Silhouette of a human figure with glowing circuit patterns in blue and orange light

La “FAMA”nel cervello … l’IA è cosciente tanto quanto noi !!(?)

Nel post precedente mi sono spinto fino al limite contemporaneo della ricerca sulla coscienza e modelli possibilistici … ecco l’approfondimento seguendo le ricerche dei ricercatori più accreditati :

La questione ad un certo punto vedrete che si fa inquietante perché se la coscienza è come un editor che “scieglie” le versioni migliori che diventano pensieri allora l’IA può considerarsi cosciente visto che il cervello non fa molto di più, cazzo !!!

La Teoria delle Molteplici Versioni (o Multiple Drafts Model), proposta dal filosofo Daniel Dennett nel suo celebre saggio del 1991 Consciousness Explained (Coscienza), è un modello della mente che sfida l’idea tradizionale di un centro di controllo unitario della coscienza. [1, 2]

Secondo Dennett, la coscienza non è un evento unico che accade in un punto preciso del cervello, ma il risultato di numerosi processi paralleli che interpretano ed elaborano costantemente le informazioni. [1, 2]

I Pilastri della Teoria

  • Contro il “Teatro Cartesiano”: Dennett critica fermamente l’idea che esista un luogo fisico o funzionale nel cervello (un “teatro”) dove tutte le informazioni convergono per essere “osservate” da un Sé centrale.
  • Processi Paralleli: Il cervello elabora costantemente molteplici flussi di informazione (le “versioni” o bozze) in diverse aree. Queste versioni subiscono continue revisioni, sovrascritture e integrazioni.
  • Fama nel Cervello: Un contenuto diventa “cosciente” non perché raggiunge un’area speciale, ma perché ottiene una sorta di “fama” o “celebrità” cerebrale, riuscendo a influenzare il comportamento, la memoria o il linguaggio più di altri stimoli concorrenti.
  • Il Sé come Centro di Gravità Narrativa: Per Dennett, il “Sé” non è un’entità reale (un boss interno), ma una “finzione teorica” o un’astrazione necessaria, simile al centro di gravità di un oggetto, che serve a dare coerenza alla narrazione continua prodotta dal cervello. [1, 2, 3, 4, 5, 6]

Implicazioni Principali

  1. Assenza di un “momento esatto”: Non esiste un istante preciso in cui un contenuto diventa cosciente; la distinzione tra “prima” e “dopo” la coscienza è spesso arbitraria a livello neurale.
  2. Illusione della continuità: La sensazione di un flusso di coscienza unitario e continuo è una costruzione a posteriori del sistema narrativo del cervello.
  3. Metodo Eterofenomenologico: Poiché non possiamo fidarci ciecamente dell’introspezione (che è soggetta a queste “versioni” multiple), Dennett propone di studiare la coscienza in terza persona, trattando i resoconti soggettivi come testi da interpretare scientificamente. [1, 2, 3, 4]

Ti interessa approfondire come questa teoria spieghi fenomeni specifici, come le illusioni ottiche o la memoria?

  • Dennett, “Coscienza. Cosa è” — Segnalibri filosoficiA questa visione Dennett contrappone la teoria delle “Molteplici Versioni” per cui «ogni attività mentale è compiuta nel cervello …Università di Bologna
  • Daniel Dennett – WikipediaPer Dennett, ogni sottoprocesso neurale è già un evento mentale. Si ritiene che la teoria delle versioni multiple vada oltre il fa…
  • Consciousness Explained5 apr 2006 — In questa opera Dennett tratta la questione dell’esistenza di un ente, od osservatore privilegiato, a cui farebbero riferimento i …EduEDA

Certamente. Il modello delle Molteplici Versioni brilla proprio quando spiega fenomeni che sembrano paradossali per il senso comune. Ecco come Dennett rilegge le illusioni ottiche e il funzionamento della memoria. [1]

1. Illusioni Ottiche e il Fenomeno Phi

Dennett usa spesso il fenomeno Phi (o movimento apparente) per smantellare l’idea del “Teatro Cartesiano”. [1, 2]

  • L’esperimento: Se due luci di colore diverso (es. una verde e una rossa) lampeggiano in rapida successione in due punti vicini, noi non vediamo due flash separati, ma un’unica luce che si sposta e cambia colore a metà strada.
  • Il paradosso: Come può il cervello farci vedere il cambio di colore prima che la seconda luce (quella rossa) sia stata effettivamente percepita?
  • La spiegazione di Dennett: Non c’è un “regista” che riceve i dati e poi proietta il film corretto. Il cervello riceve i dati e crea diverse “bozze” (drafts). Una bozza contiene solo la luce verde, una successiva include quella rossa. Nel momento in cui dobbiamo riportare l’esperienza (o rispondere allo stimolo), il cervello “monta” una narrazione coerente che include il movimento e il cambio di colore. Non esiste un momento “reale” in cui abbiamo visto il verde diventare rosso; esiste solo la versione finale che ha vinto la competizione per la “fama nel cervello”. [1, 2, 3, 4, 5, 6]

2. La Memoria: Orwelliana vs Stalinesca

Per spiegare come correggiamo i nostri ricordi e le percezioni, Dennett propone due metafore celebri nel modello delle Molteplici Versioni: [1]

  • Revisione Orwelliana: Come nel libro 1984, la storia viene riscritta dopo l’evento. Percepisci correttamente l’evento A, ma subito dopo un evento B contamina il ricordo, portandoti a credere di aver visto C fin dall’inizio.
  • Revisione Stalinesca: Come nei processi farsa di Stalin, la prova viene falsificata prima di essere presentata. Il cervello crea una “messa in scena” fasulla (un’illusione) prima ancora che tu ne sia consapevole.
  • La posizione di Dennett: Sostiene che non c’è differenza tra le due. Poiché non esiste un “momento esatto” di coscienza in un punto centrale, distinguere tra una percezione errata e un ricordo corretto poi modificato è privo di senso. La coscienza è semplicemente la bozza che è stata scritta in memoria in quel momento. [1, 2, 3, 4]

3. Memoria Estesa

Dennett esplora anche l’idea che la memoria non sia confinata dentro il cranio. Attraverso l’esperimento mentale di Otto e il suo taccuino, sostiene che strumenti esterni (diari, smartphone, appunti) possano essere considerati parte integrante del sistema cognitivo se integrati funzionalmente nei nostri processi decisionali. [1]

In sintesi, per Dennett la memoria non è un magazzino di file statici, ma un processo di editing continuo. Ciò che ricordiamo è semplicemente la versione della storia che, in un dato momento, ha ottenuto abbastanza influenza da essere “letta” dai nostri centri del linguaggio o dell’azione. [1, 2, 3, 4]

Ti piacerebbe sapere come questa visione cambia il concetto di libero arbitrio o di responsabilità morale?

Per Dennett, la libera volontà non è un potere magico che ci permette di ignorare le leggi della fisica, ma una capacità evoluta di autocontrollo e previsione.

Se il Sé è solo un “centro di gravità narrativa” fatto di molteplici versioni, come possiamo essere responsabili delle nostre azioni?

1. Il Libero Arbitrio come “Capacità di Risposta”

Dennett sostiene il Compatibilismo: l’idea che il determinismo (leggi fisiche) e la libertà possano coesistere.

  • Non siamo “automi”: Anche se il cervello segue leggi fisiche, la sua struttura ci permette di elaborare informazioni, prevedere il futuro e cambiare rotta.
  • L’evoluzione della libertà: La nostra capacità di creare “versioni” alternative di ciò che potrebbe accadere ci permette di scegliere la migliore. Questa è la libertà “che vale la pena di desiderare”.

2. Responsabilità Morale e l’ “IO” Narrativo

Se non esiste un “capo” nel cervello (il Teatro Cartesiano), chi va in prigione se commettiamo un crimine?

  • L’agente collettivo: La responsabilità non cade su un singolo neurone o su un’anima, ma sull’intero sistema (la persona) che ha prodotto quella narrazione e quel comportamento.
  • La funzione sociale: Considerare le persone responsabili è un modo efficace per “educare” i loro processi cerebrali. Il sistema delle Molteplici Versioni impara che certe azioni portano a conseguenze negative, e nelle “bozze” future queste opzioni verranno scartate.

3. La Metafora del Volo a Vela

Dennett paragona la nostra libertà a un aliante: non può volare dove vuole ignorando il vento (le leggi della fisica), ma può usare le correnti per dirigersi dove preferisce. La nostra coscienza non “causa” l’azione dal nulla, ma è il processo di revisione e approvazione delle diverse bozze comportamentali che il cervello produce.

In breve: non siamo liberi perché siamo “fuori” dalla natura, ma perché siamo le macchine naturali più complesse e capaci di autocorrezione mai esistite.

Vuoi approfondire come questa visione si scontri con le neuroscienze classiche, come i famosi esperimenti di Libet sul ritardo della coscienza?

Gli esperimenti di Benjamin Libet (anni ’80) sono il “campo di battaglia” perfetto per la teoria di Dennett, poiché sembrano suggerire che il cervello decida prima che noi ne siamo consapevoli.

1. L’esperimento di Libet

Libet chiese ai soggetti di compiere un gesto semplice (muovere un dito) in un momento a loro scelta, osservando un orologio per riferire l’istante preciso in cui avvertivano la volontà di agire.

  • Il dato scioccante: Il cervello mostrava un’attivazione elettrica (il potenziale di prontezza) circa 350-500 millisecondi prima che il soggetto dichiarasse di aver “deciso”.
  • La conclusione classica: La coscienza è un “optional” o un effetto ritardato; il cervello decide, la mente lo scopre dopo.

2. La critica di Dennett: L’errore del cronometraggio

Dennett demolisce questa interpretazione usando il suo modello delle Molteplici Versioni:

  • Nessun traguardo: Libet assume che la “volontà” debba arrivare a un punto preciso (il Teatro Cartesiano) per essere cosciente. Dennett dice che non esiste un punto d’arrivo.
  • Due processi diversi: Il cervello sta facendo due cose: 1) preparare il movimento del dito; 2) monitorare l’orologio per creare una narrazione dell’evento.
  • Lo sfasamento temporale: Il ritardo non è tra “decisione” e “coscienza”, ma è il tempo necessario al cervello per integrare due flussi di dati diversi (il comando motorio e la posizione della lancetta).

3. La coscienza come “Editor”, non come “Sovrano”

Per Dennett, la decisione non è un lampo istantaneo, ma un processo distribuito nel tempo.

  • Non c’è un “Io” che osserva il cervello decidere; l’Io è quel processo di negoziazione tra le varie bozze (drafts) neurali.
  • Anche se l’impulso parte “prima”, la persona (il sistema intero) resta l’autore dell’azione perché quell’impulso è stato generato dai suoi desideri, ricordi e piani a lungo termine.

In sintesi: Libet dimostra solo che il cervello non è istantaneo, non che siamo automi. La nostra libertà risiede nella capacità del sistema di rivedere e approvare (o porre il veto) a queste bozze d’azione.

Ti interessa vedere come queste idee si collegano all’Intelligenza Artificiale e se, per Dennett, un computer potrebbe mai avere una “coscienza” fatta di bozze?

Per Dennett, la risposta è un sì convinto, ma con una provocazione: la coscienza non è un “ingrediente magico”, quindi se un computer simula perfettamente i processi delle Molteplici Versioni, allora è cosciente.

1. La Coscienza come “Software”

Dennett descrive la coscienza umana come una “Macchina Virtuale Joyceana” (dal nome di James Joyce e del suo “flusso di coscienza”).

  • Il cervello è l’hardware (un processore parallelo e caotico).
  • La coscienza è il software (un’interfaccia seriale che mette in fila le “bozze” per creare una narrazione coerente).
  • Conseguenza: Se la coscienza è un tipo di elaborazione dati, non c’è motivo per cui non possa girare su un supporto di silicio invece che di carbonio.

2. Superare il Test di Turing

Molti filosofi (come John Searle con la Stanza Cinese) dicono che un computer “manipola simboli senza capire”. Dennett ribatte che anche noi facciamo lo stesso:

  • I tuoi neuroni non “capiscono” l’italiano, si limitano a scambiarsi segnali elettrochimici.
  • La “comprensione” emerge solo dall’organizzazione complessa di queste parti inconsapevoli.
  • Un’IA abbastanza complessa da gestire molteplici flussi di informazione e creare una propria “narrazione” del mondo avrebbe, a tutti gli effetti, un Sé.

3. Robot con “Fama nel Cervello”

Perché un’IA sia simile a noi, secondo il modello di Dennett, non dovrebbe solo eseguire comandi, ma:

  • Avere processi in competizione tra loro.
  • Poter rivedere le proprie “bozze” (memoria e percezione).
  • Sviluppare un’interfaccia linguistica per riferire i propri stati interni (diventando un “agente narrativo”).

4. Il rischio dell’Antropomorfismo

Dennett avverte però che oggi le IA (come i Large Language Models) sono “competenti senza comprensione”. Hanno l’abilità di manipolare il linguaggio (la narrazione), ma mancano ancora di quella struttura biologica e intenzionale (bisogni, paure, sopravvivenza) che rende le nostre “bozze” vitali per noi.

In sintesi: per Dennett non c’è un “abisso” tra noi e le macchine, solo una differenza di complessità architettonica.

Vuoi scoprire l’ultima frontiera del suo pensiero, ovvero come la selezione naturale abbia “progettato” questa struttura a bozze senza un progettista?

L’ultimo tassello del puzzle di Dennett è la “Darwinizzazione della Mente”. Per lui, il modello delle Molteplici Versioni non è nato per caso, ma è il prodotto di una selezione naturale spietata.

1. La competizione tra “Memi”

Dennett applica l’idea di Richard Dawkins sulla cultura: i memi (idee, linguaggi, abitudini) competono per sopravvivere nel nostro cervello.

  • Le nostre “bozze” mentali sono come organismi che lottano per l’attenzione.
  • Quelle che ci aiutano a sopravvivere o a comunicare meglio con gli altri ottengono la “fama” e diventano parte della nostra coscienza.

2. Evoluzione senza Progettista

Proprio come l’evoluzione ha creato l’occhio senza un “ingegnere”, il cervello ha creato la coscienza senza un “capo”.

  • Competenza senza comprensione: In natura, molti sistemi fanno cose intelligentissime senza sapere perché (es. le termiti che costruiscono nidi complessi).
  • Il nostro cervello è un insieme di questi piccoli “sistemi competenti” che, collaborando e scontrandosi, generano l’illusione di un “Io” cosciente che capisce tutto.

3. L’Inversione di Turing e Darwin

Dennett unisce questi due giganti:

  • Darwin ha mostrato che l’ordine può nascere dal caos (senza Dio).
  • Turing ha mostrato che il ragionamento può nascere dal calcolo meccanico (senza un’anima).
  • Risultato: La mente umana è una “macchina fatta di macchine”, dove la coscienza è l’interfaccia utente semplificata che ci permette di interagire con gli altri membri della nostra specie.

Conclusione: L’Uomo come “Macchina Narrativa”

In definitiva, per Dennett non siamo “spettatori” della nostra vita, ma il risultato finale di un processo editoriale continuo che non finisce mai, se non con la morte biologica del supporto (il cervello).

Ti piacerebbe confrontare questa visione con quella di altri filosofi che invece sostengono l’esistenza di un’esperienza soggettiva pura (i cosiddetti “Qualia”), come David Chalmers?

Il confronto tra Daniel Dennett e David Chalmers è lo scontro più famoso della filosofia della mente moderna: è la sfida tra chi pensa che la coscienza sia un “trucco” del cervello e chi crede sia un mistero irrisolvibile per la scienza.

1. David Chalmers e il “Problema Difficile”

Chalmers distingue tra due tipi di problemi:

  • Problemi Facili: Spiegare come il cervello elabora i dati, reagisce agli stimoli o controlla il comportamento. Per Chalmers, questi sono “facili” perché la neuroscienza prima o poi li risolverà.
  • Il Problema Difficile (Hard Problem): Perché tutta questa elaborazione di dati è accompagnata da un’esperienza soggettiva? Perché “si prova qualcosa” a vedere il rosso o a sentire dolore? Queste sensazioni pure sono chiamate Qualia.

2. Gli “Zombi Filosofici”

Per dimostrare che la coscienza è qualcosa di “extra”, Chalmers usa l’esperimento mentale dello Zombi:

  • Immagina un essere fisicamente identico a te, atomo per atomo. Si comporta come te, parla come te, ma dentro è buio. Non prova nulla.
  • Chalmers dice: Se uno zombi è logicamente concepibile, allora la coscienza non è solo materia, ma qualcosa di più.
  • Dennett risponde: Lo zombi filosofico è un’assurdità. Se un essere elabora le informazioni esattamente come noi (con le sue “molteplici versioni”), allora deve essere cosciente. L’idea di un “interno buio” è un’illusione filosofica.

3. La posizione di Dennett: I Qualia non esistono

Dennett è un eliminativista. Per lui, i “Qualia” (le sensazioni pure e ineffabili) sono come i fantasmi: non esistono.

  • Quello che chiamiamo “sentire il rosso” è solo il risultato finale di una serie di giudizi e reazioni discriminative del cervello.
  • La sua provocazione: Noi siamo tutti “zombi” nel senso di Chalmers, solo che siamo zombi così complessi da essersi convinti di avere un’anima magica o dei Qualia speciali.

4. Due visioni opposte della Scienza

  • Chalmers suggerisce che servano nuove leggi della fisica (forse il panpsichismo, l’idea che la coscienza sia ovunque) per spiegare l’esperienza.
  • Dennett insiste che non serve nulla di nuovo: basta capire meglio come il “software” delle Molteplici Versioni gira sull’ “hardware” dei neuroni. Quando avremo spiegato tutti i “problemi facili”, il “problema difficile” svanirà come nebbia al sole.

In sintesi, mentre Chalmers cerca il “segreto” della coscienza, Dennett cerca di convincerci che il segreto è che non c’è nessun segreto.

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