religione-saggezza di cui Teosofia costituisce un primo tentativo di reminiscenza, sarebbe destinata ad essere nuovamente diffusa e coltivata in futuro presso tutta l’umanità, andando a sostituire le religioni mondiali dominanti come il cristianesimo, l’Islam, il buddismo e l’induismo.[40]
Teologia e cosmologia
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La dottrina teosofica si basa su una cosmologia emanazionista, secondo cui l’universo non è che un riflesso esteriore dell’Assoluto.[43] Questa concezione, che l’accomuna al neoplatonismo, si riapproria anche di elementi delle religioni asiatiche come la maya,[44] cioè il carattere illusorio con cui gli umani percepiscono il mondo.[45] Per la Blavatsky, una vita limitata da questa percezione falsata è dominata dall’inganno e dall’ignoranza.[46]

Ogni sistema planetario deriva dall’emanazione di un Logos o «Divinità solare», sotto la quale si trovano sette spiriti planetari o «ministri», che supervisionano ciascuno dei pianeti, di cui sono i responsabili dell’evoluzione.[47] Secondo la Dottrina Segreta, ogni pianeta possiede una costituzione settupla, nota come «Catena Planetaria», fatta di sette «ronde»;[48] queste consistono non solo di un globo fisico, ma anche di due corpi astrali, due corpi mentali e due corpi spirituali, tutti sovrapposti nello stesso spazio, ma che si succedono temporalmente.[49]
L’evoluzione avviene lungo parabole discendenti e ascendenti, dalla prima ronda spirituale alla prima mentale, poi dall’astrale a quella fisica, e quindi a ritroso, in un continuo percorso a spirale.[50] La Terra proviene da queste ronde (manvantara) corrispondenti ai livelli di evoluzione dal minerale al vegetale, dall’animale all’umano, e poi al sovrumano e allo spirituale.[50]
Ogni ronda è suddivisa a sua volta in sette «globi», con cui si completa un livello di evoluzione più piccolo; lo stesso accade in maniera simile negli altri pianeti. Quando inoltre un’evoluzione si completa sulla prima ronda, ad esempio minerale,[51] e inizia a procedere sulla seconda verso l’evoluzione vegetale, questa ripete brevemente il ciclo precedente (in questo caso minerale).[50]
L’evoluzione umana segue lo stesso schema, essendo legata a quella planetaria cosmica più ampia:[52] essa attraversa così sette «Razze Radice», corrispondenti ai globi terrestri, ciascuna delle quali divisa a sua volta in sette Sotto-Razze, che hanno dato luogo a varie civiltà.[53]
- La prima Razza Radice era fatta di sostanza eterea, emanata da esseri provenienti dalla precedente evoluzione della Terra, detti Pitri.[54] Vissuta su un’isola nota come «Terra Sacra Imperitura», corrispondente al deserto del Gobi, era asessuati e si riproduceva per scissione.[55]
- Anche la seconda Razza, conosciuta come Iperborea, non aveva ancora un corpo fisico. Viveva nell’omonima terra nei pressi del polo Nord, che allora aveva un clima mite,[56] ed era costituita da androgini che si riproducevano per gemmazione.[57]
- La terza visse nel continente di Lemuria, tra l’attuale oceano Indiano e il Pacifico, di cui l’Australia e Rapa Nui sarebbero delle vestigia rimaste.[58] Composta da individui inizialmente ermafroditi,[59] fatti di gas e liquidi, costoro si sarebbero progressivamente densificati; avrebbero conosciuto più tardi la suddivisione dei sessi e la mortalità, prima di essere distrutti da esplosioni di fuoco.[60] Sul finire dell’epoca lemurica discese sul pianeta una missione di spiriti venusiani, i «signori della Fiamma» guidati da Sanat Kumara, per assistere l’umanità in questo periodo difficile e guidarne le prime forme di attività intellettuale.[61]
- La quarta Razza Radice dimorava nel continente di Atlantide; era dotata di corpi fisici oltre che di particolari poteri psichici e tecnologia avanzata.[62] Gli Atlantidei hanno rappresentato il punto medio dello sviluppo nel corso nell’attuale Ronda terrestre. Le sue sottorazze cominciarono a distinguersi per il colore della pelle e a dar vita al linguaggio. Le sette ronde, composte ognuna da sette globi, in un disegno di Leadbeater (1913): la Terra si trova attualmente nella quarta più bassa, la più materiale.Molti di essi erano giganti (nephilim),[61] nati dall’incrocio dei maestri venusiani con le donne umane per innestarvi caratteristiche più evolute.[63] Gli Atlantidei tuttavia, per l’abuso dei loro poteri, che li portò a generare mostri e a decadere in pratiche di magia nera, persero la funzionalità del «terzo occhio», e determinarono lo sprofondamento del loro continente nell’oceano, sebbene alcuni gruppi di iniziati emigrarono per fondare nuove comunità in Egitto e nelle Americhe.[61]
- La quinta razza radice ad emergere fu quella degli Ariani, attualmente operativa,[61] il cui compito è di sviluppare il pensieroastratto. Questa ha visto succedersi le seguenti sotto-razze:[63]
Attualmente l’umanità si trova pertanto nella predominanza della quinta sottorazza, della quinta razza, della quarta ronda. Seguiranno altre due sotto-razze, quindi l’inizio della sesta Razza Madre, che sarà annunciata dall’arrivo di Maitreya, una figura del messianismo buddista Mahayana,[64] e infine la settima, nuovamente spiritualizzata, con cui la Terra terminerà il suo attuale ciclo evolutivo.[65]
Ogni nuova Razza Radice (o «Razza Madre»), e così anche le sottorazze, vengono avviate da un capostipite detto «Manu», un essere spirituale particolarmente elevato che su ordine della Fratellanza si incarna, anche più volte, per generare fisicamente, oppure perfezionare, la stirpe del momento, destinata di volta in volta a compiti specifici.[66] Il Manu della quinta razza ad esemio, detto Vaivasvata, avrebbe condotto alcuni superstiti degli Atlantidei in Asia per fondarvi le civiltà post-diluviane, infondendo le sue qualità in sette uomini, divenuti i sette santi Rishi della civiltà indiana.[67]
I sette raggi e i tre dipartimenti
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La gerarchia della Fratellanza rispecchia l’ordine con cui la Trinità divina si esplica nel cosmo, emanando sette raggi di diversi colori, di cui i primi 3 consistono rispettivamente nelle qualità della volontà, dell’amore, e dell’intelligenza. Mentre Sanat Kumara, denominato l’Antico dei Giorni, è il signore del mondo che presiede alla gestione complessiva dell’evoluzione terrestre, sotto di lui vi sono ulteriori tre kumara, e poi tre «dipartimenti» corrispondenti ai primi tre raggi:[68]
- il primo è diretto dal Manu, detto anche Vaivasvata, col compito di promuovere lo sviluppo della razza radice del momento, nelle condizioni ambientali più adatte;
- il secondo è diretto dal Signore Maitreya, conosciuto in occidente come il Cristo,[69] che svolge il ruolo di «Istruttore del Mondo», occupandosi dello sviluppo interiore delle coscienze, ispirando le religioni e la spiritualità;
- il terzo è diretto da un’entità chiamata Mahachohan, a cui spetta influenzare lo sviluppo intellettuale delle civiltà.
Con la figura del Maitreya, presa in prestito dal buddismo, la Blavatsky introdusse elementi di messianismo nella teosofia,[70] affermando che la sua prossima incarnazione è attesa anche tra i cristiani come la seconda venuta di Cristo, e dai musulmani nella discesa dell’Imam Mahdi. Besant e Leadbeater la approfondirono ulteriormente,[69] sostenendo che l’uomo Gesù di Nazareth, uno dei Maestri, andrebbe distinto dal Cristo, entrato su di lui al momento del battesimo nel Giordano;[69] e che lo stesso Maitreya si era precedentemente incarnato sulla Terra come Krishna, divinità dell’induismo.[71]
Predissero tra l’altro che una delle sue manifestazioni sarebbe avvenuta in un ragazzo indiano di nome Jiddu Krishnamurti, incontrato da Leadbeater mentre giocava su una spiaggia nel 1909,[69] sebbene altri teosofi non condividessero appieno tale accostamento.[72]
Piani di esistenza e sviluppo personale
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Secondo la Teosofia, scopo della vita umana è l’emancipazione spirituale dell’individuo, verso il suo ineludibile destino: il raggiungimento della perfezione e della consapevolezza, con cui partecipare attivamente all’evoluzione complessiva del cosmo.[73][74] Quest’ultimo è strutturato in sette piani o strati, concepiti anche come sette sfere (sapta samudra) che circondano il Logos da cui sono emanate:[75]
Ognuno di questi piani è a sua volta suddiviso in sette sotto-piani, la cui denominazione si ripete per tutti e sette i piani: 1. Atomico; 2.
Sub-atomico; 3.
Super-eterico; 4.
Eterico; 5.
Gassoso; 6.
Liquido; 7.
Solido.[76]
L’individuo umano, secondo la triplice suddivisione che ne dà la Bailey, è descritto come una «Monade», diretta emanazione della Divinità Solare, dalla quale si è separato per divenire cosciente di sé, attraverso l’esperienza nella materia e la costruzione di un’anima.[76] Egli si compone quindi di:
- un Sè autentico (spirituale o «supremo»),
- un Sé superiore (Ego o «Anima» tripartita),
- un Sé inferiore (o Personalità, tripartita a sua volta).[76]

Il Sé Supremo consiste nell’Uno stesso, e nella Monade di cui è come una goccia uscita dal mare. Il Sè superiore o «Ego» invece è composto da: atman (raggio della pura volontà); buddhi (raggio cardiaco dell’amore); corpo causale (i primi tre sotto-piani del mentale).[79]
Il Sé inferiore o «Personalità» infine è composto da una mente inferiore (costituita degli ultimi quattro sotto-piani del mentale); un corpo emotivo-astrale; e da elementi del piano fisico, di cui i primi quattro sotto-piani costituiscono il corpo eterico, gli ultimi tre quello denso-materiale.[76]
Nella letteratura teosofica, in ogni caso, le sette parti umani sono variamente descritte e denominate, nel loro operare su tre piani separati dell’essere:[80] nella suddivisione di Sinnett ad esempio,[81] riferita solo al Sé superiore e inferiore, esse diventano: Corpo fisico (Rupa), Vitalità (Prana–Jiva), Corpo Astrale (Linga Sarira), Anima Animale (Kāma–Rupa), Anima Umana (Manas), Anima Spirituale (Buddhi) e Spirito (Atma).[52]
La Monade con la diade Atman-Buddhi sono immortali e non risiedono nel corpo umano insieme alle altre componenti, ma vi sono collegati attraverso il Manas,[73] composto da un mentale superiore ed inferiore: il collegamento tra questi due livelli, detto «Anthakarana»,[82] è particolarmente delicato, e determina il passaggio, nelle più alte dimensioni, di pensieri e impressioni personali generate nei corpi più bassi che periscono dopo la morte corporea.[73]
L’evoluzione dell’essere umano consiste nell’edificazione dei corpi più alti partendo da quelli bassi già formati, per prendere progressivamente coscienza di essere una Monade spirituale.[78] Nella Voce del silenzio, la Blavatsky ne paragona lo sviluppo a una transizione attraverso tre sale: quella dell’ignoranza, in cui egli è ancora all’oscuro di sé; dell’Apprendimento, in cui si risveglia l’interesse per i suoi poteri psichici, e infine della Saggezza, in cui realizza l’unione col suo vero Sé.[46]
Reincarnazione e karma
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Nel corso dei suoi scritti, la Blavatsky ha affrontato anche il tema dell’aldilà e della reincarnazione, da lei indicata inizialmente col temine metempsicosi[83] per attribuirvi il significato di un progresso dell’anima verso stati più evoluti di coscienza.[87] Salvo casi eccezionali, gli spiriti disincarnati non rinascerebbero prima che sia trascorso un certo periodo di tempo dopo la morte corporea, e in ogni caso, non durante la vita dei parenti del defunto.[88]

Nella Dottrina Segreta precisò come non sia la personalità inferiore a reincarnarsi, bensì che è lo spirito immortale a costruire una nuova anima e un nuovo corpo mortale sulla Terra, partendo dalle condizioni raggiunte nella precedente esistenza.[84] La reincarnazione inoltre avverrebbe sempre in corpi umani, non dentro animali o in forme meno evolute di vita, perché lo sviluppo raggiunto resta un dato acquisito che non può più regredire.[73]
Alla morte fisica, il corpo astrale sopravvive per un certo intervallo di tempo in uno stato chiamato kamaloka, che lei paragonò al limbo, prima di svanire assorbito da quest’ultimo.[89] Ciò che resta dell’essere umano si sposta allora col suo corpo mentale superiore in un regno chiamato devachan, assimilabile al paradiso.[89] Qui vi resterebbe per un periodo di circa 1000 anni, che può comunque variare a seconda dei casi e delle eccezioni.[90]
La teosofia sostiene anche l’esistenza del karma quale sistema che regola il ciclo delle reincarnazioni, in virtù del quale le azioni di un individuo in una vita influenzano le circostanze della successiva.[91] Esso tuttavia non andrebbe inteso in senso fatalista, né punitivo, ma come una legge naturale di causa-effetto che può essere in parte modificata.[92] In ogni caso il karma non durerà per sempre: essendo sorto quando gli umani svilupparono l’ego, secondo la Blavatsky in futuro non sarà più necessario.[93]
Sarebbe possibile investigare le vite passate di una persona attraverso la lettura del registro akashico, un deposito eterico di tutta la conoscenza dell’universo, a cui Besant e Leadbeater affermavano di poter accedere.[94] Loro stessi, ad esempio, avrebbero rievocato una delle loro vite più remote, trascorsa su un precedente stadio «lunare» della Terra, quando conducevano un’esistenza di tipo animalesco al servizio degli uomini-luna di allora (Pitri), i quali si sarebbero poi evoluti in esseri angelici nell’attuale ciclo terrestre.[95]
Rituali
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La Società Teosofica non ha prescritto alcun rituale specifico da praticare per i suoi aderenti.[96] Alcune attività ritualizzate sono state tuttavia codificate da singoli gruppi teosofici; uno di questi è la Chiesa cattolica liberale.[96] Un altro è Loggia Unita dei Teosofi,[97] (United Lodge of Theosophy), i cui raduni vengono descritti dal carattere «quasi sacro e liturgico».[98]
Influsso sulle arti
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Il notevole influsso esercitato dal movimento teosofico sulle arti, di cui spesso non è nota la matrice culturale, è stato progressivamente disvelato e rivalutato nella seconda metà del Novecento, a partire dal 1970 con gli studi del finlandese Sixten Ringbom sull’ispirazione teosofica dei dipinti di Wassily Kandinsky (1866–1944).[31]
La stessa Blavatsky aveva incaricato artisti come Hermann Schmiechen (1855–1925) di produrre ritratti dei Maestri, mentre al pittore Reginald Willoughby Machell (1854–1927) si devono una serie di dipinti con tema teosofico che ne illustrano la dottrina.
Ulteriore influsso della Teosofia è rinvenibile negli esponenti della corrente del simbolismo, come Jean Delville (1867–1952), Paul Sérusier (1864–1927), Kazimierz Stabrowski (1869–1929), Nikolai Rainov (1889–1954), George William Russell (1867–1935), Akseli Gallen-Kallela (1865–1931), Nicholas Roerich (1874–1947), alcuni dei quali teosofi essi stessi, come teosofi furono anche alcuni futuristi italiani, come Arnaldo Ginanni Corradini (1890–1982), Luigi Russolo (1885–1947), Giacomo Balla (1871–1959).[31]
Nella corrente dell’astrattismo, oltre al già ricordato Kandinsky, dipinti con tematiche teosofiche ricorrono in František Kupka (1871–1957), Kazimir Malevič (1879–1935), Hilma af Klint (1862–1944), Ivan Aguéli (1868–1941), Gustaf Fjæstad (1868–1948), Lawren Harris (1885–1970), Piet Mondrian (1872–1944), alcuni dei quali passeranno nella Società antroposofica.[31]
Tra gli altri artisti che evidenziano un collegamento tra Teosofia e arte moderna,[99] si annoverano il compositore Dane Rudhyar (1895–1985), i muralisti messicani Diego Rivera (1886-1957) e José Clemente Orozco (1883–1949), che coltivarono interessi teosofici seppure in connubio con l’ideologia marxista, l’australiana Florence Fuller (1867–1947), e ancora in Italia Filippo de Pisis (1896–1956), Alice Dreossi (1882–1967), Alberto Helios Gagliardo (1893–1987), Francesco Clemente.[31]
- La compiuta forma eucaristica, di Alfred Edward Warner (1919)[100]
- Primordial Chaos, n. 16: l’evoluzione a spirale del cosmo, in un dipinto di Hilma af Klint (1907)
- Buddha’s Standpoint in the Earthly Life, n. 3a, di Hilma af Klint (1920)
- Giallo, rosso, blu, di Vasilij Kandinskij (1925)
- Fiat Rex, trittico dedicato al maestro Morya, di Nicholas Roerich (1931)
- Guardiano della soglia, di Reginald W. Machell (1895)
- La Musica, di Luigi Russolo (1912)
- Evolution, di Piet Mondrian (1911)
Aspetti controversi
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Il metodo filologico della fondatrice, che si serviva anche dell’ipnosi e dell’interpretazione psicanalitica dei sogni, sollevò tuttavia molte riserve da parte degli studiosi che lei stessa citava, come l’eminente indologo (e fondatore della disciplina delle religioni comparate) Max Müller. In particolare Müller, che pur essendo sostenitore di una concezione spiritualista dell’evoluzione umana non dava credito alle abilità prodotte dai poteri occulti, le contestò di non conoscere le lingue nelle quali lei citava a piene mani; altri, come W. E. Coleman, la accusarono di plagio di libri altrui, di distorcere cioè qualunque fonte perché si piegasse alle proprie idee.[101] Nella Dottrina Segreta Helena Blavatski avrebbe introdotto anche affermazioni esplicitamente sataniste.[102]
Guénon ha sottolineato la differenza fra l’ispirazione cristiana che caratterizzava il pensiero dei teosofi appartenenti al XVII e XVIII secolo, e il preteso esoterismo della Società Teosofica che affermava di rifarsi, in maniera ingannevole a suo dire, alle dottrine orientali.[7] Nel teosofismo, in realtà, Guénon vedeva uno stravolgimento del rosicrucianesimo, attraverso il quale l’imperialismo britannico intendeva estendere il proprio controllo in India, introducendovi concezioni moderne basate sul modello anglosassone.[103]
Ai primi del Novecento si ebbe poi una rottura ad opera di Rudolf Steiner, già membro egli stesso della Società Teosofica, ma uscito da questa in polemica con le sue impostazioni culturali di fondo, alle quali contestava di voler limitare il libero arbitrio dell’uomo affidandolo alla tutela dei mahatma; questi ultimi, in connubio con logge massoniche occulte[104], miravano secondo Steiner a snaturare il cristianesimo strumentalizzando Blavatsky, «manovrandola come una marionetta, sospingendola per vie traverse secondo i loro scopi».[105]
Note
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- ^ Salta a:a b (EN) Theosophy, su theosophy.wiki.
- ^ Antoine Faivre, “Theosophy”, in The Encyclopedia of Religion, vol. 14, pag. 467, a cura di Mircea Eliade e Charles Adams, New York Macmillan, 1987 ISBN 978-0029094808.
- ^ Salta a:a b Jean-Paul Corsetti, Storia dell’esoterismo e delle scienze occulte, pag. 224, traduzione di Mariagrazia Pelaia, Roma, Gremese Editore, 2003 ISBN 978-8884402370.
- ^ Danilo Campanella, I cinque principi filomatici, su riflessioni.it, agosto 2013.
- ^ Andrea Ceccherelli, Per Mickiewicz: atti del convegno internazionale nel bicentenario della nascita di Adam Mickiewicz, 14-16 dicembre 1998, pag. 51, Roma, Accademia polacca delle scienze, 2001.
- ^ Massimo Introvigne, Introduzione alla corrente teosofica, in Le religioni in Italia, direzione di Massimo Zoccatelli, Cesnur.
- ^ Salta a:a b René Guénon, Il teosofismo: storia di una pseudoreligione (PDF), traduzione di Calogero Cammarata, Carmagnola, Arktos, 1986 [1921].
- ^ (EN) Helena Blavatsky, Lamas and Druses (TXT), in Ancient Survivals and Modern Errors, pp. 5-7.
- ^ Un’eccezione sarebbero quei cristiani la cui dottrina della salvezza avrebbe reciso i legami con l’esoterismo, portandoli a sconfessare pratiche come la teurgia. La comunanza di contenuti appartenenti a tradizioni spirituali diverse è stata da lei analizzata in riferimento alla terminologia del sistema religioso dei Drusi: l’ebraico lamad significa “Dio insegna”. Nella lingua volgare tibetana, lama significa “strada” o “cammino” e, in senso figurato, “via”, come “via della saggezza e della salvezza”, ma anche “croce”. Nella lingua irlandese luah significa “capo spirituale” e capo di una Chiesa.[8]
- ^ Pacifico Massi, Dialogo possibile con la New Age. Spunti di riflessione cristiana, Ascoli Piceno, Lìbrati Editrice, 2007, p. 253, ISBN 9788887691436.
- ^ Sarebbe stata Alice Bailey, seguace della Blavatsky, a diffondere l’espressione “new age“ (cfr. Carl A. Keller, New Age: lo “spirito” della nuova era, a cura di Paola Giovetti, traduzione di P.M. Canonico, Roma, Mediterranee, 1996, p. 14, ISBN 9788827211540.
- ^ Salta a:a b Giovetti, p. 13.
- ^ Erminio Lora (a cura di), Enchiridion Vaticanum, vol. 22, Edizioni Dehoniane Bologna, 2006, p. 126.
- ^ Giovetti, p. 27.
- ^ Jorg Sabellicus, introduzione a Eliphas Lévi, Storia della magia, Roma, Mediterranee, 1985.
- ^ Campbell, pag. 191; Dixon, pag. 4.
- ^ Dixon, pp. 3–4.
- ^ Dixon, pag. 4.
- ^ Santucci, pag. 1114.
- ^ Campbell, pag. 191. Cfr. anche Alice Bailey e la Teosofia, su famigliafideus.com.
- ^ Johnson, pag. 1.
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 56.
- ^ Il concetto di una fratellanza di adepti segreti che operano nella storia umana non è comunque nuova, ma ha dei precedenti che risalgono a diversi secoli prima della fondazione della Teosofia; una concezione simile può essere ritrovata nell’opera dei Rosacroce, e fu tra l’altro resa popolare nella letteratura di fantasia di Edward Bulwer-Lytton.[22] L’idea di ricevere messaggi anche per via telepatica da entità spiritualmente avanzate era pure stata resa popolare attraverso il movimento spiritualista al momento della fondazione della Teosofia.[22]
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 61.
- ^ Salta a:a b c d Campbell, pag. 53.
- ^ (EN) Masters of Wisdom, su theosophy.wiki.
- ^ Salta a:a b Salvatore Brizzi, Le sette iniziazioni e come prepararle, parte I, pp. 25-26, Antipodi edizioni, 2020.
- ^ Salta a:a b c d e Campbell, pag. 54.
- ^ Salta a:a b Giovetti, pp. 70-73.
- ^ Salta a:a b Campbell, pp. 55–56.
- ^ Salta a:a b c d e Massimo Introvigne, La Società Teosofica, in Le religioni in Italia, Cesnur.
- ^ Andrea Fontana, La gerarchia spirituale dei maestri, su scienze-astratte.it, 2011.
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 55.
- ^ Il tema è stato affrontato da Alice Bailey nell’opera Iniziazione umana e solare (1922). Cfr. anche Salvatore Brizzi, Le sette iniziazioni e come prepararle, parte II, pp. 75-126, Antipodi edizioni, 2020.
- ^ Introvigne, pag. 206.
- ^ Introvigne, pag. 212.
- ^ Introvigne, pag. 214.
- ^ Introvigne, pag. 220.
- ^ Illustrazione da La vita nascosta della Massoneria, di C.W. Leadbeater (1926).
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 36.
- ^ Campbell, pag. 37.
- ^ Campbell, pp. 37–38.
- ^ Campbell, pag. 62.
- ^ Campbell, pag. 51.
- ^ Campbell, pag. 47.
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 49.
- ^ Campbell, pag. 63.
- ^ (EN) Planetary Chain, su theosophy.wiki.
- ^ Campbell, pagg. 43, 64.
- ^ Salta a:a b c Campbell, pag. 43.
- ^ Il «minerale» è da intendere qui come il primo stadio spirituale ma a uno stadio ancora involuto e inconsapevole.
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 64.
- ^ Campbell, pag. 44; Lachman, pag. 256.
- ^ Gertrude W. van Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, su theosociety.org, sezione 3.
- ^ Campbell, pag. 44; Lachman, pag. 255.
- ^ Campbell, pag. 44 Lachman, pag. 255.
- ^ Girolamo Chiaro, Modernismo magico. Eredità nietzscheana e radici esoteriche nell’arte del XX secolo (PDF), su thesis.unipd.it, Università degli Studi di Padova, 2023, p. 35.
- ^ Campbell, pag. 44; Lachman, pp. 255–256.
- ^ Razza Madre, in Glossario di Teosofia, Società Teosofica Italiana.
- ^ Gertrude W. van Pelt, La Storia arcaica della Razza Umana, su theosociety.org, op. cit., sezione 6.
- ^ Salta a:a b c d Lachman, pag. 256.
- ^ Campbell, pp. 44–45; Lachman, pag. 256.
- ^ Salta a:a b c Salvatore Brizzi, Le razze, in Le sette iniziazioni e come prepararle, parte I, pp. 48-52, Antipodi edizioni, 2020.
- ^ Goodrick-Clarke, pag. 223.
- ^ Campbell, pag. 45.
- ^ Charles Webster Leadbeater, I Maestri e il Sentiero, Madras, The Theosophical Publishing House, 1925.
- ^ Vaivasvata, in Glossario teosofico, Società Teosofica Italiana.
- ^ Alice Bailey, I tre dipartimenti della Gerarchia, in Iniziazione Umana e Solare, cap. V.
- ^ Salta a:a b c d Poller, pag. 85.
- ^ Poller, pp. 85-90.
- ^ Poller, pag. 85. Per l’antroposofia di Rudolf Steiner, invece, il Cristo non sarà solo il capo del secondo dipartimento, ma il Logos solare stesso.
- ^ Antonio Girardi, La Teosofia e Jiddu Krishnamurti (PDF), su teosofica.org, Società Teosofica Italiana, 2016.
- ^ Salta a:a b c d Campbell, pag. 68.
- ^ H.P. Blavatsky, La dottrina segreta, vol. II: Antropogenesi, pag. 123, Londra, The Theosophical Publishing Society, 1888, trad. it. di Stefano Martorano, Roma, Istituto Cintamani, 2006.
- ^ Vincenzo Pisciuneri, Il mistero dell’individualizzazione, in Il genere umano e i Signori della Fiamma, pp. 4-9.
- ^ Salta a:a b c d e Cfr. anche Salvatore Brizzi, Le sette iniziazioni e come prepararle, parte I, pp. 55-58, Antipodi edizioni, 2020.
- ^ Una grande figura con la testa nel triangolo superiore nella gloria del Sole, mentre i piedi sono nel triangolo inferiore nelle acque dello Spazio, simboleggiando Spirito e Materia, dispiega le ali nella regione centrale dell’ottagono, all’interno del quale sono visualizzati i vari piani di coscienza rappresentati da vari personaggi.
- ^ Salta a:a b Cfr. Michele Zappalà, Il Pensiero Teosofico (PDF), Società Teosofica, 2022.
- ^ Riguardo all’Anima superiore, si tratta di corpi futuri che la Monade non ha ancora terminato di edificare.[78]
- ^ Campbell, pp. 64-69.
- ^ Campbell, pag. 66.
- ^ L’Antahkarana, su teosofica.org, Società Teosofica Italiana.
- ^ Cfr. Metempsicosi (PDF), in Iside svelata, vol. I, The Theosophy Company, 1945, p. 41.
- ^ Salta a:a b Chajes, pag. 66.
- ^ Salta a:a b Cfr. Sylvia Cranston, Vita e pensiero di Helena Blavatsky (PDF), su famigliafideus.com, traduzione di Roberto Sorgo, Milano, Armenia, 1993.
- ^ Campbell, pp. 38–39.
- ^ In Iside svelata la Blavatsky aveva evitato di parlare di reincarnazione,[84] e anzi aveva contestato quest’espressione che era stata utilizzata dal filosofo Allan Kardec per significare una rinascita immediata della personalità, concetto da lei non condiviso in questi termini.[85] Questa sua posizione aveva dato luogo ad alcune incomprensioni tra i lettori,[86] le quali la costrinsero a una serie di successivi chiarimenti.[85] Cfr. anche la prefazione dell’editore alla ristampa del 1945, pp. 9-11, op. cit.
- ^ Chajes, pag. 91.
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 71.
- ^ Campbell, pag. 72.
- ^ Campbell, pag. 69.
- ^ Pablo Sender, Si può eliminare il karma? (PDF), in “The Theosophist”, ottobre 2022.
- ^ Chajes, pag. 72.
- ^ Poller, pag. 80.
- ^ Poller, pp. 80–81.
- ^ Salta a:a b Campbell, pag. 196.
- ^ Massimo Introvigne, La Loggia Unita dei Teosofi (L.U.T.), in Le religioni in Italia, Cesnur.
- ^ Campbell, pp. 196–197.
- ^ Massimo Introvigne, Arte magica. L’influenza della Teosofia sull’arte moderna (PDF), Biella, CESNUR, 2014.
- ^ Riprodotto come frontespizio della Scienza dei sacramenti di Charles Webster Leadbeater (1920), cfr. Carole Cusack, Alex Norman, Handbook of New Religions and Cultural Production, pag. 139, Brill, 2012.
- ^ H.P.B. cita nel suo primo libro ben 1400 lavori, ma William Emmette Coleman ha dichiarato che semplicemente saccheggiò la bibliografia dei libri che aveva letto ((EN) J. N. Farquhar, The Crown of Hinduism, Oxford University Press, 1913, p. 224. Ospitato su Internet Archive.). Il suo primo libro iniziava con un inno vedico copiato integralmente dalla traduzione di Max Muller. Una delle sue fonti principali fu Horace H. Wilson, il quale a sua volta traduceva i riassunti parafrastici di Sayana, un erudito indiano del tredicesimo secolo, anziché il testo originale. Vedi (EN) Denis Vidal, Max Muller and the theosophists or the other half of victorian orientalism, in Jackie Assayag, Roland Lardinois e Denis Vidal, Orientalism and Anthropology; from Max Muller to Louis Dumont, collana Pondy Papers in Social Science, n. 24, Institut Français de Pondichéry, 1997, ISBN 978-81-8470-077-0, ffhal-01293966f.
«if Max Muller wished to place as much distance as he could between his work and that of the theosophists, the feeling was mutual. H.P. Blavatsky did not acknowledge any debt towards Wilson and other Sanskritists any more than Wilson did towards Sayana. Instead of appealing to science to ascertain the singularity of her work, she referred to the supernatural nature of the inspiration that served as her guide» - ^ (EN) Per Faxneld, Blavatsky the Satanist: Luciferianism in Theosophy, ESSWE 3: The Third International ESSWE Conference, Szeged, Hungary, 6-10 July 2011.
- ^ Recensione all’opera di Guénon Il teosofismo. Storia di una pseudo-religione su massimopacilio.it.
- ^ Lucetta Scaraffia e Anna Maria Isastia, Donne ottimiste. Femminismo e associazioni borghesi nell’Otto e Novecento, Bologna, Il Mulino, 2002, pp. 61-62, ISBN 9788815089434.
«La Società teosofica costituì un esempio dei più riusciti di un nuovo tipo di associazionismo che si stava affermando nel XIX secolo, fondato non più sull’appartenenza alla stessa comunità (come le confraternite) o allo stesso mestiere (come le corporazioni) ma sulla condivisione di una ideologia, Confraternite e massoneria avevano entrambe un aspetto caritatevole, e si erano costituite, almeno all’inizio, in forma segreta. (…) La massoneria però, a differenza delle confraternite, era riservata alle classi agiate e colte, e si muoveva in una dimensione internazionale di matrice illuminista che, almeno a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, si compattava al suo interno grazie alla lotta contro un nemico comune, la Chiesa cattolica. Il successo che ha goduto fra le classi agiate dell’Ottocento, sulle quali indubbiamente ha esercitato una influenza sprovincializzante accelerandone il processo di secolarizzazione, ne ha fatto senza dubbio il modello per tutti i tentativi di associazionismo laico del periodo.» - ^ Peter Tompkins, La vita segreta della natura, a cura di Maria Luisa Forenza, Roma, Mediterranee, 2009, p. 179, ISBN 978-88-272-2028-3.
Bibliografia
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- Alice A. Bailey, Trattato dei sette raggi, Roma, editrice Nuova Era, 1994.
- Annie Besant, Le leggi fondamentali di teosofia, Milano, Alaya, 1950.
- Annie Besant, Il tempio interiore, Trieste, Società Teosofica Italiana, 1982.
- Helena Petrovna Blavatsky, La dottrina segreta, Vicenza, Edizioni Teosofiche Italiane, 2005 [1888].
- Helena Petrovna Blavatsky, Iside svelata, Milano, Armenia Editore, 2005 [1877], ISBN 88-344-1240-0.
- Paola Giovetti, Helena Petrovna Blavatsky e la Società Teosofica, Roma, Mediterranee, 1991.
- William Quan Judge, L’oceano della teosofia, Torino, Marco Valerio, 2001, ISBN 88-88132-47-3.
- Rudolf Steiner, Teosofia: un’introduzione alla conoscenza soprasensibile, 1904.
- Rudolf Steiner, Il movimento occulto nel secolo Diciannovesimo e il mondo della cultura (tredici conferenze tenute a Dornach, 10 ottobre-7 novembre 1915), Milano, Antroposofica, 1993.
- Charles Webster Leadbeater, La scienza dei sacramenti, Torino, Marco Valerio, 2001, ISBN 88-88132-38-4.
Inoltre, un importante ed esaustivo compendio della Teosofia è racchiuso nei cinque volumi scritti da Arthur E. Powell, editi in Italia da Bis Edizioni:
- Il Doppio Eterico (The Etheric Double, 1925)
- Il Corpo Astrale (The Astral Body, 1926)
- Il Corpo Mentale (The Mental Body, 1927)
- Il Corpo Causale (The Causal Body And The Ego, 1928)
- Il Sistema Solare (The Solar System, 1930)
Riferimenti
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- Michele Zappalà, Il Pensiero Teosofico (PDF), Società Teosofica, 2022.
- Sylvia Cranston, Vita e pensiero di Helena Blavatsky (PDF), su famigliafideus.com, traduzione di Roberto Sorgo, Milano, Armenia, 1993, pp. 181-183, ISBN 978-8834406182.
- Salvatore Brizzi, Le sette iniziazioni e come prepararle, Antipodi edizioni, 2020, ISBN 978-8895012421.
- Massimo Introvigne, Arte magica. L’influenza della Teosofia sull’arte moderna (PDF), Biella, CESNUR, 2014.
- Susanna Åkerman, Rose Cross Over the Baltic: The Spread of Rosicrucianism in Northern Europe, Brill, 1998, ISBN 9004110305.
- Bruce F. Campbell, Ancient Wisdom Revived: A History of the Theosophical Movement, Berkeley, University of California Press, 1980, ISBN 978-0520039681.
- Maria Carlson, No Religion Higher than Truth: A History of the Theosophical Movement in Russia, 1875–1922, Princeton, NJ, Princeton University Press, 1993, ISBN 978-0691636337.
- Julie Chajes, Reincarnation in H.P. Blavatsky’s The Secret Doctrine, in “Correspondences: an Online Journal for the Academic Study of Western Esotericism”, vol. 5, 2017, pp. 65–93.
- Joy Dixon, Divine Feminine: Theosophy and Feminism in England, in The Johns Hopkins University Studies in Historical and Political Science, Baltimore and London, Johns Hopkins University Press, 2001, ISBN 0-8018-6499-2.
- Antoine Faivre, Access to Western Esotericism, in SUNY series in Western Esoteric Traditions, Albany, NY, State University of New York Press, 1994.
- Antoine Faivre, Theosophy, Imagination, Tradition: Studies in Western Esotericism, SUNY Press, 2000, pp. 12, ISBN 9780791444368. J. Jeffrey Franklin, Spirit Matters: Occult Beliefs, Alternative Religions, and the Crisis of Faith in Victorian Britain, Ithaca and London, Cornell University Press, 2018, ISBN 9781501715440.
- Matthias Gardell, Gods of the Blood: The Pagan Revival and White Separatism, Durham and London, Duke University Press, 2003, ISBN 978-0-8223-3071-4.
- Joscelyn Godwin, The Theosophical Enlightenment, Albany, State University of New York Press, 1994, ISBN 978-0791421512.
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- Marion Meade, Madame Blavatsky: The Woman Behind the Myth, New York, Putnam, 1980, ISBN 978-0-399-12376-4.
- Christopher Partridge, The Re-Enchantment of the West Volume. 1: Alternative Spiritualities, Sacralization, Popular Culture, and Occulture, Londra, T&T Clark International, 2004, ISBN 978-0567084088.
- Christopher Partridge, Lost Horizon: H. P. Blavatsky and Theosophical Orientalism, in Olav Hammer e Mikael Rothstein (a cura di), Handbook of the Theosophical Current, Brill Handbooks on Contemporary Religion, Leida, Brill, 2013, pp. 309–333, ISBN 978-90-04-23596-0.
- Jake Poller, “Under a Glamour”: Annie Besant, Charles Leadbeater and Neo-Theosophy, in Christine Ferguson e Andrew Radford (a cura di), The Occult Imagination in Britain: 1875–1947, Abingdon e New York, Routledge, 2018, pp. 77–93, ISBN 978-1-4724-8698-1.
- David G. Robertson, UFOs, Conspiracy Theories and the New Age: Millennial Conspiracism, Londra e New York, Bloomsbury Academic, 2016, ISBN 978-1-350-04498-2.
- James A. Santucci, Theosophical Society, in Wouter Hanegraaff (a cura di), Dictionary of Gnosis and Western Esotericism, Leida, Brill, 2006, pp. 1114–1123, ISBN 978-90-04-15231-1.
- James A. Santucci, Theosophy, in Olav Hammer e Mikael Rothstein (a cura di), The Cambridge Companion to New Religious Movements, Cambridge, Cambridge University Press, 2012, pp. 231–246, ISBN 978-0521145657.
- James A. Santucci, La Società Teosofica, traduzione di Pierluigi Zoccatelli, Torino, Elledici, 1991 [1985], ISBN 978-8801015034.
Voci correlate
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- Archeosofia
- Chiesa cattolica liberale
- Esoterismo in Germania e Austria
- Induismo in Occidente
- Misticismo cristiano
- Ordine mistico del tempio della rosacroce
- New Age
- Schola Philosophicae Initiationis
- Rudolf Steiner e la Società Teosofica
Altri progetti
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- Wikizionario contiene il lemma di dizionario «teosofia»
- Wikimedia Commons contiene immagini o altri file sulla teosofia
Collegamenti esterni
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- Teosofia, in Dizionario di filosofia, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2009.
- (IT, DE, FR) Teosofia, su hls-dhs-dss.ch, Dizionario storico della Svizzera.
- (EN) J. Gordon Melton, theosophy, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
- (EN) Teosofia, su The Encyclopedia of Science Fiction.
- (EN) Teosofia, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.
- Società Teosofica Italiana, su teosofica.org.
- Theosophy Northwest, su theosophy-nw.org.
- The Theosophical Society – Adyar, su ts-adyar.org.
- Internet Sacred Texts Archive, su sacred-texts.com.
- Teosofia, su theosophy.wiki.
- (EN) Theosophy, su theosophy.wiki.