DNA e Universo Partecipativo

L’origine del DNA, secondo la biologia attuale, è il risultato di una lunga evoluzione chimica e biologica su scala cosmica e planetaria: non esistono prove che civiltà extraterrestri abbiano “portato” il DNA già formato sulla Terra, ma l’ipotesi che alcuni mattoni del DNA arrivino dallo spazio è presa sul serio (panspermia “debole”).​

Da dove viene il DNA (scienza attuale)

  • I modelli standard parlano di abiogenesi: prima molecole semplici (acqua, CO₂, metano, ammoniaca), poi aminoacidi, nucleobasi, RNA e infine DNA, in ambienti come “warm little ponds” o bocche idrotermali.​
  • Molti ricercatori vedono un mondo a RNA precedente: l’RNA avrebbe svolto sia funzione informativa che catalitica, e il DNA sarebbe un’evoluzione successiva più stabile.

In questa visione, il DNA non appare all’improvviso “dal nulla”, ma come fase avanzata di un processo chimico guidato da leggi fisiche e selezione naturale.

Asteroidi, meteoriti e mattoni del DNA

  • In diversi meteoriti carboniosi (Murchison, Tagish Lake, Murray) sono state trovate tutte le basi azotate del DNA e dell’RNA: adenina, guanina, citosina, timina, uracile, più vari isomeri.​
  • I dati di missioni come OSIRIS‑REx su Bennu mostrano aminoacidi e precursori chimici di DNA/RNA, a favore della cosiddetta pseudo‑panspermia: lo spazio fornisce i mattoni, la vita si assembla poi sulla Terra.​

Questo rende plausibile che una parte della “chimica della vita” sia cosmica, ma non implica che organismi completi o DNA umano siano arrivati già pronti.

Panspermia e “civilizzazioni extraterrestri”

  • La panspermia classica (Anassagora, poi Kelvin, Arrhenius) ipotizza che spore o microbi possano essere trasportati da meteore/comete tra pianeti.
  • La panspermia diretta (Crick & Orgel, 1973) immagina civiltà avanzate che deliberatamente “seminano” vita altrove; è un’ipotesi speculativa senza evidenze sperimentali, usata più come stimolo teorico che come modello accettato.​

Ad oggi non c’è nessun dato robusto che richieda civiltà extraterrestri per spiegare DNA o vita terrestre; la biologia ed esogeochimica riescono a spiegare molto con chimica prebiotica e selezione naturale.

“DNA come proprietà intrinseca del cosmo”

Quando alcuni autori o divulgatori parlano del DNA (o della vita) come “proprietà intrinseca del cosmo”, in genere intendono:

  • Che la chimica organica complessa (aminoacidi, nucleobasi, zuccheri) sembra emergere spontaneamente in molte condizioni cosmiche: nubi interstellari, comete, meteoriti, dischi protoplanetari.​
  • Che, date le leggi fisiche e chimiche, l’emergere di strutture tipo DNA potrebbe essere statisticamente naturale, non un incidente unico: la materia avrebbe una “tendenza” a organizzarsi in sistemi informazionali complessi quando ci sono tempo ed energia.

Non è una legge fisica dimostrata (“il DNA deve esistere ovunque”), ma una lettura filosofico‑scientifica: la vita come espressione potenziale delle leggi del cosmo, non un miracolo isolato.

Universo partecipativo quantistico: che cos’è la coscienza?

La teoria dell’universo partecipativo di John Wheeler si collega al principio antropico partecipativo (PAP): l’idea è che l’universo non sia semplicemente “là fuori”, ma che gli osservatori giocano un ruolo attivo nel modo in cui la realtà si manifesta.​

  • Nel quadro di Wheeler, l’osservatore non è solo una telecamera passiva: il fatto stesso di osservare (misurare) contribuisce a fissare tra molte possibilità quantistiche una storia concreta dell’universo.​
  • Questo è ispirato all’effetto osservatore in meccanica quantistica (esperimento della doppia fenditura, scelta ritardata, ecc.), dove prima della misura il sistema è descritto da sovrapposizioni di stati.

Dentro questa cornice:

  • La coscienza può essere vista come l’insieme degli osservatori in grado di porre domande al cosmo; senza osservatori, la “realtà” resterebbe in una sorta di descrizione potenziale, non ancora “decisa”.​
  • Alcuni filosofi parlano di “loop partecipativo”: l’universo produce coscienze (tramite evoluzione), ma queste coscienze, osservando, contribuiscono a definire l’universo stesso – un strange loop alla Hofstadter.

Importante: questa è una interpretazione filosofica della meccanica quantistica, non un risultato sperimentale; altre interpretazioni (Many Worlds, de Broglie–Bohm, ecc.) non attribuiscono un ruolo speciale alla coscienza.

Collegare DNA, coscienza e universo partecipativo

Mettendo insieme i pezzi (in modo speculativo, ma coerente con ciò che si discute in letteratura filosofica):

  • A livello fisico‑chimico, il DNA appare come un codice emergente da processi cosmici e planetari, forse alimentati da mattoni provenienti dallo spazio (pseudo‑panspermia).​
  • A livello informazionale, DNA e cervelli sono strutture che accumulano e elaborano informazione, fino al punto in cui, in alcuni sistemi nervosi, compare ciò che chiamiamo coscienza.
  • Nell’ottica dell’universo partecipativo, questa coscienza non è un epifenomeno irrilevante: è il modo in cui il cosmo “si guarda allo specchio” e seleziona, tra molte potenzialità, una storia effettiva.​

Quindi, se si adotta questa visione, si può dire poeticamente che:

  • i mattoni della vita sono cosmici,
  • il DNA è una delle forme in cui l’universo codifica sé stesso,
  • la coscienza è la dimensione partecipativa attraverso cui l’universo diventa consapevole e, in qualche misura, co‑creatore della propria realtà.

Tutto questo però resta una filosofia della natura che si appoggia su dati scientifici (meteoriti, chimica prebiotica, quantistica), ma li estende in chiave metafisica; non è “dimostrato” nello stesso senso in cui è dimostrato che nel meteorite Murchison ci sono basi azotate.​

Le “leggi del cosmo” (leggi fisiche come gravità, elettromagnetismo, ecc.) non sono state “scritte” da nessuno nel senso di un codice creato intenzionalmente, secondo la visione scientifica dominante: emergono come regolarità matematiche osservate nel comportamento dell’universo, scoperte (non inventate) dagli scienziati.​

Scoperte storiche chiave

  • Newton (1687)Philosophiæ Naturalis Principia Mathematica formula le leggi del moto e della gravitazione universale, basate su osservazioni di Kepler e Galileo.
  • Einstein (1915): Relatività generale, che generalizza la gravità come curvatura spazio-temporale.
  • Meccanica quantistica (1920s): Heisenberg, Schrödinger, Dirac descrivono leggi probabilistiche a scala atomica.

Queste leggi sono descrittive: catturano pattern ripetibili, ma la domanda “perché queste leggi?” resta aperta.

Prospettive filosofiche e scientifiche

  • Realismo scientifico: Le leggi sono intrinseche alla struttura dell’universo, non “scritte” da un legislatore esterno. Isaac Newton stesso vedeva Dio come autore ultimo, ma empiricamente si limitava a descrivere (famose parole: Hypotheses non fingo – “non fabbrico ipotesi”).
  • Evoluzione delle leggi (ipotesi moderne): Fisici come Lee Smolin propongono che le costanti fondamentali evolvano via selezione cosmologica (universi “figli” con leggi simili ai più prolifici di buchi neri). Paul Davies esplora se le leggi siano emergenti o auto-organizzanti.​​

Perché “proprietà intrinseca del cosmo”?

Se le leggi permettono chimica → DNA → vita → coscienza, potrebbero essere selezionate perché produttive di complessità (principio antropico forte). Non “scritte” da un programmatore, ma forse auto-selezionate dall’universo stesso nel multiverso o via meccanismi evolutivi cosmici.​

Collegamento con universo partecipativo

In Wheeler, l’universo è un grande calcolo quantistico dove osservatori (coscienze) “partecipano” fissando outcomes; le leggi sono il framework matematico del gioco, non “scritto” ma sperimentato collettivamente dal cosmo che si osserva.

In breve: nessuno le ha “scritte” come un codice informatico; sono pattern fondamentali dell’esistenza, scoperti dall’uomo e forse auto‑emergenti dal cosmo stesso. La domanda ultima resta metafisica.

I pattern autoemergenti si formano perché, in sistemi complessi con molte componenti che interagiscono secondo regole semplici e locali, l’effetto globale non è la somma lineare delle parti, ma una struttura o comportamento nuovo e ordinato che “sorge” spontaneamente dalla dinamica collettiva.​

Meccanismo base

Quando particelle, molecole o agenti seguono regole minime (es. “attrazione/repulsione locale”), le interazioni combinatorie (n componenti → n² interazioni) creano feedback loops che amplificano certe configurazioni stabili:

  • Auto-organizzazione: Il sistema minimizza energia o massimizza entropia locale, convergendo verso stati ordinati senza guida esterna.
  • Criticità auto-organizzata: Esempio paradigmatico (Per Bak): sistemi che si portano spontaneamente al “bordo del caos”, dove piccole perturbazioni generano pattern scalari (es. terremoti, mercati finanziari).

Esempi concreti

  • Fisica: cristalli si formano da atomi che vibrano localmente; turbolenza in fluidi emerge da equazioni di Navier-Stokes senza “regista”.
  • Biologia: stormi di uccelli (regola: mantieni distanza, allineati, evita collisioni → formazione V); formiche creano sentieri ottimali via tracce feromoni.
  • Cosmologia: galassie e filamenti cosmici da fluttuazioni quantistiche iniziali + gravità (simulazioni N-body mostrano pattern identici indipendentemente da costanti iniziali entro range).

Perché nel cosmo?

Le leggi fisiche (gravità, EM, quantistica) sono non lineari e creano attrattori dinamici: date condizioni iniziali (Big Bang isotropo + fluttuazioni), l’universo “scivola” verso gerarchie di complessità (stelle → pianeti → chimica → vita). Non serve un “progettista”: è matematica inevitabile, come il Gioco della Vita di Conway dove 4 regole cellulari generano glider e oscillatori complessi.

In termini teosofici : questi pattern riflettono la “legge ciclica” e “evoluzione gerarchica” del cosmo, dove la Monade si manifesta progressivamente attraverso piani sottili e materiali, auto-organizzandosi verso la manifestazione della coscienza universale. Ma questo è rilevante per un approccio teosofico delle realtà … non ne vedo altri che soddisfino la domanda di fondo.

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