Pericle espone nel ’22 presso l’Estorick di Londra. Bryks mostrò a Eric Estorick il libro di Umberto Boccioni sul Futurismo con illustrazioni di Severini, Giacomo Balla e altri artisti. Eric ne fu entusiasta e decise di recarsi a Milano con il suo nuovo amico … ma entriamo nei dettagli :

Questo catalogo è stato pubblicato per accompagnare la mostra Luigi Pericle: Una riscoperta, tenutasi alla Estorick Collection nel 2022.
Luigi Pericle (1916-2001) è stato un artista affascinante e singolare. Pittore svizzero di origine italiana, fu anche illustratore, scrittore e studioso di filosofie esoteriche come l’astrologia, la teosofia e l’alchimia. Nei primi anni Sessanta il suo intenso, enigmatico e stratificato immaginario è stato oggetto di numerose mostre in Gran Bretagna, dove è stato ammirato da importanti personalità come Herbert Read e Ben Nicholson.
Il catalogo comprende tutte le opere presentate in mostra e i saggi di Andrea e Greta Biasca-Caroni, James Hall, Thomas Marks, Martina Mazzotta e Marco Pasi, con introduzioni di Roberta Cremoncini e Bill Sherman.
Volume cartonato: 208 pagine
Editore: Paul Holberton Publishing (2022)
Eric Estorick: la formazione di un collezionista d’arte
- 15 febbraio 2008, NY Times
LONDRA – A intervalli rari, le mostre sollevano il velo sulle abitudini segrete di coloro che vivono per l’arte e si sostengono grazie all’ambiguo rapporto che instaurano con essa.
La storia di Eric Estorick, le cui imprese sono celebrate da una mostra di arte italiana del XX secolo in programma alla Estorick Collection of Modern Italian Art di Londra Nord fino al 6 aprile, si colloca a metà strada tra un racconto umoristico e cupo di Evelyn Waugh e una fantasia tratta da uno dei romanzi di P. G. Wodehouse.
Nel 1905, i genitori russi di Eric, stufi dell’antisemitismo della loro terra natale, emigrarono in America e si stabilirono a Brooklyn, New York.
Il padre trovò lavoro in una fabbrica di vernici. Lì iniziò la prima fase del sogno americano per gli Estorick. Egli ideò una macchina che produceva impeccabili campionari di colori e ne accumulò un mucchio. Nel 1913 nacque il piccolo Elihu (“Ely” per i genitori). In linea con la tradizione ebraica, il bambino fu incoraggiato a frequentare l’Università di New York, dove trascorse tanto tempo a scoprire la vertiginosa vita intellettuale dei circoli di sinistra quanto a studiare.
L’incontro del giovane Estorick con il fotografo americano Alfred Stieglitz, che aveva aperto la 291 Gallery sulla Fifth Avenue, fu il preludio alla seconda fase del sogno americano della famiglia. Stieglitz esponeva l’arte dei pittori europei d’avanguardia, tra i quali il futurista italiano Gino Severini lasciò un’impressione indelebile sullo studente.
Lo studente sperimentò il suo secondo shock visivo visitando la Gallery of Living Art del Washington Square College, dove la collezione di Eugene Gallatin era in prestito con opere di Picasso, Braque, Matisse e dei primi surrealisti. Affascinato, tornò più volte.
Nelle sue memorie inedite, citate nel libro della mostra da Roberta Cremoncini, direttrice della Collezione Estorick, Eric traccia un quadro poco lusinghiero di sé: “Ero in sovrappeso, avevo le gambe leggermente arcuate, portavo gli occhiali”. Diventa scrittore politico. Nel 1938 era docente di sociologia all’Università di New York, posizione che mantenne fino al 1941, quando partì per l’Inghilterra per fare ricerche su un libro, “Stafford Cripps: Prophetic Rebel”.
L’intellettuale di sinistra era così impegnato nel suo argomento che tornò in Inghilterra dopo la Seconda Guerra Mondiale per scrivere un secondo libro, “Stafford Cripps: A Biography”, ma ancora una volta l’arte lo raggiunse. Nell’Europa del secondo dopoguerra, dove i disegni contemporanei non costavano quasi nulla, lo scrittore diventato mercante si accaparrò febbrilmente schizzi di Picasso, Braque, Gris, Léger.
Viaggiando verso casa con la Queen Elizabeth, Elihu, che ora si fa chiamare Eric, incontra Salome Dessau. I genitori tedeschi della giovane donna, fuggiti dall’ondata di antisemitismo del 1932, erano industriali tessili in Gran Bretagna. Salome aveva studiato arte a Londra, concentrandosi sul design tessile. Dopo 10 giorni dal loro atterraggio a New York, Eric le chiese di sposarlo. Si sposarono settimane dopo e partirono per una luna di miele di sei mesi ad Arosa, in Svizzera, dove tutti i fili della vita di Eric si unirono.
Salome fece amicizia con Peggy, la figlia dell’allora Sir Stafford Cripps, che presentò la coppia al suo insegnante d’arte Arthur Bryks. Appassionato di arte d’avanguardia, Bryks mostrò a Eric il libro di Umberto Boccioni sul Futurismo con illustrazioni di Severini, Giacomo Balla e altri artisti. Eric ne fu entusiasta e decise di recarsi a Milano con il suo nuovo amico.
Bryks lo portò nello studio di Mario Sironi che mostrò loro immagini che coprivano più di 30 anni di carriera. L’entusiasmo del mercante risuona nelle sue memorie: “Ho comprato centinaia di disegni e tutte le foto che sono riuscito a far entrare nella mia Packard Roadster decappottabile”. Per settimane Eric setacciò la collezione, elaborando una cronologia.
Un anno dopo l’americano era di nuovo in Italia. Questa volta incontrò Massimo Campigli. Il pittore, che parlava un inglese impeccabile, era puntuale e aveva un acume da uomo d’affari. Eric rimase molto colpito e iniziò ad acquistare le opere di Campigli. Ben presto gli Estorick e Campigli divennero grandi amici e il pittore aprì al mercante le porte dei circoli artistici italiani.
Campigli presentò agli Estorick Zoran Music. Uomo molto riservato, Music si distingueva dalla massa dell’arte contemporanea. Nonostante l’amicizia che lo legherà per tutta la vita agli Estorick, non chiederà mai a Eric di vederlo all’opera nel suo studio, come invece faranno Sironi e Campigli. L’unica occasione che il mercante, mortificato, ebbe di osservare il processo creativo di Music fu quando i due si sedettero insieme sulla spiaggia dove Music disegnava senza sosta le rocce.
Il patrimonio di arte contemporanea degli Estorick divenne enorme. Negli anni Cinquanta, il mercante iniziò a promuovere la sua “collezione” in Gran Bretagna. Vennero organizzate mostre con l’aiuto dell’Arts Council, in particolare una mostra alla Wakefield Art Gallery nello Yorkshire. A questo scopo, Eric viaggiò più volte in Italia, acquistando disegni. Nel 1950 riuscì ad acquistare un’importante natura morta del 1917 di Severini, in cui la stilizzazione cubista è in qualche modo combinata con il senso del movimento che percorre il Futurismo. Nel 1954, anno della mostra, Estorick acquistò “La mano di un violinista” di Balla da Alex Reid & Lefèvre, una famosa galleria londinese. Il figlio Michael riferisce in un capitolo superbamente scritto del libro “Eric Estorick: A Son’s Angle”, è costato 300 sterline.
Nel 1956, Eric mise a segno il colpo della sua vita convincendo la Tate a organizzare una mostra di “Arte italiana moderna dalla collezione Estorick”, che in seguito fu trasferita in diverse sedi europee e americane. Cremoncini assicura che Eric “inizialmente era contrario a che la mostra fosse composta esclusivamente da opere della sua collezione, ma l’Arts Council – soprattutto per motivi finanziari – era irremovibile sul fatto che ciò dovesse avvenire”. Se i suoi fratelli mercanti hanno mai sentito Eric pronunciare queste parole, le loro risate devono aver rimbombato nel museo. Cremoncini prosegue: “Così gli Estorick si imbarcarono in un’altra spesa in Italia, aggiungendo diverse opere alla loro collezione”. Una bella “collezione”.
Michael Estorick, nel descrivere come la fondazione sia stata istituita dalla famiglia dopo la morte di Eric, osserva ironicamente: “Il collezionista e il mercante formano un’alleanza scellerata, incollata da un sospetto reciproco”. Citando le parole del padre che avrebbe voluto tenere tutte le opere che aveva comprato e che non avrebbe mai fatto il mercante se avesse avuto abbastanza soldi, Michael commenta lucidamente: “dimenticando opportunamente che lui è stato un mercante fin dall’inizio e che per temperamento non sarebbe mai stato altrimenti”.
Poiché ha vissuto nell’intimità di un mercante, il figlio del mercante accenna qui a una verità che raramente viene enunciata. Vendere arte, se si vuole avere successo, è più di una professione, è un atteggiamento verso la vita. Spesso si tratta di un modo di affrontare la società da parte di coloro che ne vivono ai margini. Per loro si tratta di un regolamento di conti. Sono quelli che hanno gli occhi migliori, le menti più acute.
I grandi galleristi smascherano con l’immaginazione – farlo pubblicamente sarebbe commercialmente controproducente – le conoscenze inferiori di coloro che hanno milioni e la loro ingenuità nelle transazioni d’arte. Molti mercanti d’arte provengono da comunità minoritarie o sono figli di emigrati che hanno avuto difficoltà, o si sono ribellati a scuola e hanno sbagliato gli studi. Sono cecchini che sparano alla società facendo colpi artistici. In questo senso, assomigliano ai collezionisti che provano lo stesso sentimento nei confronti dei musei.
Ironia della sorte, i grandi mercanti e collezionisti a volte fanno pace con il nemico unendosi a lui. Per assicurarsi un posto nell’eternità, lasciano l’arte in eredità a un museo o ne costruiscono uno. Altri, invece, sono più ambivalenti al riguardo.
Eric ha certamente acquistato molto di ciò che era degno di un museo. Individuava capolavori che sfuggivano all’attenzione di altri: lo schizzo a carboncino di una donna seduta di Boccioni del 1907, il paesaggio di Sironi realizzato a olio su carta intorno al 1924, le acqueforti poco conosciute di Giorgio Morandi, da “Paesaggio di Savena” (1929) a “Natura morta con drappeggio” (1931). Ma, come dice il figlio, “se visitasse la collezione di Canonbury Square, sarebbe senza dubbio molto orgoglioso di ciò che è stato fatto in suo nome, ma nella sua vita non è mai stato molto chiaro su ciò che voleva”.
Chiedendo retoricamente: “Cosa ha reso Eric un grande collezionista?”. Michael Estorick conclude che: “Un occhio meraviglioso, tempismo, lungimiranza, energia”. E questo riassume perfettamente ciò che serve per essere un cacciatore d’arte, sia come mercante che come collezionista.
L’Associazione Culturale Porza nel nome dell’arte e della libertà
12 GENNAIO 2024
https://ticinowelcome.ch/cultura/musei-e-istituzioni-culturali-cultura/lassociazione-culturale-porza-arte-e-liberta/
Fondata da tre artisti – Arthur Bryks, W. A. von Alvensleben, Mario Bernasconi – nel villaggio che dalla collina guarda su Lugano, l’Associazione Culturale Porza ha avuto uno sviluppo impressionante. Inizia con le “Case di Porza” per artisti (41, una a Cadempino), continua con una serie incontenibile di iniziative culturali in Europa, soprattutto Berlino e Parigi. Ne fanno parte i maggiori artisti di quegli anni. Combattuta dai nazisti, scompare con la guerra


Associazione Culturale Porza. Così, d’emblée, zigzagando tra le piccole storie di Porza, ecco apparire in rete questa strana, mai sentita Associazione. Una paginetta scarsa su internet. Di ricerca in ricerca affiora dal nulla e sempre più si precisa un movimento culturale di dimensioni impressionanti, che ruota sempre, dal 1923 al 1940, attorno a Porza, il villaggio che dalla collina guarda su Lugano. Porza, sempre Porza in una moltitudine crescente di nomi, elenchi, esposizioni, riviste, documenti e corrispondenze in italiano, tedesco, francese, olandese… A Porza non se ne sa nulla, mi guardano con incredulità quando vado sciorinando nomi, date, personaggi, documenti, testimonianze e ogni tessera forma un mosaico ordinato, consequenziale. Finché nella sala del Consiglio comunale indico una veduta ad olio di Porza d’un artista “sconosciuto” per quanto ben firmato in basso a sinistra: A. Bryks. Bryks? Mai sentito. Poi un affresco, anzi due nelle due case in cui ha abitato a Porza: una scena popolare, donne e bambini, ed una delicata Annunciazione: la Madonna ha tratti mediorientali ma per sfondo il lago e le colline di Lugano. Poi documenti, quadri, la figlia Ly nata a Porza nel 1926, un nipote, Livio Negri, dedito alla memoria del nonno pittore e del padre musicista…
Tre artisti, un’intuizione
Tutto inizia a Porza nel 1923. Arthur Bryks (1893-1970) arriva da alcuni anni trascorsi ad Ascona, protagonista dell’ambiente culturale accanto a César Domela, Hans Looser, Alexej Jawlensky e Marianne Werefkin ed altri artisti. E prima da Zurigo dove ha visto svilupparsi il movimento Dada. E prima ancora da Basilea dove ha studiato al conservatorio e diventa cantore di sinagoga. Ebreo di famiglia chassidica di Falkow, Polonia orientale, al tempo sotto la Russia zarista, disegna, dipinge, lavora la ceramica, frequenta gli ambienti artistici. Come la moglie Vena Weinmann a Porza è attratto dalla semplicità contadina, dalle case affacciate sul crinale della collina, dal colpo d’occhio sul lago e le colline del Luganese. “Il nostro paradiso”, dirà sempre la figlia Ly. La moglie Vena vi crea un atelier di tessitura, “Tissus Bryks Porza”, presto attivo anche ad Amsterdam e Parigi. Arthur crea un modello semplificato di telaio, lo brevetta col nome di Porza, diventerà dopo la guerra lo strumento di lavoro del suo Istituto pedagogico di rieducazione per reduci da Buchenwald, dove sono morti alcuni suoi familiari.

A Porza familiarizza con il barone Alvo Werner von Alvensleben (Berlino 1889-Torricella 1962), aristocrazia berlinese, e lo scultore ticinese Mario Bernasconi (Pazzallo 1899-Lugano 1963), oggi ricordato nel museo a lui dedicato a Pazzallo. Tre biografie totalmente diverse ma un ferreo, doppio legame: l’arte e Porza. L’arte progressiva, che guarda al futuro come forza di aggregazione. Dalla loro amicizia nasce La Porza, Associazione culturale Porza, movimento sovranazionale di incontro e scambi culturali. Inizialmente ruota attorno alle Case di Porza, Porza Häuser: una, più case nei diversi paesi dove gli artisti possano conoscersi e lavorare in un intreccio internazionale di residenze. In tutto saranno una quarantina in Europa, una anche in Sudamerica. Ed una in Ticino, al Ronchetto di Cadempino, al cui ingresso è ancora affrescato il simbolo della Porza: cerchio giallo in triangolo blu: il sole nel cielo. Sullo sfondo, da una parte l’esperienza ormai consolidata della Bauhaus di Weimar, la creatività di Zurigo ed il modello libertario del Monte Verità di Ascona, che in quegli anni va accentuando la valenza artistica. Ma anche gli ambienti pacifisti, internazionalisti e anarchici di Lugano, luogo d’incontro il caffè Arte Bianca, tra giornalisti (Vinicio Salati, Cesco Manzoni) intellettuali ed appassioniate discussioni su arte e politica. Per Arthur Bryks Porza è l’Ascona sul Ceresio: anche qui propone, con tanto di formulario, di creare un Museo d’Arte Moderna, e il sindaco Luigi Somazzi è d’accordo.
Berlino-Parigi, un successo esplosivo
Allo slancio fondativo del 1923 seguono anni di preparazione, lavoro, partecipazione ad eventi culturali a Lugano e contatti internazionali. L’idea d’uno spazio libero di incontro per artisti e intellettuali europei ha una diffusione esplosiva. Quando, ai primi del 1927 La Porza approda a Berlino in brevissimo tempo diviene punto di riferimento culturale con esposizioni d’arte, concerti, conferenze, dibattiti, incontri, congressi (Porza-Tagungen), serate cinematografiche e teatrali. Si dà uno statuto, un’organizzazione, un programma articolato. A Berlino si pubblica “Porza”, rivista in più lingue, anche italiano; si stampa in Charlottenburg, un numero anche a Lugano, da Natale Mazzucconi. Informa sull’attività sempre più articolata dell’Associazione con interventi, riflessioni culturali, programmi, notizie d’arte.

Il primo grande evento a Berlino è la mostra al Grand Hotel am Knie, dicembre 1927-gennaio 1928. Oltre che dei tre fondatori, presenta opere d’una trentina fra pittori, scultori, architetti del calibro di Ewald Matarè, Vasilij Kandinskij, Max Dungert, Kaethe Kollwitz, Marianne Werefkin, Alexej Jawlensky, Georg Muche, Nicolay Wassillieff, Otto Niemeyer-Holstein, Arthur Segal e altri. In breve nella Porza convergono personalità di rilievo quali il direttore della potente compagnia Telefunken, Georg Graf von Arco, lo scrittore e fondatore della Paneuropa-Union, il conte Richard Nikolaus di Coudenhove-Calergi (politico e filosofo austriaco, il primo a proporre un progetto di Europa unita), il compositore Paul Hindemith, lo sceneggiatore Walther von Hollander, gli scrittori Walter von Molo (co-fondatore del Pen Internazionale) Fritz von Unruh e Arnold Zweig. Artisti del calibro di Josef Albers, Erich Buchholtz, Max Dungert, Otto Freundlich, i dadaisti Hannah Höch e Richard Hülsenbeck, Käthe Kollwitz, Ewald Mataré, Georg Muche, Ernst Wilhelm Nay, Oskar Nerlinger, Thea Schleusner, Rudolf Schlichter. Poco dopo s’aggregano Karl Schmidt-Rottluff e Milly Steger ed i galleristi d’arte moderna Alfred Flechtheim e Karl Nierendorf, mercante di Paul Klee, Otto Dix e Kandinsky. La Porza è al centro della vita culturale e col suo nome si susseguono mostre (anche a Francoforte ed Amsterdam), conferenze, incontri e convegni ad un ritmo vertiginoso.
Al centro della cultura europea
Sul piano organizzativo La Porza è guidata da un Grande Comitato. Ogni settore dell’arte e della cultura è rappresentato da sottocomitati diretti da figure di primissimo piano: Max Reinhardt (teatro), Alfred Döblin (letteratura), Fritz Lang (cinema), Bernhard Hoetger (scultura), Alfred Renger-Patzsch (fotografia) e Albert Einstein (fisica), come documenta una lettera del settembre 1930 di Alvo von Alvensleben ad Albert Renger-Patzsch, conservata al Getty Research Institute di Los Angeles.
All’ascesa al potere dei nazisti molti dei suoi membri ebrei sono perseguitati o assassinati. La Porza sparisce dalle scene berlinesi e tedesche, diventa il contraltare libertario europeo della dittatura. Si sposta a Parigi, dove La Porza France conosce un possente rilancio con un’organizzazione raffinata, decine di sezioni nella capitale, nei distretti e in vari Paesi tra cui India e Brasile, centinaia, migliaia di iscritti riuniti in precisi elenchi con nomi, competenze, indirizzi, numeri telefonici. Ne fanno parte gli esponenti più in vista del mondo culturale – da André Maurois a René Clair, Paul Valery, Raoul Dufy, Le Corbusier, Georges Vantongerloo, ecc. – attorno alla figura di Jacques Viénot, storico dell’arte, pioniere dell’estetica industriale. Lo scopo rimane quello di favorire uno scambio transnazionale che con la cultura motivi anche la politica Dal 1933 al 1940 a Parigi vengono organizzati concerti e mostre, la più importante “De l’idée à la forme” al Musée Galliera nel 1939 con un’amplissima partecipazione. Uno sviluppo impressionante e onnipresente sulla scena intellettuale ed artistica. Fino allo scoppio della guerra, alla scomparsa totale e all’attuale, graduale recupero.
https://www.museoascona.ch/it/shop/collana-cahier
Arthur Bryks
(Falkov 1890 – ? 1970)
Arthur Bryks fu pittore, scultore, musicista, grafico, terapeuta e attivista politico.
Nasce a Falkov, in Polonia, nel 1890, da una famiglia ebraica molto osservante che lo introduce agli studi rabbinici. Con I’approssimarsi della prima guerra mondiale si trasferisce a Basilea dove coltiva una delle sue passioni: la musica. Pacifista convinto, in Svizzera si avvicina a movimenti politici antibellici, a contatto con i movimenti socialisti e anarchici. Si trasferisce per un periodo a Zurigo, dove impartisce lezioni di musica e di pittura, attività che porterà avanti nel tempo. Nel 1919, attratto dai fermenti politici del luogo, giunge ad Ascona. Sul Lago Maggiore fa la conoscenza di Arthur Segal, il quale diventa suo consigliere, amico e maestro. Bryks frequenta la scuola d‘arte di Segal (https://www.museoascona.ch/it/collezioni/fondo-anna-iduna-zehnder) e, alla partenza del maestro, si trasferisce nella sua dimora asconese, la «Casa all’Angolo» 50 metri sotto Monte Verità .

A contatto con I’ambiente culturale di Ascona, lo stile pittorico di Bryks si evoive dalla rappresentazione realista di soggetti a carattere giudaico-religioso alla ricerca di un espressionismo spesso al limite dell’astrazione. Tale processo viene g o principalmente dagli insegnament egal ma anche dalle importanti amici n César Domela, Alexej Jawlensky, Hans Looser, Gottfried Matter e Marianne Wereikin, strette proprio ad Ascona, che si rivela, quindi, luogo di innovazione ed evoluzione. Pittore di carattere internazionale gia negli anni a seguire espone in importanti mostre a Francoforte, Berlino e Monaco. Nel 1923 Bryks raggiunge Segal a Berlino, dove frequenta il circolo Jour Fixe, ovvero il «giorno fisso» nel quale il circolo intellettuale degli artisti si riuniva per confrontarsi nella casa di Segal, e qui incontra Wassily Kandinsky. Questa esperienza muta il suo stile pittorico, che si avvicina sempre più all’espressionismo per spingersi fino alla scomposizione cubista, senza però cambiare radicalmente i suoi temi: Bryks, infatti, dipinge paesaggi ma predilige ritrarre ebrei e rabbini, temi a lui cari e di forte legame con le origini. Due anni dopo Bryks fa ritorno in Ticino, a Porza. La scelta di questo luogo non è affatto casuale: gia dai primissimi anni Venti la zona di Lugano era luogo d’incontro tra anarchici, socialisti e profughi politici italiani. A Porza Arthur Bryks entra in contatto con il celebre scultore del luogo Mario Bernasconi, con il quale si ritrova spesso, insieme a Vinicio Salati, Francesco Manzoni e Werner von Alvensleben, al «Bar Arte Bianca», centro d’incontro degli intellettuali della zona e spazio di animatissime discussioni su arte e politica. È nell’ambiente tra il «Bar Arte Bianca» e la casa del Barone von Alvensleben che nasce l’idea dell’«Associazione Porza: fondata da von Alvensleben, Bernasconi e Bryks nel 1923, questa aveva lo scopo di creare luoghi d‘incontro in dimore appartate dove gli artisti potessero dipingere ed esporre in Svizzera e all’estero.
Dopo comprensibili difficoltà in primavera «Casa Porza» fu inaugurata al Ronchetto di Cadempino, alla presenza un folto numero di persone. Qui, come nelle altre «Case Porza» che andarono a costituire in tutta Europa gli artisti membri dell’associazione potevano concentrarsi sul loro processo creativo, a contatto con la natura incontaminata, soggiornandovi a prezzi molto vantaggiosi, poiché i costi andavano a coprire solo le spese, senza alcuno scopo di lucro. Il cerchio delle «Case Porza» si estende e sono molti gli artisti che vi s’incontrano, stringendo legami preziosi: tra questi Jawlensky, Klein, Werefkin, Osswald-Toppi e Segal. Il tema dell’ «Associazione Porza» e delle sue case è di grande interesse storico-artistico: ancora in gran parte sconosciuto, esso mette in evidenza il poco esplorato legame esistito tra gli artisti del Sottoceneri e quelli del Sopraceneri.
Negli anni Trenta Arthur Bryks, pur mantenendo i contatti con gli artisti conosciuti ad Ascona e a Porza, inizia a viaggiare, dando carattere internazionale al suo lavoro. New York, Parigi, Zurigo, Amsterdam solo alcuni dei luoghi delle sue mostre. In quel periodo il suo stile si avvicina a quello della Neue Sachlichkeit attraverso i suoi contatti con gli ambienti degli architetti soprattutto in Olanda. Contro ogni soggettività emotivita, anche Bryks vi oppone la cruda realta senza orpelli descritta con lucidità quasi glaciale. Si confronta, inoltre con la scultura e la grafica. l’artista si stabilisce dunque, in Olanda, dove diventa insegnante dell’Alta Scuola Tecnica di Amsterdam insieme a Erich Mendelsohn, Hendricus Theodorus Wijdeveld e Amedée Ozenfant; alla fine degli anni Trenta riesce a portare ad Amsterdam e a Utrechi una mostra dell’«Associazione Porza».
Tra il 1945 e il 1950 s’impegna nella terapia artistica per le persone segnate dall’orrore della seconda guerra mondiale, realtà a lui molto vicina viste le sue origini ebraiche. In questo ambito, Bryks approfondisce gli studi di Arthur Segal, il quale aveva già identificato nell’attività artistica un grosso potere curativo sulla mente e sullo spirito. L’arte è proclamata come manifestazione necessaria per tutti gli uomini, che attraveso il loro potere espressivo possono imparare a comunicare e a sentirsi pienamente liberi. Brycs si basava sul concetto, sempre acquisito da Segal, che ogni uomo è un artista e che l’arte esiste non solo per coloro che hanno un dono bensì per tutti, e che è quidni necessario un eguale diritto per i professionisti e i non professionisti dell’arte. In egual modo sosteneva che l’espressività artistica è una necessità, come se fosse la stessa vita a richiederla, e proprio per questo ha una funzione terapeutica.
Dal 1953 Arthur Bryks emigra in Israele dove, a coronamento della sua ampia e poco indagata biografia, si occupa della riqualificazione professionale dei bambini immigrati dell’est Europa e dell’Africa. La storia biografica di Arthur Bryks e il suo lavoro si rivelano molto affascinanti ma si muovono a oggi su sentieri ancora poco esplorati. Sappiamo di lui che visse per un decennio in Ticino, dove conservo quello stato d’animo portato con sé dall’Est Europa, una spiritualita immersa in un sentimento di mistico legame religioso, tendenza che lo portò a essere definito un artista «chassidista». Ad Ascona ebbe inizio il suo vero percorso verso la modernita, che lo portò verso la massima semplificazione delle forme e al|’astrazione.
L’opera donata da Arthur Bryks al Comune di Ascona, dal titolo «Testa Astratta», realizzata ad Ascona attorno al 1920, rivela gli insegnamenti della scuola di Segal, dove nell’opera dai caratteri espressionisti è visibile la scomposizione cubista e I’illuminazione prismatica della forma. | tratti di questo viso tendono a essere ridotti verso una geometrizzazione, che sembra volersi spingere verso una catarsi sia formale chevespressiva. Evidente è anche la carica spirituale e il forte impatto emotivo dell’opera,a essa trasparissero forze oscure.
Museo Comunale d’Arte Moderna, Le origini della Collezione
Mara Folini, Veronica Provenzale e Michela Zucconi-Poncin