Recuperare tutto ciò è stata la missione della mia vita sino ad ora ! Mi è sempre sorta una specie di nostalgia, come se in questa vita le cose che mi insegnavano fossero sbagliate e non rispettassero quello che avevo dentro … tutto chiaro ora !
La parola incanto appartiene a quel gruppo di termini in cui la storia linguistica coincide quasi perfettamente con una storia della cultura. Seguendone l’etimologia attraverso le epoche si scopre infatti non solo l’evoluzione di una parola, ma il mutamento di un’idea fondamentale: il potere della voce, del canto e della parola pronunciata.
Il termine italiano deriva dal latino incantum o incantare, verbo composto dal prefisso in- e dal verbo cantare. Letteralmente significa “cantare sopra”, “cantare contro”, “pronunciare cantando”. Nell’antica Roma l’incantatio non era una metafora poetica, ma un atto reale: una formula rituale pronunciata con ritmo e intonazione precisi per produrre un effetto sul mondo. L’atto magico non era pensato come una manipolazione occulta della materia, ma come una forma di parola efficace. Il canto, modulato secondo certe formule, possedeva un potere trasformativo. L’incantator era quindi colui che operava attraverso la parola cantata, e l’incantamentum la formula stessa.
Questo uso affonda probabilmente in una concezione ancora più antica, di origine indoeuropea. Il verbo latino cantare deriva dalla radice proto-indoeuropea kan-, che indica il canto rituale o l’emissione di suoni ritmati. La stessa radice si ritrova nel latino cantus, nell’italiano canto, nel francese chanter e nell’inglese chant. Nelle società antiche il canto non era semplicemente un’espressione estetica, ma uno strumento di potere. Le formule cantate accompagnavano guarigioni, maledizioni, invocazioni agli dèi e riti di protezione. La voce umana era considerata capace di modificare l’ordine invisibile delle cose.
Nel mondo romano questa concezione sopravvive nella letteratura e nella pratica religiosa. Gli autori latini parlano spesso di incantationes usate per curare malattie o per difendersi da influssi maligni. Anche i poeti evocano l’immagine della parola che incanta e trasforma. Ovidio descrive le streghe che con i loro canti piegano le forze della natura; Virgilio nelle Bucoliche accenna a formule cantate capaci di richiamare l’amato lontano. In questi testi il canto magico appartiene a un mondo liminale, sospeso tra religione popolare, poesia e superstizione.
Con il passaggio al Medioevo il termine mantiene a lungo il significato magico. Incanto e incantesimo indicano ancora un’operazione di stregoneria o di sortilegio. Nei testi giuridici medievali si trovano riferimenti agli incantatores, coloro che praticano magie o malefici mediante parole rituali. Tuttavia nello stesso periodo il termine comincia lentamente ad assumere una dimensione letteraria. Nei romanzi cavallereschi e nelle leggende arturiane il mondo è pieno di castelli incantati, foreste incantate, oggetti incantati. L’incanto non è più soltanto una formula pronunciata, ma uno stato del mondo: una realtà sospesa tra illusione e meraviglia.
Durante il Rinascimento avviene una trasformazione decisiva. Il linguaggio umanistico e poetico amplia il campo semantico della parola. L’incanto non è più necessariamente magia; diventa fascino, seduzione, potere di attrazione. Un volto può essere incantevole, un paesaggio incantato, una musica incantatrice. L’idea originaria del canto magico si trasforma in una metafora estetica: ciò che affascina profondamente sembra agire su di noi come un incantesimo.
Parallelamente nasce anche un uso giuridico del termine. La vendita all’incanto, cioè l’asta pubblica, deriva dal latino medievale in cantu, la proclamazione a voce alta dei beni messi in vendita. Qui l’eco dell’origine sonora è evidente: l’atto economico viene formalizzato attraverso la proclamazione pubblica, quasi una ritualizzazione della parola.
Nella lingua moderna la parola conserva tutte queste stratificazioni. Incanto può indicare ancora un sortilegio (“sciogliere un incanto”), ma più spesso descrive uno stato emotivo o estetico: il potere di qualcosa di attrarre, di affascinare, di sospendere per un momento la coscienza ordinaria. Il passaggio semantico è significativo: dalla magia operata tramite parole cantate si arriva alla magia dell’esperienza estetica o emotiva.
Eppure il nucleo originario non è mai completamente scomparso. In ogni uso del termine rimane l’eco di un’idea antica: la parola, quando è pronunciata con intensità e ritmo, possiede un potere. L’incanto nasce dal canto, e il canto dalla convinzione che la voce umana possa toccare il mondo invisibile. In questo senso la storia della parola conserva la memoria di una concezione arcaica della realtà, in cui linguaggio, musica e magia non erano ancora separati.
Incanto e ritualità :
mettiamo anche che il kikeon contenga segale cornuta e sia psichedelico, quante volte lo si prendeva in una vita, quante volte faceva il rito minore o maggiore ad eleusi una persona ?
Il κύκεων (kykeon) era la bevanda rituale consumata durante i Misteri di Eleusis. Nei testi antichi è descritta come una miscela di acqua, orzo e menta (pennyroyal). L’ipotesi che potesse contenere composti psicotropi derivati dalla segale cornuta (ergot) è stata proposta nel XX secolo da studiosi come R. Gordon Wasson, Albert Hofmann e Carl A. P. Ruck nel libro The Road to Eleusis (1978). Tuttavia, è importante chiarire che questa ipotesi non è universalmente accettata tra gli storici: non esistono prove dirette archeologiche o testuali che confermino la presenza di ergot nel kykeon.
Partendo quindi da ciò che si può ricostruire con relativa sicurezza dalle fonti antiche, possiamo rispondere alla tua domanda sul numero di volte in cui una persona partecipava ai riti.
Struttura dei Misteri eleusini
I Misteri erano divisi in due livelli principali:
- Piccoli Misteri (Lesser Mysteries)
- Grandi Misteri (Greater Mysteries)
Entrambi erano dedicati al mito di Demeter e Persephone.
Piccoli Misteri (iniziazione preliminare)
I Piccoli Misteri si svolgevano ogni anno nel mese di Anthesterion (circa febbraio-marzo) nel santuario di Agrai.
Funzione:
- purificazione rituale
- preparazione all’iniziazione maggiore.
Una persona doveva partecipare almeno una volta ai Piccoli Misteri prima di poter accedere ai Grandi Misteri.
In teoria però potevano essere ripetuti più volte, perché si tenevano ogni anno.
Grandi Misteri
I Grandi Misteri si svolgevano una volta all’anno (settembre-ottobre).
Duravano circa 9 giorni e culminavano nel rito notturno nel Telesterion.
Qui gli iniziati bevevano il kykeon e assistevano a riti segreti chiamati:
- dromena (azioni rituali)
- legomena (parole sacre)
- deiknymena (oggetti mostrati).
Le fonti antiche indicano che gli iniziati passavano attraverso due gradi principali:
- mystes (iniziato)
- epoptes (colui che “ha visto”).
Il secondo grado poteva essere raggiunto solo l’anno successivo.
Quante volte partecipava una persona
Le fonti indicano questo schema tipico:
- 1 volta – Piccoli Misteri (preparazione)
- 1 volta – Grandi Misteri (iniziazione)
- 1 volta – Grandi Misteri di nuovo per diventare epoptes.
Quindi il percorso minimo era:
circa 2–3 partecipazioni complessive.
Ma si poteva tornare più volte
Molti iniziati partecipavano più volte nella vita.
Le ragioni erano:
- rinnovare l’esperienza spirituale
- accompagnare amici o familiari
- avanzare nel grado superiore.
Alcune fonti suggeriscono che figure religiose o aristocratiche potevano partecipare numerose volte.
Se l’ipotesi psichedelica fosse corretta
Se il kykeon contenesse davvero composti dell’ergot (ipotesi non dimostrata), allora:
una persona tipica avrebbe avuto da 1 a poche esperienze nella vita durante il rito maggiore.
Questo coincide con il fatto che:
- il rito era annuale
- l’iniziazione principale avveniva una volta
- il grado superiore richiedeva almeno un anno.
Stima realistica
In base alle fonti storiche disponibili:
- minimo: 2–3 partecipazioni nella vita
- possibile: più volte nel corso degli anni
- limite teorico: una volta all’anno.
Il testo che segue è una traduzione automatica di https://cswr.hds.harvard.edu/publications/psychedelic-intersections/foreward-psychedelics-stang
Prefazione: Psichedelici, spiritualità e “l’Occidente”
Poco più di quattro anni fa, il Center for the Study of World Religions della Harvard Divinity School ha iniziato a esplorare le intersezioni tra psichedelici e spiritualità. In questo, non possiamo certo definirci visionari o pionieri: l’ondata della “rinascita psichedelica” era chiaramente in ascesa – anzi, al suo culmine – e abbiamo deciso di cavalcarla. Sono contento di averlo fatto e sono orgoglioso che ci siamo guadagnati la reputazione di promuovere una ricerca e una programmazione rigorose e responsabili in questo crocevia, dove, purtroppo e fin troppo spesso, le banalità sono state spacciate per profonde riflessioni. Ma non in questo caso: in questo volume, Psychedelic Intersections , curato con grande competenza da Jeffrey Breau e Paul Gillis-Smith, troverete la prova di una ricerca di alto livello.
Desidero ringraziare non solo Jeffrey e Paul, ma anche uno degli ex borsisti post-dottorato del Centro, J. Christian Greer. Quattro anni fa, Christian ha tenuto un gruppo di lettura annuale sulle sostanze psichedeliche presso la Harvard Divinity School, riscuotendo un grande successo tra gli studenti. Jeffrey e Paul erano tra questi, entrambi al primo anno del loro Master in Teologia. Insieme a Christian, hanno creato un percorso a piedi attraverso la ricca storia psichedelica di Harvard, la cui versione audio è ora disponibile su diverse piattaforme di streaming. Quando Christian ha lasciato il Centro al termine della sua borsa di studio, Jeffrey e Paul hanno preso in mano con grande competenza il gruppo di lettura e hanno anche ideato una conferenza annuale. La prima, “Esplorazioni nella ricerca psichedelica interdisciplinare”, si è tenuta nell’aprile del 2023. Gli atti pubblicati si riferiscono alla seconda conferenza, del febbraio 2024, “Intersezioni psichedeliche: manifestazioni interculturali del sacro”. Il Centro si sta preparando ad ospitare la sua terza conferenza, “Intersezioni psichedeliche: tra cappellania, fitoterapia ed estetica”, nel febbraio 2025. Jeffrey e Paul hanno svolto un lavoro eccellente guidando il gruppo di lettura, la conferenza e ora anche la serie di incontri online “Psichedelici e il futuro della religione”, con cui abbiamo iniziato le nostre attività. Entrambi laureati in Teologia, ora ricoprono il ruolo di responsabili dei programmi del Centro nel campo delle sostanze psichedeliche e della spiritualità.
E gli sforzi del Centro sono ora parte di una coalizione molto più ampia ad Harvard. Nel 2023, una generosa donazione della Gracias Family Foundation ha istituito l’Harvard Study of Psychedelics in Society and Culture. Insieme al Petrie-Flom Center for Health Policy, Biotechnology, and Bioethics della Harvard Law School, al Mahindra Humanities Center della Faculty of Arts and Sciences e all’Office of Ministry Studies della Divinity School, il Centro fa parte di questo studio interdisciplinare a livello universitario, in cui tutti noi facciamo la nostra parte “per trasformare il panorama della ricerca sugli psichedelici producendo studi all’avanguardia e riunendo docenti, studenti ed esperti per impegnarsi in una discussione sulle loro implicazioni di vasta portata” .¹ Siamo onorati di lavorare con colleghi così creativi e capaci, provenienti da scuole così diverse e con approcci così diversi.
Quattro anni fa, il mondo degli psichedelici era per me completamente nuovo; due figure familiari mi hanno introdotto in esso. La prima era Roland Griffiths, la cui ricerca alla Johns Hopkins University sosteneva di dimostrare che le “esperienze di tipo mistico” provocate dalla psilocibina producevano risultati terapeutici straordinari. La ricerca di Roland aveva suscitato un’enorme attenzione, ed egli figurava in modo prominente nella cronaca canonica della “rinascita” di Michael Pollan, How To Change Your Mind.² Come studioso della tradizione mistica cristiana, mi sentivo in dovere di comprendere meglio come l’etichetta “mistico” venisse utilizzata in questo contesto contemporaneo. La seconda figura era Brian Muraresku, il cui bestseller The Immortality Key suggeriva che la “civiltà occidentale” fosse costruita sulla pietra angolare di un sacramento psichedelico, o meglio di due: la pozione o kykeon servita nei riti dei misteri eleusini e l’eucaristia paleocristiana. E dietro a tutto ciò, ipotizzò, potrebbe esserci stata una spiritualità psichedelica ancora più antica e diffusa nel mondo mediterraneo antico, quella che lui chiama “la religione senza nome”. Come studioso di filosofia e religione nell’antico Mediterraneo, compreso il cristianesimo delle origini, mi sono sentito in dovere di approfondire e imparare di più sulle intersezioni tra psichedelici e spiritualità. Sono contento di averlo fatto: ho imparato molto e ho incontrato persone davvero interessanti.
A dire il vero, ho dei disaccordi sia con Roland che con Brian. Entrambi sono stati ospiti della serie online che ho iniziato a condurre più di quattro anni fa, intitolata “Psichedelici e il futuro della religione” (che, come ho già detto, ora è condotta da Jeffrey e Paul). Roland è stato il mio primo ospite; Brian si è unito a noi in seguito, ma entro il primo anno. Ho insistito con Roland su che tipo di “esperienze di tipo mistico” stesse mettendo in evidenza in questa ricerca e perché, preoccupato che stesse privilegiando esperienze positive di unione con una “fonte” benevola e ignorando le prove di esperienze inquietanti o angoscianti.3 Purtroppo , non ho mai avuto l’opportunità di incontrarlo di persona e di continuare questa conversazione: è morto poco più di un anno fa, il 16 ottobre 2023, all’età di 77 anni. Tutti quelli che conosco dicono che Roland fosse una persona gentile e sincera e uno scienziato devoto.
Ho intervistato Brian più avanti nella serie e l’ho incalzato sulle prove che aveva raccolto in The Immortality Key , e sulle conclusioni che tali prove supportavano e non supportavano. Nei mesi scorsi, ho finalmente pubblicato un lungo articolo di recensione del libro di Brian, insieme ad altri due libri che ritengo offrano approcci più sofisticati allo studio delle sostanze psichedeliche nel mondo antico. 4 Poiché il libro di Brian, in larga parte, mi ha introdotto in questa discussione, e poiché ho appena pubblicato il mio primo e unico articolo su psichedelici e religione, permettetemi di sottolineare alcuni punti che ritengo valga la pena ribadire. I miei obiettivi nel recensire il libro di Brian erano molteplici. Innanzitutto, ho voluto familiarizzarmi con il lavoro di R. Gordon Wasson, Albert Hoffman e Carl A.P. Ruck, i quali, in ” La strada per Eleusi”, sostenevano che negli antichi Misteri Eleusini la pozione rituale o kykeon (κυκεών) fosse in realtà un sacramento psichedelico che contribuiva a indurre una visione estatica del divino, probabilmente derivato dalla segale cornuta. Ho trovato la loro proposta interessante e plausibile, ma non verificata. Ho trovato alquanto frustrante la loro focalizzazione ristretta sugli psichedelici come mezzo – o meglio, come unico mezzo – per indurre l’estasi “mistica”.
In secondo luogo, ero ansioso di valutare la revisione e l’ampliamento dell’ipotesi di Brian in “La Chiave dell’Immortalità” . Brian si propose di verificare, secondo gli standard della scienza contemporanea, che il kykeon fosse effettivamente un sacramento psichedelico. Non ebbe esattamente successo in questo intento. La prova più vicina è piuttosto remota e indiretta: gli scavi di un’antica colonia nell’entroterra della Spagna meridionale, vicino a Barcellona, fondata da Greci con qualche legame con Eleusi, hanno portato alla luce tracce di segale cornuta in un piccolo calice in una cappella domestica. Cosa dimostra questo? Nulla. Cosa potrebbe suggerire? Forse questi Greci presero in prestito (o rubarono) il segreto gelosamente custodito del kykeon da Eleusi e lo utilizzarono per un nuovo scopo nella loro colonia. Brian si propose anche di trovare qualsiasi prova che l’eucaristia paleocristiana potesse essere un altro sacramento psichedelico. In questo caso, i suoi sforzi fallirono in modo piuttosto clamoroso. Dico “in modo drammatico” di proposito, perché racconta la storia come un romanzo di Dan Brown o un documentario di Graham Hancock (che, tra l’altro, ha scritto la prefazione a “La chiave dell’immortalità “): la “prova schiacciante” potrebbe trovarsi proprio sotto lo strato di questo o quello scavo, sepolta in questo o quell’archivio, proprio nella pagina successiva di questo o quell’antico manoscritto? Tutti questi indizi allettanti si sono rivelati infruttuosi. Personalmente, avrei preferito che me lo avessero detto fin dall’inizio.
Per Brian, la speranza era che le prove provenienti dai Misteri Eleusini e dal cristianesimo primitivo avrebbero confermato l’esistenza di un’antica “religione senza nome”, una spiritualità psichedelica invisibile che permeava l’antico mondo mediterraneo, di cui avrebbe poi potuto narrare la “storia segreta”. Sperava inoltre che tutte queste prove antiche avrebbero giustificato una “riforma” psichedelica contemporanea. Ma le prove antiche semplicemente non ci sono, quindi l’edificio di questa “religione senza nome” e della “riforma” costruita su di essa crolla.
Il mio terzo obiettivo nello scrivere quella recensione era quindi quello di criticare questa cornice di una “riforma” psichedelica. Mi sono basato sull’eccellente lavoro di Yulia Ustinova e Wouter Hanegraaff, i quali propongono di esaminare la religione antica del Mediterraneo attraverso la lente degli “stati alterati” (di coscienza e di conoscenza, rispettivamente).⁵ Entrambi gli studiosi prendono molto seriamente la possibilità che le sostanze psichedeliche, intese in senso ampio, fossero tra le molte tecniche a disposizione degli antichi per alterare la propria coscienza, ed entrambi ne accumulano prove. Ma proprio accumulando ulteriori prove della possibilità dell’uso di sostanze psichedeliche nel mondo antico, ne diminuiscono l’importanza singolare. In altre parole, nella misura in cui esistono prove indirette dell’uso di sostanze psichedeliche nel mondo antico, tali prove suggeriscono che le sostanze psichedeliche non occupassero un ruolo centrale, che fossero uno tra i tanti elementi (e spesso non il più importante) in una complessa trasformazione alchemica della coscienza. Lungi dall’essere una “storia segreta” della “religione senza nome”, il quadro che sta emergendo è che, nella misura in cui le sostanze psichedeliche erano conosciute e utilizzate nel mondo antico, non attiravano l’attenzione di tutti né destavano particolare scalpore. C’erano, naturalmente, anche persone scettiche o critiche nei confronti della ricerca dell’estasi, ma meno di quanto si potrebbe pensare, soprattutto nell’antica Grecia.
Mi chiedo perché Brian non abbia menzionato più prove antiche dell’uso rituale di sostanze psichedeliche; immagino ne fosse a conoscenza. Forse perché nessuna di queste era la “prova schiacciante” che cercava, una prova “inconfutabile” in grado di soddisfare ogni scettico? Il campo della chimica archeologica promette, prima o poi, di fornire tali prove concrete, ma in mancanza di ciò, ci troviamo a dover fare affidamento principalmente su testimonianze letterarie. Per quanto mi riguarda, la prova letteraria più eclatante dell’uso di sostanze psichedeliche nell’antichità proviene dall’inizio del IV secolo d.C., da un papiro magico che è diventato noto (erroneamente) come la “Liturgia di Mitra”.⁶ Si tratta essenzialmente di una descrizione dettagliata di un incantesimo, nello specifico un’ascesa rituale per vedere e incontrare il dio solare Helios-Mithras. Per prepararsi all’ascesa visionaria, il testo descrive come preparare un unguento per gli occhi. La preparazione è elaborata e magica, e alcuni degli ingredienti sono ancora non identificati, quindi nessuno (per quanto ne so) è riuscito a decifrarne il codice. In ogni caso, il testo descrive chiaramente un unguento oculare psichedelico, qualcosa da applicare sugli occhi per favorire la visione di una divinità.
Wouter Hanegraaff ha parlato della “Liturgia di Mitra” all’inizio della nostra serie e ne ha anche scritto.⁷ Ha esplorato come gli studiosi moderni abbiano costantemente messo da parte la parte del testo che descrive questo unguento oftalmico psichedelico e, più in generale, abbiano un’esperienza “patologizzata” indotta dagli psichedelici, o, come preferisce lui, dagli enteogeni.⁸ Questi pregiudizi accademici rivelano più sui gusti moderni che su quelli antichi e, per Hanegraaff, su come i moderni tendano a relegare la conoscenza acquisita con mezzi diversi da quelli sanciti dall’Illuminismo in un cestino dei rifiuti della “conoscenza rifiutata”, il sottotitolo di un suo libro precedente.⁹
Quindi, se fosse stato interessato alle prove dell’uso di sostanze psichedeliche nelle religioni dell’antico Mediterraneo, perché Brian non avrebbe voluto includere alcuna discussione sulla “Liturgia di Mitra”? La risposta più semplice, credo, è che l’omissione rivela che in realtà non vuole raccontare la storia delle sostanze psichedeliche nel mondo antico del Mediterraneo, ma piuttosto raccogliere prove molto selettive che dimostrino che le sostanze psichedeliche sono la pietra angolare della “civiltà occidentale”. In che senso? Gli antichi Misteri Eleusini vantavano tra i loro partecipanti molti luminari greci: il drammaturgo Eschilo, i filosofi Platone e Plutarco e imperatori come Adriano, Marco Aurelio e Giuliano (l’Apostata). Questi autori erano tenuti a non parlare dei Misteri, quindi non possiamo essere certi di quanto fossero significativi per loro o quale fosse il loro significato. Ma la loro partecipazione permette a Brian di fare una serie di facili associazioni: intellettuali e politici di spicco dell’antica Grecia e di Roma erano iniziati ai Misteri; Pertanto, sebbene non vi siano prove di come i Misteri abbiano influenzato i loro impegni e le loro aspirazioni intellettuali o politiche, Brian può affermare che la “civiltà occidentale” poggia sulle spalle di questi iniziati. Ma non del tutto. Perché qualunque sia la parola d’ordine “civiltà occidentale”, per Brian e per molti altri sostenitori moderni, non si tratta di una semplice impresa secolare. È sia Atene che Gerusalemme, i “classici” e la croce. Quindi, è logico che Brian, desideroso di scoprire un fondamento psichedelico della “civiltà occidentale”, voglia, o addirittura abbia bisogno, di trovare un sacramento psichedelico dei primi cristiani. Anche in questo caso, non ci sono prove. Nessuna.
Il silenzio di Brian sulla “Liturgia di Mitra” ora ha più senso: non serve alla sua narrazione. Perché? Perché è un testo magico proveniente da un ambiente evidentemente sincretico nell’Egitto romano. Non è né Atene né Gerusalemme. I sostenitori della “civiltà occidentale” e delle sue antiche tradizioni (e spesso, orribili applicazioni) non sono propensi ad ammettere che la magia e il sincretismo siano una parte importante di ciò che “l’Occidente” rappresenta, tanto quanto le filosofie consolidate di luminari come Platone o Marco Aurelio. La narrazione di Brian è quella, fin troppo familiare, di una “civiltà occidentale” in declino, con la conoscenza dei “classici” e la frequenza alle funzioni religiose in picchiata. Gli psichedelici promettono di far rivivere questa civiltà morente perché erano presenti fin dall’inizio, ad Atene e Gerusalemme, fornendo il nucleo mistico che è stato oscurato o soppresso da secoli di tradizione. Questa narrazione è tanto familiare quanto fantasiosa. E ci serve oggi come monito. Come Brian, sono molto interessato alla questione se e come le sostanze psichedeliche fossero conosciute nell’antico mondo mediterraneo e a quale uso fossero destinate. Ma sono interessato a questa questione nel contesto più ampio di come gli esseri umani ricercano ciò che ho definito “trascendenza e trasformazione”.¹⁰ Sono interessato a qualsiasi prova a riguardo. Ciò che non mi interessa è raccogliere tali prove al servizio di qualche fantasiosa grande narrazione sull'”Occidente” o sulla “civiltà occidentale”. Potrei dire lo stesso delle narrazioni familiari su un antico “Oriente” mistico o un “Sud” indigeno, ma questa non è la mia competenza, quindi mi affido ad altri per svolgere questo importante lavoro: ad esempio, in questo volume Finnian Moore Gerety esplora la questione del soma nella tradizione vedica; Anna Sierka traccia il ruolo delle piante psicoattive nell’ebraismo medievale, e Osiris González Romero fa lo stesso nella religione azteca; e Julián Sánchez González esplora la possibilità di un’identità spirituale interculturale nelle Americhe. Facciamo del nostro meglio per raccogliere e interpretare responsabilmente le prove relative agli psichedelici nel corso della storia e in tutto il mondo. Ma evitiamo e denunciamo le narrazioni semplicistiche e fantasiose. La storia può offrirci una visione più completa.
Biografia dell’autore
Charles Stang è entrato a far parte della Facoltà di Teologia della Harvard Divinity School nel 2008. La sua ricerca e il suo insegnamento si concentrano sulla storia e la teologia del cristianesimo nella tarda antichità, in particolare sulle varianti orientali del cristianesimo. Più specificamente, è interessato allo sviluppo dell’ascetismo, del monachesimo e del misticismo nel cristianesimo orientale. Il suo libro più recente, Our Divine Double , è stato pubblicato nel 2016 dalla Harvard University Press. Il suo libro precedente, Apophasis and Pseudonymity in Dionysius the Areopagite: “No Longer I” (Oxford University Press, 2012), ha vinto il premio Manfred Lautenschläger per la promessa teologica nel 2013. Stang è anche curatore di The Waking Dream of TE Lawrence: Essays on His Life, Literature, and Legacy (Palgrave, 2002); con Sarah Coakley, Rethinking Dionysius the Areopagite (Wiley-Blackwell, 2009); e con Zachary Guiliano, The Open Body: Essays in Anglican Ecclesiology (Peter Lang, 2012). I progetti attuali di Stang includono un libro sul problema del male nel cristianesimo e nel neoplatonismo, intitolato “Beyond God and Evil”, che sarà pubblicato dalla Harvard University Press, e una nuova edizione e traduzione della Trilogia Gnostica di Evagrio Ponto ( Praktikos , Gnostikos , Kephalaia Gnostika ), che sarà pubblicata dalla Oxford University Press. Nel 2017 è diventato direttore del Center for the Study of World Religions presso l’HDS.

Riferimenti
- https://news.harvard.edu/gazette/story/newsplus/harvard-launches-new-study-of-psychedelics-in-society-and-culture/ [Torna alla sezione]
- Michael Pollan, Come cambiare la tua mente: cosa ci insegna la nuova scienza degli psichedelici su coscienza, morte, dipendenza, depressione e trascendenza (Penguin Press, 2018). [Torna alla sezione]
- Si veda la brillante riflessione di Rachael Petersen, “A Theological Reckoning with ‘Bad Trips’”, Harvard Divinity Bulletin Autunno/Inverno 2022. [Torna alla sezione]
- Charles M. Stang, “Futuri psichedelici e stati alterati nelle religioni dell’antico Mediterraneo”, Harvard Theological Review 117, n. 4 (2024): 851-870. [Torna alla sezione]
- Yulia Ustinova, Divine Mania: Alteration of Consciousness in Ancient Greece (Routledge, 2017); Wouter J. Hanegraaff, Hermetic Spirituality and the Historical Imagination: Altered States of Knowledge in Late Antiquity (Cambridge University Press, 2022). [Torna alla sezione]
- Hans Dieter Betz, La “Liturgia di Mitra”: Testo, traduzione e commento (Mohr Siebeck, 2003). [Torna alla sezione]
- Wouter Hanegraaff, “Ragionevolmente irrazionale: teurgia e patologizzazione dell’esperienza enteogenica”, Psichedelici e il futuro della religione, 22 marzo 2021, 1 ora e 38 minuti, https://cswr.hds.harvard.edu/news/2021/04/19/video-reasonably-irrational-theurgy-and-pathologization-entheogenic-experience ; Capitolo 2, “Cuore di tenebra”, in Hanegraaff, Spiritualità ermetica e immaginazione storica . [Torna alla sezione]
- Come osserva in “Ragionevolmente Irrazionale”, “Ora, quando gli studiosi discutono di testi di questo genere, spesso si sentono in dovere di prendere le distanze dal contenuto. Usano qualificatori dispregiativi come oscuro, bizzarro, astruso, sub-filosofico, superstizioni o irrazionale”. [Torna alla sezione]
- Wouter Hanegraaff, Esoterismo e Accademia: Conoscenza Rifiutata nella Cultura Occidentale (Cambridge University Press, 2012). [Torna alla sezione]
- “ Trascendenza e Trasformazione ” è il nome dell’iniziativa del Centro, sostenuta da Elizabeth Rovere, Brian O’Kelly e dalla Gracias Family Foundation, che detiene molte delle nostre priorità di ricerca e programmazione, tra cui quella su “Psichedelici e Spiritualità”. [Torna alla sezione]
Citazione suggerita
Stang, Charles. “Premessa: Psichedelici, spiritualità e ‘L’Occidente’”. In Psychedelic Intersections: 2024 Conference Anthology , a cura di Jeffrey Breau e Paul Gillis-Smith. Center for the Study of World Religions, Harvard Divinity School, 2025. © Licenza: CC BY-NC. https://doi.org/10.70423/0001.21