Mio papà mi chiamava lupetto quando ero bambino … ci deve essere un fondo di verità nell’analisi antropologica di Eisler …
Un Classico Dimenticato dell’Antropologia Profonda
Nel panorama della ricerca archetipica e antropologica del Novecento, Uomo Lupo. Saggio sul sadismo, il masochismo e la licantropia di Robert Eisler (1951) occupa un posto unico e irripetibile. Storico dell’arte, biblista e antropologo interdisciplinare, Eisler prende il mito del licantropo – figura onnipresente dalle saghe nordiche ai Purana indiani – e lo trasforma nell’emblema di un trauma evolutivo specifico: la metamorfosi del primate umano da raccoglitore frugivoro e pacifico a cacciatore mimetico di branco lupesco.
Scritto come ampliamento di una conferenza alla Royal Society of Medicine e pubblicato postumo da Routledge, il libro arriva in Italia con Adelphi (2019) nella traduzione di Sabrina Giambruno, con una postfazione illuminante di Brian Collins. Non è un trattato psicanalitico né un saggio mitologico: è un manifesto evolutivo che unisce Freud, Jung, Lévi-Strauss e la preistoria più avanzata in una tesi tanto audace quanto coerente.
La Tesi Rivoluzionaria: La “Caduta Lupesca”
Eisler rifiuta categoricamente l’idea freudiana di pulsioni aggressive innate. Sadismo e masochismo non sono eredità biologiche, ma acquisizioni storiche traumatiche, cristallizzatesi quando l’uomo preistorico – intorno ai 40.000 anni fa, durante l’ultimo massimo glaciale – abbandonò la dieta vegetariana dei primati arboricoli per imitare i branchi di lupi nella caccia cooperativa.
Questa “lupizzazione mimetica” genera una triade psichica indissolubile:
- Sadismo: identificazione aggressiva col predatore alfa
- Masochismo: sottomissione rituale al capobranco dominante
- Licantropia: ricordo archetipico della metamorfosi antropo-lupesca
Le pulsioni si sedimentano nell’inconscio collettivo junghiano come archetipi patogeni, emergendo nei riti dionisiaci, nelle saghe licantropiche e nelle psicopatologie moderne.
Vado a verificare quest’affermazione che l’uomo preistorico intorno ai 40.000 anni fa abbandonò una dieta vegetariana per imitare i lupi nella caccia cooperativa durante l’ultimo massimo glaciale, descrive un’evoluzione alimentare significativa, ma è una semplificazione; l’uomo del Paleolitico era onnivoro, cacciatore-raccoglitore, combinando carne di selvaggina con vegetali selvatici (frutti, radici, semi) e la caccia cooperativa, specialmente in periodi glaciali, divenne cruciale per la sopravvivenza, integrando le risorse vegetali.
Elementi chiave della dieta paleolitica:
- Caccia e Raccolta: La dieta era basata su ciò che l’ambiente offriva: caccia di mammut e altri animali, pesca, e raccolta di piante, bacche, radici e funghi.
- Onnivoro e Adattabile: Non era strettamente vegetariano, ma un onnivoro opportunista, integrando proteine animali con carboidrati e fibre vegetali.
- Caccia Cooperativa: L’imitazione dei branchi di predatori come i lupi nella caccia di gruppo si sviluppò nel Paleolitico, diventando una strategia fondamentale, soprattutto per abbattere grandi prede e sopravvivere durante le glaciazioni.
- Evoluzione: L’uomo divenne più dipendente dalla carne nelle fasi più recenti del Paleolitico, ma già nel Paleolitico inferiore (30.000-10.000 a.C.) si nutriva anche di farine vegetali, come mostrano ritrovamenti archeologici.
Quindi, sebbene la caccia cooperativa e l’aumento del consumo di carne siano fondamentali per l’evoluzione umana, l’abbandono di una dieta “vegetariana” non fu un’improvvisa transizione ma un processo evolutivo di onnivoria e adattamento, con la caccia che diventava sempre più organizzata e centrale.
Torniamo al pensiero del nostro Eisler :
Il Metodo: Iconologia, Mitologia Comparata, Preistoria
Eisler dispiega un’erudizione sterminata, analizzando oltre 300 esempi mitologici:
- Grecia: Lycaon, re dell’Arcadia, serve carne umana a Zeus e viene mutato in lupo
- India: i nri-vris (uomini-lupi) dei Veda, antenati totemici
- Siberia: sciamani che “diventano lupo” (vargr)
- Europa medievale: i loup-garou processati dall’Inquisizione
- Africa equatoriale: società segrete dei leopard-men
Il lupo non è solo predatore: incarna il modello sociale primordiale – caccia cooperativa, gerarchia ferrea, sottomissione codificata. Eisler vede nei culti lupeschi il fossile psichico della struttura di branco.
Licantropia Clinica: L’Archetipo che Irrompe
Particolarmente affascinante è l’analisi della licantropia patologica: pazienti che “sentono” di trasformarsi in lupi, ululano alla luna, temono la luce solare. Per Eisler non si tratta di mera follia, ma di irrompere della memoria archetipica: l’inconscio collettivo ricorda la metamorfosi evolutiva. Il lupo mannaro è l’uomo che regredisce al trauma originario.
Qui Eisler integra magistralmente Jung (complesso totemico) e Freud (pulsione orale cannibalesca), ma con una svolta antropologica: la licantropia non è universale, è eredità del cacciatore mimetico.
Riti e Simboli: Il Lupo Sacro
Il saggio esplora i culti lupeschi con profondità warburgiana:
- Complesso di Cassandra: profetesse vergini “lupesche” sacrificate
Il concetto di “profetesse vergini lupesche” incrocia il mito classico di Cassandra con le simbologie della caccia cooperativa e delle iniziazioni guerriere indoeuropee.
1. Cassandra e il legame “Lupesco” (Alexandra)
Nella letteratura greca, il legame tra Cassandra e il lupo emerge prepotentemente nel poema “Alexandra” di Licofrone.
- Etimologia e nomi: Il titolo stesso, Alexandra, è l’altro nome di Cassandra. In questo testo oscuro, la profetessa utilizza un linguaggio “lupesco” e animalesco, descrivendo eroi e popoli attraverso metafore di fiere (lupi, leoni).
- Natura “selvaggia”: Cassandra rappresenta la voce della verità non mediata dalla civiltà, spesso descritta in uno stato di frenesia simile a quello dei lupi o delle bestie selvagge, contrapponendosi all’ordine “olimpico” e patriarcale.
2. Il Complesso di Cassandra e il Sacrificio
In ambito psicologico e femminista, il Complesso di Cassandra indica la condizione di chi vede verità future ma non viene creduto, portando all’emarginazione o alla distruzione del soggetto.
- La Vergine sacrificata: Mitologicamente, Cassandra è una vergine consacrata ad Apollo che viene “sacrificata” due volte: prima nella sua credibilità (maledizione di Apollo) e infine fisicamente, uccisa da Clitennestra a Micene come bottino di guerra.
- Connessione con le iniziazioni: Il termine “lupesco” richiama le società guerriere (kóryos) dove i giovani, per diventare uomini, dovevano vivere come “lupi” (fuorilegge) ai margini della società. Cassandra incarna la versione femminile e tragica di questo “margine”: mentre il giovane lupo rientra nella società come guerriero, la profetessa rimane intrappolata nel suo stato liminale e viene eliminata.
L’essere “intrappolata in uno stato liminale” definisce la tragedia di Cassandra come figura sospesa tra mondi opposti, una condizione che la rende “mostruosa” agli occhi della società e ne decreta il sacrificio.
La soglia (Limen) come prigione
In antropologia, la liminalità è la fase intermedia di un rito di passaggio: il momento in cui non si è più chi si era prima, ma non si è ancora ciò che si diventerà. Cassandra è bloccata in questa “terra di nessuno” per diverse ragioni:
- Tra Umano e Divino: Possiede la conoscenza degli dèi (la profezia) ma abita un corpo mortale. Questa asimmetria la rende estranea sia all’Olimpo che alla comunità di Troia.
- Tra Ragione e Follia: La sua verità, espressa spesso in uno stato di estasi o frenesia (il linguaggio “lupesco” dell’Alexandra di Licofrone), è percepita come delirio. È la “donna pazza” che dice il vero, una contraddizione che la società non può integrare.
- Tra Civiltà e Natura Selvaggia: Come i giovani iniziandi che diventavano “lupi” vivendo fuori dalle mura, Cassandra vive ai margini psichici della città. Tuttavia, mentre per i maschi lo stato lupesco è temporaneo e finalizzato a diventare guerrieri, per lei è una condanna permanente.
Il sacrificio della figura liminale
Le figure liminali sono percepite come pericolose perché sfuggono alle classificazioni sociali.
- Impossibilità di integrazione: Non potendo essere “normalizzata” (nessuno le crede) né “divinizzata” (è maledetta da Apollo), Cassandra rimane un elemento di disturbo.
- La morte come risoluzione: Il suo assassinio finale a Micene non è solo un atto di violenza, ma la risoluzione rituale di una tensione insopportabile: la società elimina l’elemento che sta sulla soglia e che, con la sua sola presenza, ricorda l’imminenza del disastro e la fallibilità dell’ordine costituito.
In questo senso, il Complesso di Cassandra moderno riflette lo stato di chi occupa i margini (attivisti, scienziati inascoltati, minoranze) e vede “le crepe del sistema” pur restando impotente all’interno di esso.
3. Profetesse e Lupi nelle tradizioni nordiche
Sebbene Cassandra sia greca, il parallelismo con le tradizioni nordiche è forte:
- Veleda e le profetesse germaniche: Tacito descrive profetesse vergini venerate come dee che vivevano isolate, simili alla figura di Cassandra.
- L’animale totemico: Come i berserkr (orsi) e gli úlfheðnar (lupi) entravano in trance per combattere, Cassandra entra in una trance profetica che la rende “aliena” e incomprensibile alla sua comunità, segnando il suo destino di vittima sacrificale della storia.
- Dionisiaco: “Euoi!” come ululato rituale del branco
- Masochismo sacro: identificazione con la preda totemica
Eisler collega questi pattern ai misteri di Mitra (cacciatore-toro) e alle iniziazioni nordiche (berserkr, “camicia d’orso”).
Le iniziazioni nordiche dei berserkr erano riti di passaggio per guerrieri-sciamani che, indossando una “camicia d’orso” (il significato del termine), entravano in una trance furiosa per combattere.
I Guerrieri Berserkr
I berserkir erano guerrieri d’élite, spesso al servizio di re e signori come guardie del corpo o truppe d’assalto, che operavano ai margini della società norrena. Erano adepti di un culto legato al dio Odino e credevano di poter assumere le caratteristiche e la forza degli animali totemici, in particolare orsi e lupi (questi ultimi chiamati úlfheðnar).
Il Rito di Iniziazione e la “Camicia d’Orso”
Il termine berserkr deriva dall’antico norreno “ber” (orso) e “serkr” (camicia/tunica), significando letteralmente “camicia d’orso“. Si ritiene che parte del rito consistesse nell’indossare una pelle d’orso (o di lupo) per simboleggiare l’assunzione dello spirito e della forza dell’animale. Questa pratica non era solo un travestimento, ma un atto sciamanico per canalizzare la potenza della belva.
Lo Stato di Trance (berserkergang)
Il momento cruciale era l’induzione di un furore estatico, noto come berserkergangr, prima della battaglia.
- Comportamento: I guerrieri cominciavano a tremare, poi ululavano come animali, ringhiavano e mordevano i bordi dei loro scudi.
- Effetti: In questo stato di trance, si diceva che acquisissero una forza sovrumana, diventassero insensibili al dolore, al fuoco e alle armi da taglio, e perdessero il controllo razionale. La loro furia era tale da incutere terrore nei nemici e, a volte, rappresentare un pericolo anche per i propri compagni.
- Cause ipotizzate: Le fonti storiche sono ambigue sulle cause di questo stato. Le teorie moderne variano da una forma di isteria autoindotta o condizionamento psicologico all’uso di sostanze psicoattive, come la belladonna o i funghi allucinogeni (Amanita muscaria).
Con la progressiva cristianizzazione della Scandinavia, i berserkr vennero emarginati e infine banditi dalla società, ma la loro figura rimase un simbolo potente nelle saghe norrene.
La Speranza Terapeutica: Ritorno al Primate Pacifico
Contro il pessimismo freudiano del Thanatos innato, Eisler offre una visione radicalmente ottimistica:
«Se sadismo e masochismo sono acquisizioni storiche, allora sono storicamente reversibili. Se non ci fu mai una Caduta, non vi poté essere redenzione. Se invece ci fu una ben definita Caduta lupesca, esiste la speranza di modificare la nostra organizzazione sociale per riportare l’umanità alla sua condizione primordiale di innocenza.»
Prevede una nuova preistoria pacifica, basata su scimpanzé e bonobo moderni, che confuterebbe la inevitabilità della violenza organizzata.
Influenza e Posterità
Il libro, inizialmente trascurato, influenza silenziosamente:
- Eranos Circle: Jung approfondisce l’archetipo lupesco
- Antropologia strutturale: Lévi-Strauss riprende la caccia mimetica
- Psicologia archetipica: Hillman esplora il “lupo selvaggio”
- Preistoria non violenta: Eisler anticipa i lavori di Riane Eisler (Calice e Spada)
Connessione con la Tua Ricerca Archetipica
Uomo Lupo è un gioiello per il tuo interesse teosofia-antropologia:
BLAVATSKY: "Razze Radice" = evoluzione archetipica
EISLER: "Caduta lupesca" = trauma evolutivo specifico
WARBRUG: "Pathosformel lupo" = memoria mimetica
JUNG: "Ombra lupesca" = archetipo patogeno
Eisler risponde alla tua domanda sul serpente: se Pueblo/Naga mediano pioggia (vita), il lupo media sangue (morte). Sono le due facce della natura ambivalente.
Edizioni e Accesso
- Originale: Man into Wolf (Routledge, 1951)
- Italiano: Adelphi 2019 (trad. Sabrina Giambruno)
- Eranos: Carteggi Eisler-Jung (Ascona, 15 min Lugano)
Conclusione: Il Lupo che Possiamo Scegliere
Eisler non offre consolazioni: riconosce la brutalità strutturale della storia umana. Ma dove Freud vede destino, lui vede scelta storica. L’uomo non nasce lupo: lo diventa per necessità glaciale. Può smettere di esserlo per scelta evolutiva consapevole.
Per chi come te esplora archetipi, teosofia e antropologia culturale, Uomo Lupo è molto più di un saggio: è una cartografia psichica che collega Blavatsky a Warburg passando per i fuochi delle caverne paleolitiche. Il lupo ulula ancora. Ma il primate frugivoro dorme dentro di noi.

Robert Eisler: Il Polimata Ribelle dell’Erudizione del Novecento
Robert Eisler (Vienna, 27 aprile 1882 – Oxted, Surrey, 17 dicembre 1949) rappresenta una delle figure più singolari e inclassificabili della cultura europea del XX secolo: storico dell’arte, biblista, economista, antropologo evolutivo, studioso di esoterismo e allievo di Carl Gustav Jung. Ebreo viennese convertito al cattolicesimo per amore di una baronessa austriaca, combattente della Grande Guerra sui fronti russo e italiano, sopravvissuto ai campi di concentramento di Dachau e Buchenwald, Eisler incarna il destino tragico dell’intellettuale ebraico mitteleuropeo tra due guerre mondiali.
Formazione Enciclopedica
Nato in una ricca famiglia ebraica viennese, Eisler studia all’Università di Vienna (dottorato 1904), perfezionandosi poi a Roma e Atene. La sua formazione spazia dalla filologia classica all’economia, dall’iconologia rinascimentale alla storia delle religioni. Collabora con l’Istituto Austriaco di Storia e insegna alla Sorbona (1927-28). Dal 1925 al 1931 è vice-segretario del Comitato per la Cooperazione Intellettuale della Società delle Nazioni a Parigi – un ruolo di prestigio che non gli impedisce di essere un eterno outsider accademico.
L’Esilio e la Sopravvivenza
Nel 1938, dopo l’Anschluss austriaco, viene internato a Dachau e Buchenwald. Sopravvive per un soffio e riesce a emigrare in Inghilterra prima della Seconda Guerra Mondiale. A Oxford diventa lettore universitario, ma la salute – minata dai campi – declina rapidamente. Muore nel 1949, due anni prima della pubblicazione postuma del suo capolavoro, Man into Wolf.
Temi Fondamentali della Ricerca
Eisler è celebre per tre contributi principali:
1. Gesù Storico Rivoluzionario
In Iesous Basileus ou Basileusas (1929-30), sostiene che Gesù fosse un zelota rivoluzionario essenzialmente politico, basandosi su un presunto manoscritto slavo delle Guerre Giudaiche di Flavio Giuseppe. Tesi controversa (e largamente rigettata), ma che anticipa gli studi moderni su Gesù come figura apocalittica militante.
2. Riforma Monetaria Anti-Inflazionistica
Negli anni ’30, durante la Grande Depressione, propone un dualismo valutario: moneta stabile per i salari + moneta fluttuante per gli investimenti. Testimonia al Parlamento britannico e pubblica Stable Money (1932). Le sue idee influenzano John Maynard Keynes.
3. Antropologia Evolutiva: Uomo Lupo
Il testamento scientifico: sadismo, masochismo e licantropia come eredità della “lupizzazione mimetica” preistorica (caccia cooperativa lupesca). Integra Jung, Freud e Lévi-Strauss in una visione ottimistica: la violenza è acquisita storicamente, quindi reversibile.
Erudizione Universale
Oltre 50 opere su:
- Storia antica: Orpheus-Dionysus (misteri ellenistici)
- Iconologia: Weltenmantel und Himmelszelt (astrologia antica)
- Esoterismo: The Royal Art of Astrology (1946)
- Economia: Das Geld (1924)
Gershom Scholem lo definisce “una figura sorprendente nel campo dell’erudizione”. Martin Buber rifiuta i suoi saggi, trovandoli troppo eterodossi.
Vita Personale: Il Polimata Inclassificabile
Eisler confessa a Buber di voler tornare all’ebraismo dopo il cattolicesimo per matrimonio, ma muore senza riconversione. Combatte in guerra, sopravvive ai nazisti, testimonia in Parlamento, eppure resta marginale. La sua forza è l’irriverenza disciplinare: collega Vangeli a moneta, licantropia a preistoria, astrologia a fisica.
Eredità e Riscoperta
Dopo decenni di oblio, Uomo Lupo viene riscoperto dall’Eranos Circle (Jung, Eliade, Hillman) e dagli antropologi evolutivi. Adelphi Italia (2019) ne segna il ritorno trionfale. Eisler anticipa:
- Preistoria non violenta (Riane Eisler)
- Antropologia mimetica (René Girard)
- Archetipi patogeni (psicologia archetipica)
Per la Tua Ricerca
Eisler è il ponte perfetto tra i tuoi interessi:
textTEOSOFIA (Blavatsky): Evoluzione archetipica
WARBRUG: Pathosformel mimetica
JUNG: Inconscio collettivo traumatico
TUCCI: Antropologia sul campo
Uomo Lupo spiega perché il serpente Pueblo/Naga porta pioggia (vita) mentre il lupo porta sangue (morte). Sono le due metamorfosi primordiali.
Da leggere: Adelphi 2019 + Eranos carteggi (Ascona, 15 minuti da Lugano). Eisler è il tuo alleato perduto nella convergenza teosofia-antropologia. Il polimata ti guarda dalle caverne paleolitiche.