Raimondo di Sangro, Principe di San Severo

Mi sono fatto un giro in questo mio blog e ho ritoccato questo articolo che racconta una storia davvero affascinante, quella di Raimondo di Sangro, il principe alchimista ! Lo spunto per questo post viene da un sito interessante che vi linko : https://nemocap.wordpress.com/divagazioni-ermetiche-1995/ e riprendo nella parte che adiamo a svolgere :

… Raimondo significa, nell’etimologia ermetica Ray-mont, equivalente a Montagna di Luce, per gli indiani Koh-i-Noor; che è anche il nome del più grande diamante del mondo. Per noi è Raimondo di Sangro, Principe di San Severo, unicum militiae fulmen (fulmine unico della milizia) sul suo blasone nobiliare, Philosophus per ignem nel suo recondito laboratorio, sconosciuto ai profani, ancora temuto dai superstiziosi e venerato dai sapienti. Egli, avendo approfondito lo studio dei processi vitali, avrebbe energicamente stigmatizzato la titanica scalata dell’uomo alla smodata ricchezza, l’oro tascabile, e all’illusoria immortalità del corpo, l’oro potabile. Invece queste sono le attuali premesse e promesse del vasto repertorio di mostruosità inconsapevoli, ma deleterie, vomitato da personaggi sedicenti esperti in ingegneria genetica. …

Approfondisci quì o guarda il video bellissimo !

Lettera Apologetica capirete guardando il secondo video di approfondimento :

L’esoterismo di Raimondo di Sangro, VII Principe di Sansevero (1710-1771), rappresenta una sintesi unica tra Illuminismo, alchimia e massoneria, cristallizzata nel tempio massonico-cristiano del Museo Cappella Sansevero a Napoli. 

Pilastri del suo pensiero esoterico

  • Massoneria: Raimondo di Sangro fu il primo Gran Maestro della Massoneria napoletana (1750). Molte opere della Cappella sono lette come un percorso iniziatico: ad esempio, il Disinganno raffigura l’uomo che si libera dalle tenebre dell’errore per ricevere la “Luce” della conoscenza.
  • Alchimia: Il Principe era un instancabile sperimentatore di tecniche alchemiche e metallurgiche. La sua ricerca della “trasmutazione” non era solo spirituale ma tecnica: creò colori indelebili, tessuti impermeabili e le celebri Macchine Anatomiche, due scheletri con l’intero sistema circolatorio perfettamente ricostruito attraverso misteriose tecniche di metallizzazione.
  • La Concezione del Sapere: Per il Principe, la conoscenza era un “tesoro accessibile solo a pochi eletti”, un concetto simboleggiato dal tema del velo (come nel Cristo Velato o nella Pudicizia). Il velo rappresenta Iside, la natura che cela i propri segreti all’occhio profano e li rivela solo a chi ha la costanza di indagare gli arcana naturae

Simbolismo nella Cappella Sansevero

La Cappella non è solo un monumento funerario, ma un vero testamento intellettuale

  • Cristo Velato: Oltre al valore artistico, simboleggia l’occultamento della verità divina.
  • La Pudicizia: Dedicata alla madre, richiama la dea Iside e rappresenta la sapienza velata.
  • Il Disinganno: Rappresenta la fase finale dell’iniziazione, dove l’uomo si libera dai vincoli mondani (la rete) guidato dal genio alato (la ragione/fede).
  • Medaglioni e Virtù: Spesso contengono riferimenti alla “pietra grezza” e alla “pietra levigata”, simboli del perfezionamento morale e spirituale dell’iniziato massone. 

La “Leggenda Nera”

A causa dei suoi esperimenti e delle sue idee radicali (per cui subì la scomunica e dovette ufficialmente abiurare nel 1751), nacque il mito del “Principe Diavolo”. Le leggende popolari lo descrivevano come un mago capace di uccidere servitori per metallizzare le loro vene o di creare creature artificiali nei suoi laboratori sotterranei. 

Lo scioglimento della loggia massonica di Napoli legata a Raimondo di Sangro avvenne ufficialmente nel 1751 a causa di forti pressioni politiche e religiose. 

I passaggi chiave furono:

  • La Bolla Papale: Il 18 maggio 1751, Papa Benedetto XIV emanò la bolla Providas Romanorum Pontificum, che rinnovava la condanna della Massoneria e ne proibiva l’appartenenza ai cattolici.
  • L’Editto Regio: In seguito alla bolla e alle pressioni della Santa Sede, Re Carlo di Borbone pubblicò l’editto del 10 luglio 1751, che vietava ufficialmente le attività massoniche nel Regno di Napoli.
  • L’abiura di Raimondo di Sangro: Per evitare conseguenze penali e la confisca dei beni, il Principe, che era Gran Maestro della Massoneria napoletana, consegnò al Re la lista degli affiliati e sciolse pubblicamente la loggia. 

Nonostante l’atto ufficiale di sottomissione, molti studiosi ritengono che Raimondo di Sangro abbia continuato a coltivare i propri ideali esoterici in segreto, trasferendo il simbolismo massonico all’interno del progetto iconografico della Cappella Sansevero.

Quando il Re si rese conto che tutti i notabili di Napoli ne facevano parte sciolse sì la loggia ma senza tante ripercussioni o punizioni … ehhhdai !!!

ci furono punizioni o ripercussioni per i nobile che ne facevano parte ? Raimondo di Sangro era stato condannato a morte dai massoni per aver rivelato i nomi …

In seguito all’editto regio del 1751, le ripercussioni per i nobili massoni furono principalmente di natura politica e sociale, mentre la figura di Raimondo di Sangro è al centro di una controversa narrazione tra storia e leggenda riguardo al suo “tradimento”.

Punizioni e ripercussioni per i nobili

Nonostante il divieto ufficiale del 1751, la repressione non portò a esecuzioni di massa o confische sistematiche per l’aristocrazia. 

  • Ammende e Abiura: Molti nobili furono costretti all’abiura pubblica delle proprie convinzioni per mantenere i propri privilegi ed evitare la scomunica papale.
  • Protezione Regale: Re Carlo di Borbone, inizialmente tollerante, colpì la Massoneria per ragioni diplomatiche verso il Papa, ma cercò di limitare i danni alle casate più influenti del regno.
  • Ritiro a vita privata: Molti “fratelli” scelsero il silenzio o continuarono le attività in logge segrete e più ristrette, meno esposte al controllo statale. 

Il “Tradimento” di Raimondo di Sangro

La questione della condanna a morte da parte dei massoni è un tema dibattuto tra verità storica e mito esoterico:

  • L’atto di consegna: Per salvare se stesso e proteggere la famiglia dalle accuse di eresia, il Principe consegnò al Re la lista degli affiliati alla loggia. Questo gesto fu visto dai massoni più ortodossi come un tradimento imperdonabile del segreto iniziatico.
  • La leggenda della condanna: Sebbene non esistano documenti storici che provino una sentenza di morte emessa da un tribunale massonico, la tradizione esoterica narra che Raimondo fu “condannato simbolicamente” o moralmente dai suoi ex confratelli.
  • Isolamento: La vera punizione per il Principe fu l’ostracismo. Dopo il 1751, rimase isolato sia dalla Chiesa (che non credette mai del tutto al suo pentimento) sia dai circoli massonici internazionali, rifugiandosi completamente nei suoi studi privati e nel completamento della Cappella Sansevero. 

Raimondo di Sangro fu effettivamente imprigionato nel 1730, ma non per motivi legati all’esoterismo o alla massoneria, bensì per debiti di gioco.

Ecco i dettagli del fatto:

  • La detenzione a Gaeta: All’età di vent’anni, il giovane Principe fu rinchiuso per circa una settimana nella Fortezza di Gaeta.
  • Il motivo: La causa furono i debiti contratti a causa del gioco d’azzardo, un vizio che lo aveva portato a dissipare ingenti somme. La famiglia, preoccupata per la sua condotta e per il patrimonio, ottenne dal Re un provvedimento di carcerazione per dargli una lezione.
  • La svolta: Si dice che proprio questo periodo di isolamento forzato abbia segnato profondamente il Principe, portandolo ad abbandonare la vita dissoluta per dedicarsi anima e corpo agli studi scientifici, alchemici e alla gestione del patrimonio familiare, che culminerà poi nel progetto della Cappella Sansevero. 

Quanto alla condanna a morte dai massoni, come accennato in precedenza, non esistono prove storiche di una sentenza fisica eseguita, ma la “morte civile” e l’ostracismo subiti dopo la consegna delle liste degli affiliati al Re nel 1751 alimentarono questa leggenda nera nel tempo. 

Raimondo di Sangro è accreditato per aver sintetizzato il blu oltremare artificiale nel suo laboratorio di Napoli oltre cinquant’anni prima del chimico francese Jean-Baptiste Guimet, che ne registrò ufficialmente l’invenzione solo nel 1828.

I dettagli principali di questa scoperta, confermata da recenti studi scientifici dell’Università di Bari presentati nel 2024, includono:

  • Creazione del pigmento: Il Principe riuscì a riprodurre artificialmente il prezioso colore che all’epoca si otteneva solo dai costosi lapislazzuli provenienti dall’Afghanistan.
  • Utilizzo artistico: Questo pigmento fu impiegato per decorare la cornice della pala d’altare (Altorelievo della Deposizione) all’interno della Cappella Sansevero, dove è tuttora visibile per la sua straordinaria lucentezza.
  • Significato alchemico: Oltre al valore tecnico, l’invenzione faceva parte delle sue sperimentazioni sulla “trasmutazione” della materia e sulla produzione di pietre preziose artificiali, ambiti in cui il Principe fondeva scienza e ricerca esoterica.

All’epoca, il blu oltremare naturale era più costoso dell’oro; la capacità di produrlo sinteticamente rappresentò un traguardo chimico rivoluzionario per il XVIII secolo.

Scienza e Materiali

  • Lume Perpetuo: Una lampada alimentata da un composto chimico (probabilmente a base di fosforo e ossa umane, secondo gli studi alchemici) capace di bruciare per mesi senza consumare combustibile.
  • Seta Vegetale e Cera Artificiale: Ricavò tessuti simili alla seta e cere pregiate partendo da fibre vegetali comuni, anticipando di secoli la ricerca sui materiali sintetici.
  • Pietre Preziose Artificiali: Sviluppò tecniche per creare gemme e vetri colorati sintetici che imitavano perfettamente pietre naturali come lapislazzuli e rubini.
  • Marmi Alchemici: Riuscì a colorare il marmo e a imprimervi immagini che penetravano in profondità nella pietra, rendendole indistruttibili. 

Ingegneria e Meccanica

  • Carrozza Marittima: Un veicolo anfibio dotato di ruote a pale e cavalli di sughero e legno, con cui nel 1770 solcò le acque del porto di Napoli, sbalordendo la corte e i cittadini.
  • Stampa a più colori: Inventò una pressa tipografica in grado di stampare diverse tonalità con un unico passaggio di rullo, una tecnologia rivoluzionaria per l’epoca.
  • Macchina Idraulica: Un dispositivo capace di sollevare l’acqua a qualsiasi altezza senza l’uso di pompe tradizionali. 

Arte Militare e Pirotecnica

  • Archibugio a aria compressa: Un’arma da fuoco che poteva funzionare sia con polvere da sparo che con aria compressa, donata poi a Carlo di Borbone.
  • Fuochi d’Artificio Colorati: Fu il primo a introdurre nuove tonalità nei giochi pirici (come il verde erba e il giallo limone) e a creare fuochi che imitavano suoni naturali, come il canto degli uccelli. 

Queste invenzioni sono oggi esplorate attraverso percorsi dedicati presso il Museo Cappella Sansevero, dove il confine tra genio scientifico e mito alchemico rimane tuttora uno degli aspetti più affascinanti della sua eredità. 

Il segreto del “blu” di Raimondo di Sangro risiede nella sua capacità di sintetizzare la

lazurite, il minerale che conferisce il colore blu al lapislazzulo, attraverso un processo chimico-alchemico che ha anticipato di decenni la scienza ufficiale. 

Analisi scientifiche recenti (2024-2025) condotte dall’Università di Bari hanno confermato che il pigmento presente nella cornice dell’altare maggiore della Cappella Sansevero è effettivamente blu oltremare artificiale

Il processo di creazione 

Sebbene il Principe non abbia lasciato una “ricetta” scritta completa, gli studi sui campioni e sui suoi laboratori (come la stanza della Fenice) indicano che il processo si basava sulla palingenesi minerale

  • Composizione Chimica: La formula ottenuta è simile a quella della lazurite naturale (Na35Al3Si3O12S12cap N a sub 3 – sub 5 cap A l sub 3 cap S i sub 3 cap O sub 12 cap S sub 1 – sub 2𝑁𝑎3–5𝐴𝑙3𝑆𝑖3𝑂12𝑆1–2), ma priva dei minerali accessori tipicamente presenti nel lapislazzulo estratto in natura, come la pirite o la calcite.
  • Tecnica Alchemica: Il Principe imitava i processi naturali di formazione delle pietre attraverso la manipolazione di sostanze in laboratorio. È probabile che riscaldasse miscele di materiali comuni (come argille, silice e zolfo) per provocare la trasmutazione chimica necessaria a generare il blu.
  • Scopo: Questa invenzione non aveva solo un fine artistico, ma serviva a dimostrare che l’uomo poteva “perfezionare” la natura, un concetto centrale sia nell’alchimia che nella simbologia massonica della rigenerazione. 

Grazie a questa scoperta, Raimondo di Sangro è oggi riconosciuto come il precursore della sintesi del blu oltremare, superando cronologicamente il metodo registrato ufficialmente dal chimico Jean-Baptiste Guimet nel 1828. 

Il procedimento esatto utilizzato da Raimondo di Sangro per creare il suo blu oltremare artificiale non è descritto in un singolo ricettario pubblico, ma è stato ricostruito attraverso analisi scientifiche avanzate condotte dall’Università di Bari (risultati presentati nel 2024 e pubblicati nel 2025). 

Il metodo si basava su un concetto alchemico chiamato palingenesi minerale, ovvero la capacità di “far rinascere” o replicare artificialmente pietre preziose partendo da componenti elementari. 

Il processo tecnico-scientifico 

Secondo gli studi del dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali (Guidati dai professori Monno, Tempesta e De Ceglia), il Principe ottenne il pigmento seguendo questi passaggi: 

  1. Sintesi della Lazurite: A differenza dei metodi naturali che estraggono il pigmento dal lapislazzuli grezzo, Raimondo sintetizzò direttamente la lazurite (il minerale blu). Le analisi al microscopio elettronico (SEM-EDS e TEM) hanno rivelato l’assenza di minerali accessori tipici del lapislazzuli naturale, come pirite o calcite, confermando l’origine sintetica.
  2. Riscaldamento ad alte temperature: Il processo prevedeva la calcinazione di una miscela di materiali base. Sebbene la ricetta specifica di Di Sangro fosse segreta, il principio chimico dell’epoca (simile a quello poi formalizzato nel 1826) richiedeva il riscaldamento controllato di caolino (argilla), carbonato di sodio e zolfo.
  3. Formazione della struttura a “gabbia”: Il calore facilitava la formazione della struttura cristallina della sodalite, all’interno della quale venivano intrappolati radicali di zolfo (S3cap S sub 3 raised to the negative power𝑆−3 e S2cap S sub 2 raised to the negative power𝑆−2), responsabili della vibrante colorazione blu.
  4. Applicazione: Il pigmento così ottenuto fu applicato sulla cornice del bassorilievo dell’Altare Maggiore della Cappella Sansevero. Le analisi hanno mostrato uno spostamento spettroscopico unico (banda di riflettanza), che distingue il suo blu sia da quello naturale che dalle versioni sintetiche successive del XIX secolo. 

Primato storico 

Questa scoperta è rivoluzionaria perché anticipa di oltre 50 anni l’invenzione ufficiale del blu oltremare sintetico attribuita a Jean-Baptiste Guimet (1828). Raimondo di Sangro non creò solo un colore, ma un vero e proprio “lapislazzuli artificiale” nel suo laboratorio sotterraneo, la “Stanza della Fenice”. 

È importante distinguere tra due tipi di blu molto diversi per composizione e valore: quello degli Egizi e quello “scoperto” da Raimondo di Sangro.

Gli Egizi inventarono effettivamente il primo pigmento sintetico della storia (intorno al 3100 a.C.), noto come Blu Egizio. Tuttavia, si trattava di un composto a base di rame (silicato di rame e calcio). Sebbene rivoluzionario, questo colore non aveva la brillantezza, la profondità o la stabilità del blu più prezioso in assoluto: il Blu Oltremare

Ecco le differenze fondamentali che rendono unica l’invenzione del Principe:

  • L’obiettivo era il Lapislazzulo: Il Blu Oltremare naturale si otteneva solo macinando il lapislazzuli, una pietra semipreziosa che arrivava dall’Afghanistan e costava più dell’oro. Gli Egizi usavano il lapislazzuli per i gioielli, ma non riuscirono mai a trasformarlo in un pigmento per dipingere perché, una volta macinato, diventava un grigio spento a causa delle impurità.
  • La natura del pigmento: Il segreto di Raimondo di Sangro (scoperto scientificamente nel 2024-2025) è stato quello di creare un Blu Oltremare artificiale (sintesi della lazurite). Non ha creato un blu “qualsiasi”, ma ha replicato chimicamente la struttura minerale del lapislazzuli puro in laboratorio.
  • Il primato cronologico: Prima della scoperta legata al Principe, si pensava che il Blu Oltremare artificiale fosse stato inventato solo nel 1828 dal chimico Guimet. Gli studi recenti dell’Università di Bari confermano invece che Raimondo di Sangro ci era riuscito oltre 50 anni prima, rendendo il suo esemplare nella Cappella Sansevero il più antico al mondo. 

In sintesi: mentre gli Egizi hanno inventato un ottimo surrogato a base di rame, il Principe di Sansevero è stato il primo a produrre sinteticamente il “re dei colori”, superando una sfida chimica che era rimasta irrisolta per millenni. 

E a proposito di Blu … il blu KLEIN ?

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