Il Giappone aveva persino un ministero della magia !

Nell’introduzione del libro Storia della magia, della stregoneria e dell’occulto edito da Gribaudo, viene effettivamente menzionato che “il Giappone aveva persino un ministero della magia”. Questa affermazione si riferisce all’Onmyōryō, un’istituzione storica giapponese incaricata della gestione delle pratiche esoteriche e divinatorie, come l’astrologia, la geomanzia e gli esorcismi. L’Onmyōryō operava sotto l’autorità imperiale e aveva il compito di regolare le attività degli onmyōji, specialisti nelle arti magiche e nella divinazione. it.wikipedia.org

Una figura prominente in questo ambito è Abe no Seimei, un celebre onmyōji del periodo Heian, noto per le sue abilità in astrologia, divinazione ed esorcismo. Le sue competenze erano così rispettate che l’Onmyōryō divenne un affare ereditario del clan Abe.

Quindi, mentre l’Onmyōryō non era un “ministero della magia” nel senso moderno o fantastico del termine, svolgeva un ruolo simile all’interno del contesto storico e culturale giapponese, regolando e gestendo le pratiche esoteriche e divinatorie dell’epoca.

Onmyōdō

Abbozzo mitologia giapponese

L’onmyōdō (陰陽道? o in’yōdō, la via dello yin e yang) è nella cultura esoterica giapponese un misto di occultismo e di scienze naturali, sviluppato su una base della filosofia cinese, del Wu Xing (i cinque elementi) e dello yin e yang, introdotta in Giappone all’inizio del VI secolo. Accettate come un sistema pratico di divinazione, queste pratiche furono influenzate ulteriormente dal taoismobuddhismo e dallo shintoismo, evolvendosi nel sistema dell’onmyōdō nel tardo VII secolo. Inizialmente sotto il controllo del governo imperiale e poi sotto quello della famiglia Tsuchimikado, a metà del XIX secolo le pratiche furono proibite perché considerate come superstizione, e molti praticanti si unirono a gruppi shintoisti settari.[1]

Onmyōji

Abe no Seimei uno dei più celebri onmyōji

Gli Onmyōji (陰陽師? o In’yōji) sono i praticanti dell’onmyōdō, specialisti nelle arti magiche e nella divinazione.

Al tempo della massima diffusione del taoismo nel periodo Heian (794–1185) (periodo in cui vi era un assoluto monopolio di tale religione), gli Onmyōji erano specialisti in magia e divinazione ed erano annoverati fra i più alti dignitari di corte. Le loro responsabilità andavano dal regolare il calendario a doveri mistici come la divinazione, la protezione della capitale dagli spiriti maligni, e venivano consultati prima dell’edificazione di importanti città per ottenere i massimi auspici possibili dalla loro ubicazione.[2]

Si riteneva che gli Onmyōji potessero evocare e controllare degli spiriti chiamati shikigami (o shikijin).[3] La nobiltà organizzava la propria vita attorno alle pratiche raccomandate dagli Onmyōji. Fra queste vi era la conoscenza delle “direzioni fortunate e sfortunate”. A seconda della stagione, dell’ora del giorno e di altre circostanze, una direzione particolare poteva portare sfortuna per un individuo. Se la sua casa si trovava in quella direzione, si consigliava a tale individuo di non tornare direttamente a casa ma di “cambiare direzione” (katatagae), andando in una direzione diversa ed eventualmente alloggiando lì. Seguendo questi consigli le persone non osavano andare nella direzione proibita, anche nel caso in cui questo avrebbe comportato un’assenza dalla corte o il declinare l’invito da parte di una persona influente.[4]

Fra i più celebri si ricorda Abe no Seimei (921–1005). Dopo la sua morte l’imperatore Ichijō fece erigere un tempio in suo onore a Kyoto.[5]

Opere

Note

  1. ^ Marco Milone, Lo scintoismo, Guida editori, 2021, pp. 65-67.
  2. ^ Martina Kölbl-Ebert, con la collaborazione del Geological Society of London, Geology and religion: a history of harmony and hostility pag 30, Geological Society, 2009, ISBN 978-1-86239-269-4.
  3. ^ Frenchy Lunning, Mechademia 3: Limits of the Human pag 33, U of Minnesota Press, 2008, ISBN 978-0-8166-5482-6.
  4. ^ (JA) Wakako Nakajima. 陰陽道の式神の成立と変遷 文学作品の呪詛にも触れつつ (PDF). Hokkaido University of Education. pp. 2–15 (PDF), su s-ir.sap.hokkyodai.ac.jpURL consultato l’8 settembre 2023 (archiviato dall’url originale il 18 dicembre 2020).
  5. ^ (JA) 晴明神社 (Santuario Seimei), su seimeijinja.jpURL consultato l’8 settembre 2023 (archiviato dall’url originale il 29 marzo 2021).
  6. ^ (EN) Hanyū Yuzuru: Career Highlights and Photos of Memorable Moments, su nippon.com.

Shikigami

Nell’onmyōdō, gli shikigami (式神? “spirito servitore”) sono un tipo di spiriti che possono essere evocati da un onmyōji, similmente ai famigli della stregoneria occidentale. Gli shikigami sono invisibili alla maggioranza delle persone, ma secondo gli onmyōji dell’epoca Heian, che si dice fossero in grado di utilizzarli, avrebbero in genere l’aspetto di piccoli oni. Sebbene invisibili, gli shikigami potrebbero, su ordine dell’onmyōji, assumere forme umane o animali, possedere o stregare le persone, e anche causare dolore fisico o morte.

Si racconta che il famoso onmyōji Abe no Seimei fosse molto abile nel manipolare gli shikigami, e che facesse loro compiere le varie faccende domestiche in sua vece.

Shikigami nella cultura di massa

  • In La stirpe delle tenebreNegima, e altri manga e anime, gli shikigami sono rappresentati come servi magici creati da piccole figure ritagliate o ripiegate dalla carta. Ciò potrebbe derivare dagli ofuda, talismani shintoisti fatti di carta, ma costituisce anche un gioco di parole: il kanji 神 (kami) che compone la parola shikigami, infatti, ha la stessa pronuncia della parola carta (紙?), perciò se si scambiano i caratteri, il significato diventa “servitori di carta”.
  • In Shaman King, il nonno di Yoh Asakura, Yohmei, è in grado di creare degli shikigami con foglie d’albero. Hao Asakura ne possiede due particolarmente grandi, Zenki e Kouki, che pone a custodia del Chou Senji Ryakketsu (il “Libro dello Sciamano”) e che poi vengono domati e usati da Anna Kyoyama.
  • In Tokyo Babylon e X/1999Subaru Sumeragi e Seishiro Sakurazuka, due onmyōji, usano gli shikigami come spie e per attaccare spiritualmente gli avversari; quello di Subaru ha l’aspetto di un corvo bianco con tre teste, mentre quello di Seishiro sembra un uccello predatore.
  • In InuyashaKikyo crea tre shikigami quando viene avvelenata dal miasma di Naraku e ha bisogno di guadagnare tempo per rimettersi. Due di essi, Kocho e Asuka, sono sufficientemente potenti da creare barriere, mentre il terzo, Hijiri, ha le sembianze della sacerdotessa e parte del suo potere. Inoltre, la sacerdotessa nera Tsubaki li usa per combattere Kagome Higurashi, e Kururugi, personaggio del videogioco Inuyasha: The Secret of the Cursed Mask, li usa come armi, per curarsi e per difendersi.
  • In Read or Die, Maggie Mui crea mostri di carta, a cui talvolta si riferisce con il nome di shikigami.
  • In Yu-Gi-Oh! GX, Sarina (Mizuchi Saiō) ha un mazzo di carte basato sugli shikigami.
  • In Saiyuki, Chin Yisō si trasforma in uno shikigami inserendo una tessera del mahjong, con sopra l’ideogramma che rappresenta il significato di vita, in una ferita.
  • In Onmyō Taisenki, fortemente basato sull’onmyōdo, gli shikigami sono evocati dai protagonisti per combattere ai loro ordini.
  • In Mikami Agenzia Acchiappafantasmi, Meiko Rokudō controlla dodici shikigami ispirati agli animali dello zodiaco cinese: Indara, Ajira, Kubira, Basara, Shindara, Sanchira, Haira, Makora, Shōtra, Anchira, Bikara, e Mekira.
  • In Kekkaishi, i protagonisti si avvalgono spesso dell’aiuto di shikigami dall’aspetto di semplici origami, usandoli come messaggeri, copie di se stessi o aiutanti per lavori faticosi.
  • Sebbene non esplicitamente indicato, gli uccelli di carta inviati dalla strega Zeniba ne La città incantata di Hayao Miyazaki sono probabilmente shikigami.
  • Nel videogioco Shin Megami Tensei: Nocturne gli shikigami sono dei mostri dall’aspetto di lunghi fogli di carta con gli occhi.
  • In Teito Monogatari, il malvagio onmyōji Yasunori Kato manda degli shikigami per impedire al robot Gakutenzoku di raggiungere il cuore del drago che dorme nelle fondamenta di Tokyo e che è responsabile dei terremoti che affliggono la città.
  • In Nurarihyon no Mago, uno dei personaggi femminili, Yura Keikan, è un onmyōji e si serve di diversi shikigami nei combattimenti.
  • In Rental Magica, il personaggio di Ren Nekoyashiki è un onmyōji che utilizza per le sue magie quattro gatti shikigami (Shikineko), i cui nomi derivano dai quattro simboli dell’astrologia cinese.
  • Il boss del secondo livello extra del videogioco Perfect Cherry Blossom della serie Touhou Project, Yukari Yakumo, possiede due shikigami: Ran, che è una volpe a nove code, e Chen, che è una Nekomata.
  • Nel videogioco Tenchu: Wrath of Heaven, gli Shikigami sono presenti come nemici in alcuni livelli finali. Sono presentati come fantasmi simili a fogli di carta con degli occhi e testa dalla forma triangolare. Sono udibili in lontananza poiché emettono un suono particolare. Hanno un livello di energia molto alto e se individuano il giocatore sono molto difficili da sconfiggere.
  • In Jujutsu Kaisen, due dei personaggi principali (Megumi Fushiguro e Junpei Yoshino) possiedono l’abilità di evocare e controllare a loro piacere degli Shikigami.
  • Nel 2025 nello show Notte stellata il due volte campione olimpico Yuzuru Hanyu ha riproposto uno dei suoi programmi più noti, SEIMEI, interprando non il mago Abe no Seimei, ruolo ricoperto nell’occasione dall’attore di kyogen Mansai Nomura, ma uno shikigami al suo servizio.[1]

Note

  1. ^ (JA) Satoko Sawada, 羽生結弦が自らに問う「生きていることの役割」 『notte stellata』で野村萬斎と描いた、鎮魂と再生の物語 (Yuzuru Hanyu asks himself, “What is the role of being alive?” In “notte stellata,” he and Mansai Nomura depict a story of requiem and rebirth), su thedigestweb.comURL consultato il 18 marzo 2025.

Bibliografia

(JA) Onmyōdō: Shikigami to wa, su big.or.jp.

式神
しきがみ
Traduzione: spirito cerimoniale
Nomi alternativi: shikijin, shiki no kami
Dieta: varia
Aspetto: gli shikigami sono spiriti servitori utilizzati dagli onmyōji nei rituali per vari scopi. Alcuni sono usati come portafortuna, altri come amuleti protettivi e altri ancora come maledizioni. Chiamare uno shikigami significa invocare un dio, un demone, uno yōkai o un fantasma e sfruttarne il potere per compiere un’azione.
Interazioni: gli shikigami possono essere potenti e pericolosi. Si presentano in molte forme. I più comuni sono racchiusi in piccoli oggetti, come strisce di carta o amuleti. Altri possono assumere la forma di animali posseduti, utilizzando il corpo di polli, mucche o cani come contenitori. Gli shikigami più temibili assumono la forma di esseri umani, fantasmi, yōkai o oni.
Sebbene gli shikigami siano potenti e terrificanti, forse l’aspetto più spaventoso è che non agiscono mai di propria volontà: sono schiavi al servizio di maghi umani che gli dicono cosa fare.

In alcuni racconti popolari giapponesi, gli shikigami prendono forma di origami animati, fondendo arte e magia.


🧩 Origami (折り紙) – Arte della piegatura della carta

  • Origine: Giappone, ma con influenze dalla Cina. Diffusosi dal periodo Edo (1603–1868).
  • Significato: “Oru” = piegare, “Kami” = carta.
  • Scopo: Artistico, meditativo, educativo. L’origami è un’arte contemplativa, spesso legata allo Zen, in cui la trasformazione della carta senza tagli né colla simboleggia l’ordine implicito nel caos.
  • Valore simbolico: Alcune figure hanno significati profondi (la gru = longevità e pace; la rana = prosperità).
  • Evoluzioni moderne: Origami computazionale, design architettonico, piegatura di satelliti, arte terapeutica.

👻 Shikigami (式神) – Entità spirituali evocate

  • Origine: Mondo dell’Onmyōdō (道), l’antica arte esoterica giapponese di origine cinese, una forma di cosmologia sincretica.
  • Significato: “Shiki” = rituale, “gami/kami” = spirito/divinità.
  • Funzione: Spiriti servitori, familiari magici evocati da uno onmyōji (mago-esorcista). Possono essere invisibili o legati a oggetti come piegature di carta.
  • Aspetto: A volte rappresentati come figure di carta animata (come nel folklore, in Spirited Away di Miyazaki o in Naruto). In altri casi sono entità astratte controllate da rituali complessi.
  • Carattere ambivalente: Possono essere protettori o distruttivi, secondo la forza spirituale di chi li evoca.

🔁 Connessioni simboliche

  • Entrambi usano la carta come medium, ma:
    • L’origami è forma data con pazienza, simbolo di bellezza e armonia.
    • Lo shikigami è forza spirituale incanalata e incarnata, usata per manipolare l’invisibile.
  • In alcuni racconti popolari giapponesi, gli shikigami prendono forma di origami animati, fondendo arte e magia.

📚 Riferimenti consigliati:

  • The Paper Road: Archive and Experience in the Botanical Exploration of Northern Australia – per l’uso culturale della carta come veicolo di potere.
  • Japanese Mythology: A to Z di Jeremy Roberts – per i concetti di shikigami e onmyōdō.
  • Origami Design Secrets di Robert Lang – per l’evoluzione moderna dell’origami.

Origami e Shikigami – La carta come soglia tra arte e magia

Nel cuore della cultura giapponese, la carta non è solo un materiale: è un veicolo di spirito, un ponte silenzioso tra forma e invisibile. Due archetipi speculari lo dimostrano: l’Origami, arte della piegatura, e lo Shikigami, spirito evocato. Entrambi nascono dalla stessa sostanza — la carta — ma ne esplorano dimensioni opposte: una nella contemplazione, l’altra nel comando.

📜 Origami: la forma come meditazione

L’origami, letteralmente “piegare la carta”, è più di un passatempo estetico. Nella sua versione tradizionale, ogni piega è un atto consapevole, una disciplina simile alla calligrafia o alla cerimonia del tè. L’oggetto che nasce — una gru, un fiore, un drago — è un mandala tridimensionale, un corpo visibile che racchiude un ordine invisibile.

Come nell’arte zen, l’atto non è fine a se stesso: si crea per trasformare sé stessi. L’origami è un esercizio di vuoto e pieno, di successioni logiche che diventano poesia silenziosa. Niente viene tagliato o aggiunto: l’universo è già tutto nel foglio. Basta piegarlo con sapienza.

👁 Shikigami: la forma come comando

All’estremo opposto, lo Shikigami non nasce dalla quiete, ma dal potere del rituale. È una creatura invisibile, evocata da uno onmyōji, mago-sacerdote della tradizione esoterica giapponese. Può agire come guardiano, spia, vendicatore. A volte prende forma di un piccolo foglio piegato — ma non è origami: è un sigillo animato, un pensiero magico condensato in materia.

Lo Shikigami incarna un concetto potente: la mente può dare forma all’invisibile, se guidata da conoscenza e volontà. La carta non è solo mezzo espressivo: è contenitore di spiriti, ricettacolo di forze che esistono solo se nominate.

🌓 Dualità: contemplazione vs. evocazione

OrigamiShikigami
Meditazione e armoniaPotere e controllo
Forma come fineForma come veicolo dello spirito
Tradizione estetica zenTradizione esoterica onmyōdō
Rivelazione dell’ordineManipolazione dell’ignoto
SilenzioComando

✴ Conclusione – La carta come soglia iniziatica

In entrambi i casi, il foglio di carta è una soglia: può essere porta verso l’equilibrio o verso il potere. Nell’Origami si cerca l’armonia del cosmo piegandone le leggi. Negli Shikigami si cerca la potenza del cosmo piegandone le forze.

Nel mezzo, si apre lo spazio sacro della forma simbolica: un linguaggio ancestrale in cui la materia obbedisce allo spirito, e l’atto creativo diventa strumento di trasmutazione interiore o magica.

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Shikigami e onmyōdō attraverso la storia: verità, finzione e tutto il resto

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Abe no Seimei esorcizza gli spiriti patogeni (疫病神, yakubyōgami), come raffigurato nel Fudō Riyaku Engi Emaki. Due creature che potrebbero essere shikigami sono visibili nell’angolo in basso a destra (Wikimedia Commons; identificazione secondo Rage and Ravage di Bernard Faure, pp. 57-58)

Nella cultura popolare, gli shikigami sono praticamente sinonimi di onmyōdō. Ma è sempre stato così? E cos’è uno shikigami, in fin dei conti? Queste domande sono sorprendentemente difficili da rispondere. Avevo intenzione di provarci da un po’ di tempo, ma altri progetti continuavano a ostacolarmi. Sotto il taglio, finalmente potrete scoprire tutto su questo argomento. 

Questo non è solo un articolo sullo shikigami, però. Dato che il contesto storico è d’obbligo, fornisco anche una breve storia dell’onmyōdō e di alcuni dei suoi luminari. Imparerete anche se esistevano onmyōji femminili, quando stelle e periodi storici si trasformano in divinità, cosa c’entra l’onmyōdō con un racconto in cui Zhong Kui divenne re di una certa città in India… e molto altro!

Gli albori dell’onmyōdō

Per tentare almeno di spiegare cosa potesse originariamente significare il termine shikigami, devo prima riassumere brevemente la storia dell’onmyōdō (陰陽道). Questo termine può essere tradotto come “via dello yin e dello yang”, e in sostanza era un adattamento giapponese dei concetti di, beh,yin e yang, così come i cinque elementiRaggiunsero il Giappone attraverso fonti taoiste e buddiste. Il taoismo in sé non divenne mai una vera e propria religione in Giappone, ma l’onmyōdō è probabilmente tra gli adattamenti più diffusi dei suoi principi nel contesto giapponese.

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Kibi no Makibi, come rappresentato da Yoshitoshi Tsukioka (Wikimedia Commons)

Non è possibile parlare di un singolo fondatore dell’onmyōdō paragonabile ai patriarchi delle scuole buddiste. Bernard Faure osserva che nelle leggende il ruolo è talvolta attribuito aKibi no Makibi, un funzionario dell’VIII secolo che trascorse circa 20 anni in Cina. Sebbene al suo ritorno portò con sé molti trattati astronomici, questa è in definitiva solo una leggenda che si sviluppò molto tempo dopo la sua morte.

In realtà, l’onmyōdō si sviluppò gradualmente a partire dal VI secolo, quando i metodi divinatori cinesi e i trattati che trattavano questi argomenti raggiunsero per la prima volta il Giappone. Inizialmente, i monaci buddisti del regno coreano di Baekje furono le principali fonti di questa conoscenza. Sappiamo, ad esempio, che il clan Soga si avvalse di un tale specialista, un certo Gwalleuk (観勒; noto anche con la lettura giapponese del suo nome, Kanroku).

Ovviamente, la divinazione era considerata una questione molto seria, quindi la corte imperiale cercò di regolamentare in qualche modo le tecniche continentali. Ciò fu realizzato daimperatore Tenmucon la formazione dell’onmyōryō (陰陽寮), “ufficio dello yin e dello yang” come parte delritsuryōsistema di governo. Proprio come in Cina, la necessità di controllare la divinazione era motivata dal timore che altrimenti sarebbe stata usata per legittimare intrighi di corte contro l’imperatore, ribellioni e altri disordini. 

I funzionari istruiti e impiegati dagli onmyōryō erano chiamati onmyōji (陰陽師). Questo termine può essere letteralmente tradotto come “maestro yin-yang”. Nel periodo Nara, erano intesi essenzialmente come una classe di funzionari pubblici. La loro posizione non differiva sostanzialmente da quella degli altri specialisti degli onmyōryō : redattori di calendari, funzionari responsabili della corretta misurazione del tempo e astrologi. Gli argomenti di cui si occupavano evidentemente non erano ben noti alla gente comune, ed erano semplicemente membri tipici dell’élite amministrativa colta del loro tempo.

Onmyōdō nel periodo Heian: magia, carisma e nobiltà

Il ruolo degli onmyōji cambiò nel periodo Heian. Mantennero la posizione di indovini burocratici ufficiali al servizio della corte, ma acquisirono anche nuovi incarichi. La distinzione tra loro e gli altri funzionari onmyōryō divenne più sfumata. Inoltre, la loro attività si estese a ciò che veniva collettivamente definito jujutsu (呪術), qualcosa di simile alla “magia”, sebbene ciò non rifletta appieno le sfumature del termine. Presiedevano ai rituali di induzione della pioggia, alle cerimonie di purificazione, alla cosiddetta “bonifica della terra” e alla creazione di complesse reti di tabù temporali e direzionali.

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Una rappresentazione del periodo Muromachi di Abe no Seimei (Wikimedia Commons)

Gli onmyōji storici più famosi comeKamo no Yasunorie il suo studenteAbe no Seimeierano attivi in ​​un’epoca in cui questa versione di onmyōdō era un insieme di pratiche e credenze completamente formato, sebbene ovviamente ancora in evoluzione. In un certo senso, però, rappresentavano un nuovo approccio, in cui il carisma personale sembrava contare quanto, se non di più, della posizione ufficiale. Questo cambiamento fu riconosciuto come una svolta almeno da alcuni dei loro contemporanei. Ad esempio, secondo il diario di Minamoto no Tsuneyori, il Sakeiki (左經記), “in Giappone, le fondamenta dell’onmyōdō furono gettate da Yasunori”.

I cambiamenti riflettevano in parte il fatto che gli onmyōji iniziarono ad essere appaltati privatamente per vari motivi dagli aristocratici, oltre a servire lo Stato. Shin’ichi Shigeta osserva che ciò li trasformò essenzialmente da impiegati statali a commercianti. Tuttavia, sottolinea che non possono essere considerati ecclesiastici: la loro posizione era più paragonabile a quella dei medici e non vi è alcuna indicazione che considerassero le loro attività come una religione distinta. In effetti, conosciamo diversi onmyōji del periodo Heian, come Koremune no Fumitaka o Kamo no Ieyoshi, che per loro stessa ammissione erano devoti buddisti che lavoravano semplicemente come indovini professionisti.

Shin’ichi Shigeta osserva che, oltre agli onmyōji ufficiali, sanciti dallo Stato, esistevano anche onmyōji “senza licenza”, che si comportavano e si vestivano come il clero buddista, gli hōshi onmyōji (法師陰陽師). L’esempio più noto èAshiya Dōman, un pilastro delle leggende Seimei, ma altri sono menzionati nei diari, tra cui il famosoLibro del cuscinoSembra che i nobili li usassero particolarmente comunemente per maledire i rivali. Questa era una sfera da cui gli onmyōji ufficiali si astenevano per via delle normative legali. Le maledizioni erano di fatto considerate crimini e i funzionari governativi eseguivano solo rituali apotropaici volti a proteggersi da esse.

La versione dell’onmyōdō del periodo Heian catturò l’immaginazione di scrittori e artisti, e la sua versione leggermente esagerata presente nella letteratura classica comeKonjaku Monogatariè essenzialmente ciò a cui tendono a tornare le rappresentazioni moderne nella narrativa.

Onmyōdō medievale: dai concetti astratti alle divinità

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Gozu Tennō (Wikimedia Commons)

Ulteriori sviluppi importanti si verificarono tra il XII e il XIV secolo. Questo periodo segnò l’inizio del “Medioevo” giapponese, che durò fino all’istituzione dello shogunato Tokugawa. L’attenzione nell’onmyōdō si spostò in parte verso divinità nuove, o almeno reinventate, come gli spiriti calendariali comeDaishōgun(大将軍) e Ten’ichijin (天一神), personificazioni dei corpi astrali e concetti già cruciali nelle cerimonie precedenti. C’era anche un crescente interesse per le figure cosmologiche cinesi comePangu, reinterpretato in Giappone come “re Banko”. Tuttavia, l’esempio più famoso è probabilmenteGozu Tennō, che potresti ricordare dal mioArticolo di Susanoo. 

I cambiamenti nell’onmyōdō medievale possono essere descritti come un processo di convergenza con il Buddhismo esoterico. I punti di collegamento erano rituali incentrati su divinità astrali e infernali, come Taizan Fukun o Shimei (cineseSiming). Si possono tracciare parallelismi tra questo fenomeno e l’intersezione tra il Buddhismo esoterico e alcune scuole taoiste nella Cina Tang. I primi segni dello sviluppo di una connessione diretta tra onmyōdō e Buddhismo si possono già trovare in fonti del periodo Heian; ad esempio, Kamo no Yasunori osservò che lui e altri onmyōji si basavano sulle stesse fonti per acquisire una corretta comprensione delle cerimonie incentrate sull’Orsa Maggiore, così come facevano i monaci Shingon. 

Gran parte delle informazioni relative alla forma medievale di onmyōdō è conservata nell’Hoki Naiden (ほき内伝; “Tradizione Interiore dei Vasi Quadrati e Rotondi per le Offerte”), un testo che è in parte un manuale di divinazione e in parte una raccolta di miti. Secondo la tradizione, fu compilato da Abe no Seimei, sebbene i ricercatori lo datano generalmente al XIV secolo. Per quel che vale, sembra tuttavia probabile che il suo autore fosse un discendente di Seimei.

Al di fuori degli studi specialistici, l’Hoki Naiden è oggi piuttosto poco conosciuto, ma vale la pena notare che fu una parte importante della percezione popolare dell’onmyōdō nel periodo Edo. Un romanzo la cui influenza è ancora visibile nell’immagine moderna di Seimei, Abe no Seimei Monogatari (安部晴明物語), ad esempio, ruota essenzialmente attorno ad esso.

Onmyōdō nel periodo Edo: licenze professionali

Romanzi a parte, la prima svolta importante post-medievale per la storia degli onmyōdō fu il riconoscimento della famiglia Tsuchimikado come suoi supervisori ufficiali nel 1683. Non erano affatto nuovi sulla scena: gli onmyōji di questa famiglia avevano già servito gli shogun Ashikaga oltre 250 anni prima. Inoltre, erano discendenti della precedente famiglia Abe, l’onmyōji per eccellenza. Il cambiamento non fu tanto l’ascesa degli Tsuchimikado, quanto piuttosto il fatto che il governo affidò loro il compito di regolamentare sostanzialmente le licenze professionali per tutti gli onmyōji, anche quelli che in periodi precedenti esistevano al di fuori dell’amministrazione ufficiale.

Grazie alle nuove politiche, diversi praticanti indipendenti potevano, almeno in teoria, ottenere un permesso per svolgere le mansioni di un onmyōji. Tuttavia, con l’espansione dell’influenza dello Tsuchimikado, cercarono anche di obbligare vari specialisti, che altrimenti non sarebbero stati considerati onmyōji, ad acquistare licenze da loro. Il loro obiettivo era essenzialmente quello di portare tutte le forme di divinazione sotto il loro controllo. Questo si estendeva al clero come monaci buddisti, shugenja e sacerdoti dei santuari da un lato, e a vari artisti come i membri delle compagnie kagura dall’altro. 

Makoto Hayashi sottolinea che, sebbene nel corso della storia l’onmyōji sia stato convenzionalmente considerato un’occupazione maschile, era possibile per le donne ottenere licenze dallo Tsuchimikado. Inoltre, non esisteva un termine specifico per l’onmyōji femminile, a differenza di come le controparti femminili dei monaci buddisti, dei sacerdoti dei santuari e degli shugenja venivano chiamate con termini diversi e avevano ruoli distinti definiti dal loro genere.

Per quanto ne so, non ci sono prove precedenti dell’esistenza di onmyōji femminili, quindi si può affermare con certezza che la loro comparsa abbia avuto molto a che fare con le specificità del nuovo sistema. Sembra che le poesie della figlia di Kamo no Yasunori (il cui nome è sconosciuto) indichino che avesse familiarità con la teoria dello yin-yang o almeno più in generale con la filosofia cinese, ma questo è un argomento per un articolo separato (restate sintonizzati), e ovviamente non è proprio la stessa cosa.

Lo Tsuchimikado non mirava a creare un’ideologia o un sistema di credenze specifici. Pertanto, singoli onmyōji – o, per essere più precisi, singole persone con licenza onmyōji – in teoria potevano perseguire nuove idee. Questo in alcuni casi ha portato a controversie: ad esempio, alcune delle persone coinvolte nel (famigerato) processo di Osaka del 1827 ai presunti cristiani (se questa etichetta sia davvero applicabile è oggetto di acceso dibattito) erano ufficialmente onmyōji autorizzati. Alcuni di loro possedevano effettivamente libri tradotti scritti da missionari portoghesi, il che rifletteva ovviamente la visione cattolica. Tuttavia, Bernard Faure suggerisce che alcuni onmyōji del periodo Edo potrebbero aver ricercato fonti portoghesi non strettamente per un interesse per il cattolicesimo, ma semplicemente per ottenere un’altra fonte di conoscenza astronomica. 

L’eredità di onmyōdō 

Nel periodo Meiji, l’onmyōdō fu bandito insieme allo shugendō. Mentre quest’ultima tradizione conobbe una rinascita nella seconda metà del XX secolo, la prima per lo più non lo fece. Tuttavia, ciò non significa che la storia dell’onmyōdō finisca definitivamente nella seconda metà del XIX secolo. 

Ancora oggi in alcune parti del Giappone esistono tradizioni religiose locali che, pur non identiche all’onmyōdō storico, ne conservano un notevole grado di influenza. Un esempio spesso citato negli studi è l’Izanagi-ryū (いざなぎ流), originario dell’area rurale di Monobe, nel…Prefettura di KōchiMitsuki Ueno sottolinea tuttavia che i riferimenti occasionali all’Izanagi-ryū come “onmyōdō moderno” nella letteratura degli anni ’90 e dei primi anni 2000 sono imprecisi. Sottolinea che minimizzano il carattere unico di questa tradizione e che essa mostra una varietà di influenze. Argomentazioni simili sono state avanzate anche riguardo alle tradizioni locali delRegione di Chugoku.

Fino a tempi relativamente recenti, l’onmyōdō era sostanzialmente ignorato dagli studiosi, in quanto superstizione indegna di indagini approfondite. La situazione cambiò negli ultimi decenni del XX secolo, con la crescente attenzione rivolta al Medioevo giapponese da parte dei ricercatori. Le prime monografie sull’onmyōdō furono pubblicate negli anni ’80. Sebbene non sia un argomento di ricerca altrettanto popolare del Buddhismo esoterico e dello shugendō, precedentemente trascurati per ragioni simili, è comunque riuscito a diventare un pilastro delle ricerche relative alla storia della religione in Giappone.

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Illustrazione di Yoshitaka Amano del ritratto romanzato di Abe no Seimei (a destra) e di altri personaggi dei suoi romanzi, opera di Baku Yumemakura (riprodotta qui solo a scopo didattico).

Naturalmente, è impossibile parlare di onmyōdō senza menzionare il moderno “boom degli onmyōdō”. A partire dagli anni ’80, gli onmyōdō sono tornati ad essere un argomento relativamente popolare tra gli scrittori. Serie di romanzi comeBaku Yumemakura Onmyōji,Quella di Hiroshi Aramata Teito MonogatariOQuella di Natsuhiko KyōgokuKyōgōkudō e i loro adattamenti in altri media lo resero nuovamente popolare tra il grande pubblico. Naturalmente, trattandosi di romanzi fantasy o gialli, la loro accuratezza storica tende a variare (Yumemakura in particolare è piuttosto fedele alla letteratura storica, tuttavia). Ciononostante, hanno un impatto duraturo che sarebbe impossibile ottenere con la sola ricerca accademica.

Shikigami: verità storica, finzione storica o entrambe?

Potreste aver notato che, nonostante abbia promesso una storia degli shikigami, non ho usato questo termine nemmeno una volta durante l’intero corso intensivo sulla storia dell’onmyōdō. È stata una scelta consapevole. Gli shikigami non compaiono in nessun testo di onmyōdō, sebbene siano un pilastro dei testi sull’onmyōdō, e in particolare della letteratura moderna che coinvolge gli onmyōji.

Sarebbe ingiusto affermare che gli shikigami e la loro importanza siano solo un equivoco moderno. Praticamente tutte le leggende più note sugli onmyōji presentano shikigami, a partire dai primi esempi dell’XI secolo. Stando al Konjaku Monogatari , evidentemente esisteva un certo fascino per gli shikigami all’epoca della sua compilazione.Fujiwara no AkihiranelShinsarugakukiconsidera il controllo degli shikigami un’abilità essenziale di un onmyōji, insieme alle capacità di “evocare liberamente le dodici divinità guardiane, richiamare trentasei tipi di uccelli selvatici (…), creare incantesimi e talismani, aprire e chiudere gli occhi dei kijin (鬼神; “dei demoni”) e manipolare le anime umane”. 

È generalmente riconosciuto che tali resoconti, pur appartenendo al regno della narrativa letteraria, possano far luce sulla natura e l’importanza degli shikigami. In definitiva, riflettono in una certa misura il loro contesto storico. Inoltre, non è impossibile che la comprensione popolare degli shikigami basata sui testi letterari abbia influenzato la vera tradizione onmyōdō. Vale la pena sottolineare che oggi le leggende su Abe no Seimei che li coinvolgono sono diffuse da due santuari contemporanei a lui dedicati, il Santuario Seimei (晴明神社) a Kyoto e il Santuario Abe no Seimei (安倍晴明神社) a Osaka. Le reti interconnesse di scambio tra letteratura e pratica religiosa non sono certo un fenomeno unico o moderno. 

Tuttavia, anche tenendo conto delle possibili prove provenienti dalla letteratura storica, non è facile definire lo shikigami. Il termine stesso può essere scritto in tre modi diversi: 式神 (o semplicemente 式), 識神 e 職神, con il primo che rappresenta l’opzione predefinita. Le descrizioni sono ancora più varie, il che comprensibilmente ha portato alla nascita di numerose interpretazioni nella ricerca moderna. Carolyn Pang, nelle sue recenti trattazioni sullo shikigami, che potete trovare in bibliografia, li ha recentemente suddivisi in cinque categorie. Seguirò la sua classificazione di seguito.

Shikigami ripresa 1: rikujin-shikisen

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Un esempio di shikiban, la tavola divinatoria usata nel rikujin-shikisen (Museo di Kyoto, viaonmarkproductions.com; riprodotto qui solo a scopo didattico)

Un’opinione comune è che lo shikigami abbia origine come rappresentazione simbolica del potere dello shikisen (式占) o più specificamente del rikujin-shikisen (六壬式占), la forma di divinazione più comune nell’onmyōdō. Si sviluppò dai metodi divinatori cinesi del periodo Nara e rimase in voga fino al XVI secolo, quando fu sostituito dall’ekisen (易占), un metodo derivato dal cineseLibro dei Mutamenti.

Lo shikisen richiedeva una speciale tavola divinatoria nota come shikiban (式盤), composta da una base quadrata, il “pannello di terra” (地盤, jiban ), e un cerchio rotante posto sopra di esso, il “pannello del cielo” (天盤, tenban ). Il primo era contrassegnato da dodici punti che rappresentavano i segni zodiacali e il secondo da rappresentazioni dei “dodici guardiani dei mesi” (十二月将, jūni-gatsushō ; la loro identità non è ben definita). Il pannello del cielo doveva essere ruotato e l’indovino doveva interpretare il significato della combinazione di simboli risultante. Più comunemente, veniva interpretato come un’indicazione se un fenomeno insolito (怪/恠, ke ) avesse implicazioni positive o negative.

Vale la pena sottolineare che nel Medioevo lo shikiban venne utilizzato anche in alcuni rituali buddisti esoterici, principalmente quelli incentrati sulle Dakiniten.ShōtenENyoirin KannonTuttavia, vennero eseguite solo tra il tardo periodo Heian e il periodo Muromachi, e se ne sa relativamente poco. Nella maggior parte dei casi, la tavola divinatoria fu probabilmente modificata per fare riferimento alle divinità esoteriche appropriate.

Shikigami take 2: abilità cognitive

Sebbene l’idea che shikigami rappresentasse shikisen sia rafforzata dal fatto che entrambi i termini condividono il kanji 式, una variante scritta, 識神, ha portato allo sviluppo di un’altra proposta. Poiché il significato fondamentale di 識 è “coscienza”, a volte si sostiene che gli shikigami fossero originariamente una “realizzazione antropomorfica dello stato psicologico o mentale attivo”, come ha affermato Caroline Pang – essenzialmente, una rappresentazione della volontà di un onmyōji. La maggior parte delle potenziali prove in questo caso proviene da testi buddisti, come Bosatsushotaikyō (菩薩処胎経). 

Tuttavia, Bernard Faure presume che la scrittura 識神 fosse una reinterpretazione secondaria, fondamentalmente un gioco di parole basato sull’omonimia. Egli sottolinea che le fonti buddiste trattano questo testo di shikigami come sinonimo di kushōjin (倶生神). Questo termine può essere tradotto letteralmente come “divinità nate contemporaneamente”. Più comunemente designa una coppia di divinità minori che, come indica il nome, vengono all’esistenza alla nascita di una persona e ne registrano le azioni per tutta la vita. Una volta giunto il momento del giudizio di Enma dopo la morte, gli presentano i loro resoconti. Si è sostenuto che funzionino essenzialmente come una personificazione della coscienza. 

Shikigami take 3: energia

Un’ulteriore interpretazione speculativa di shikigami in ambito accademico è che questo termine fosse inteso come un tipo di energia presente in oggetti o esseri viventi che si riteneva gli onmyōji fossero in grado di estrarre e imbrigliare per i propri scopi. Questo potrebbe essere un adattamento della nozione taoista di qi (氣). Se questa definizione è corretta, pezzi di carta o strumenti di legno utilizzati nelle cerimonie di purificazione potrebbero essere esempi di oggetti utilizzati per incanalare lo shikigami. 

L’interpretazione dello shikigami come forma di energia si riflette probabilmente nel Konjaku Monogatari , nel racconto “La tutela di Abe no Seimei sotto Tadayuki” . Il racconto ruota attorno alla visita di Abe no Seimei alla casa del monaco buddista Kuwanten di Hirosawa. Un altro dei suoi ospiti chiede a Seimei se è in grado di uccidere una persona con i suoi poteri e se possiede lo shikigami. Lui afferma che è possibile, ma chiarisce che non è un compito facile. Poiché gli ospiti continuano a insistere, lo fa prontamente usando un filo d’erba. Non appena cade su una rana, l’animale muore all’istante. Dallo stesso racconto apprendiamo che il controllo di Seimei sullo shikigami gli permetteva anche di chiudere a distanza porte e persiane di casa sua mentre nessuno era dentro.

Shikigami take 4: maledizione

Come ho già detto, le arti che possono essere ampiamente descritte come magia – come il già citato jujutsu o juhō (呪法, “rituali magici”) – erano considerate una parte fondamentale del repertorio degli onmyōji dal periodo Heian in poi. Inoltre, gli onmyōji senza licenza erano quasi esclusivamente associati alle maledizioni. Pertanto, probabilmente non vi sorprenderà apprendere che un’altra teoria suggerisce che shikigami sia semplicemente un termine per incantesimi, maledizioni o entrambi. Un possibile esempio si può trovare nel Konjaku Monogatari , nel racconto Seimei che sigilla la maledizione del giovane Capitano Minore Archivista – la maledizione omonima, che Seimei supera con rituali protettivi, è descritta come uno shikigami.

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Illustrazione di Kunisuda Utagawa di un attore che interpreta Dōman in un’opera kabuki (Wikimedia Commons)

Sono state evidenziate somiglianze tra alcune descrizioni di shikigami e pratiche come  fuko (巫蠱) e goraihō (五雷法). Entrambe hanno origine in Cina. Fuko è l’uso di animali velenosi, velenosi o comunque percepiti negativamente per lanciare maledizioni, tipicamente mettendoli in giare, mentre goraihō è la versione giapponese degli incantesimi taoisti volti a controllare esseri soprannaturali, in genere fantasmi o volpi. Vale la pena notare che una leggenda secondo cui Dōman maledisseFujiwara no Michinagaper conto del signore Horikawa (Fujiwara no Akimitsu) lo vede mettere la maledizione, che non è descritta nei dettagli, dentro un barattolo.

Mitsuki Ueno osserva che nella prefettura di Kōchi l’espressione shiki wo utsu , “colpire con uno shiki”, è ancora usata per riferirsi a un insulto. Tuttavia, shiki non si riferisce necessariamente a shikigami in questo contesto, ma piuttosto a un concetto correlato ma distinto – ne parleremo più avanti.

Shikigami take 5: essere soprannaturale

Sebbene tutte e quattro le definizioni che ho esaminato abbiano i loro sostenitori, un’altra opzione è di gran lunga la più comune: l’idea che gli shikigami siano esseri soprannaturali controllati da un onmyōji. Questa è essenzialmente l’interpretazione standard del termine oggi tra il pubblico generale. A volte si tenta di identificarlo con una categoria specifica di esseri soprannaturali, come spiriti (精霊, seirei ), kijin o divinità minori (下級神, kakyū shin ). Tuttavia, nessuna di queste ha ottenuto un sostegno universale. In generale, non vi è alcuna forte indicazione che gli shikigami fossero necessariamente immaginati come esseri individualizzati con tratti distintivi.

L’idea che gli shikigami siano esseri soprannaturali non è solo un’interpretazione moderna, per motivi di chiarezza. Un primo esempio in cui il termine viene usato in modo inequivocabile in questo modo è un racconto tratto daŌkagamiin cui Seimei invia un anonimo shikigami a raccogliere informazioni. L’entità, che non viene descritta nei dettagli, possiede abilità soprannaturali, ma allo stesso tempo ha ancora bisogno di aprire porte e viaggiare fisicamente. 

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Un’illustrazione di Nakifudō Engi Emaki (Wikimedia Commons)

InGenpei JosuikiC’è un riferimento al fatto che gli shikigami di Seimei avessero un aspetto terrificante, il che innervosì così tanto sua moglie da costringerla a ordinare alle entità di nascondersi sotto una sposa invece di risiedere in casa sua. Carolyn Pang suggerisce che questo rifletta le raffigurazioni demoniache in opere come Abe no Seimei-kō Gazō (安倍晴明公画像; visibile nella sezione Heian) , Fudōriyaku Engi Emaki e Nakifudō Engi Emaki.

Shikigami e concetti correlati

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Un gohō dōji, come raffigurato nello Shigisan Engi Emaki (Wikimedia Commons)

La comprensione dello shikigami come una sorta di “servitore spirituale” può essere paragonata al concetto buddista di divinità protettive minori,Goho Doji(護法童子; letteralmente “ragazzi che proteggono il dharma”). Questi a loro volta erano solo un esempio dell’ampia categoria di gohō (護法), che poteva essere applicata praticamente a qualsiasi divinità con qualità protettive, come il difensore del Buddha storico.Vajrapanio ilQuattro Re Celesti

Una differenza notevole tra shikigami e gohō è il fatto che il primo generalmente richiedeva un’evocazione attiva, attraverso il canto di incantesimi e l’ usomudra– mentre questi ultimi si manifestarono di propria iniziativa per proteggere i devoti. Certo, ci sono delle eccezioni. Esiste una leggenda ben attestata secondo cui gli shikigami di Abe no Seimei continuarono a proteggere la sua residenza di propria iniziativa anche dopo la sua morte. Gli shikigami che agivano di propria iniziativa sono menzionati anche nello Zoku Kojidan (続古事談). Esso attribuisce la caduta politica di Minamoto no Takaakira (源高明; 914–98) al suo incontro con due shikigami rimasti indietro dopo che l’onmyōji che li aveva evocati originariamente si era dimenticato di loro.

Un certo grado di sovrapposizione tra le varie classi di aiutanti soprannaturali è evidente nei testi che si riferiscono a specifiche figure buddiste come shikigami. Ho già menzionato in precedenza il caso dei kushōjin . Un altro buon esempio è la descrizione di Oto Gohō (乙護法) fatta dal monaco Tendai Kōshū (光宗; 1276–1350). Egli è “uno shikigami che ci segue come l’ombra segue il corpo. Giorno e notte, non si ritira mai; è lo shikigami che ci protegge” (traduzione di Bernard Faure). Questa descrizione è essenzialmente un’inversione del titolo relativamente comune di “demone che segue costantemente gli esseri” (常随魔, jōzuima ). Veniva applicato a figure come Kōjin, Shōten o Matarajin, che attendevano costantemente l’occasione per ostacolare la rinascita in una terra pura se non placate adeguatamente.

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I dodici generali celesti (Museo nazionale di Tokyo, viaWikimedia Commons)

Un gruppo ben attestato di gohō , i Dodici Generali Celesti (十二神将, jūni shinshō ), e in particolare il loro leader Konpira (che potresti ricordare dal mioarticolo precedente), potrebbero essere etichettati come shikigami. Tuttavia, la descrizione di Fujiwara no Akihira delle abilità onmyōji li presenta evidentemente come due classi distinte di esseri.

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Un kuda-gitsune, come raffigurato in Shōzan Chomon Kishū di Miyoshi Shōzan (Museo di storia dell’Università di Waseda; riprodotto qui solo a scopo didattico)

Certo, Akihira chiarisce anche che controllare gli shikigami e gli animali sono due abilità distinte. Nel frattempo, ci sono prove che in alcuni casi gli animali domestici, in particolarekuda-gitsuneusati dagli iizuna (termine che si riferisce agli shugenja associati al culto di nomen omen, Iizuna Gongen, anche se più ampiamente è anche qualcosa di simile a “stregone”), erano percepiti come shikigami.

Le credenze relative a gohō dōji e shikigami apparentemente si fusero nell’Izanagi-ryū, il che portò alla nascita del concetto di shikiōji (式王子; ōji, letteralmente “principe”, può essere un altro termine per gohō dōji). Questo termine si riferisce a esseri soprannaturali evocati da uno specialista di rituali (祈祷師, kitōshi ) utilizzando una formula speciale tratta da testi dottrinali (法文, hōmon ). Possono svolgere varie funzioni, sebbene più comunemente vengano invocati per proteggere una persona, rimuovere fonti soprannaturali di malattie, contrastare l’influenza di un altro shikiōji o in relazione alle maledizioni.

Tenkeisei, il dio degli shikigami

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Tenkeisei (Wikimedia Commons)

L’ultima questione che merita di essere discussa è l’insolita tradizione riguardante l’origine dello shikigami, che ruota attorno a una divinità associata a questo concetto. 

Nel Medioevo, si sviluppò la credenza che esistessero esattamente ottantaquattromila shikigami. La loro origine era il dio Tenkeisei (天刑星; noto anche come Tengyōshō). Il suo nome è la traduzione giapponese del cinese Tianxingxing. Può essere tradotto come “stella della punizione celeste”. Questo nome spiega abbastanza accuratamente il suo carattere. Era considerato una delle cosiddette “stelle funeste” (凶星, xiong xing ) in grado di controllare il destino. La “punizione” a cui si riferisce il suo nome è la sua cura contro i demoni delle malattie (疫鬼, ekiki ). Tuttavia, poteva punire anche gli umani se non venerati adeguatamente.

Oggi Tenkeisei è meglio conosciuto come una delle divinità raffigurate in una serie di dipinti noti comeLo sterminio del male, datato alla fine del XII secolo. Ha l’aspetto di una divinità buddista dalle molteplici braccia piuttosto standard. Il pittore anonimo ha aggiunto un tocco di umorismo nero raffigurandolo proprio mentre immerge uno dei demoni sconfitti nell’aceto prima di mangiarlo. Curiosamente, nel testo di accompagnamento si dice che i suoi avversari siano Gozu Tennō e il suo seguito. Questa, come scoprirete presto, è una rappresentazione piuttosto insolita del rapporto tra queste due divinità.

In realtà non sono a conoscenza di altre raffigurazioni del Tenkeisei oltre al dipinto che vedete qui sopra. Katja Triplett osserva che i rituali onmyōdō a lui associati erano probabilmente circondati da un’aura di segretezza e, di conseguenza, la maggior parte delle sue raffigurazioni è andata perduta o distrutta. Allo stesso tempo, sembra che il Tenkeisei abbia goduto di una notevole popolarità durante il periodo Kamakura. Questo non è affatto paradossale se si considera il contesto storico: come ho sottolineato nel mio recente articolo su Amaterasu, alcune categorie di conoscenza furono etichettate come segrete non per proibirne la divulgazione, ma per conferire loro maggiore significato e valore.

Sono noti numerosi talismani recanti inciso il nome di Tenkeisei. Inoltre, sono stati scoperti manuali di rituali a lui dedicati. Il più noto di essi, il Tenkeisei-hō (天刑星法; “rituali Tenkeisei”), si concentra su un abisha (阿尾捨, dal sanscrito āveśa ), un rituale che prevede la possessione da parte della divinità invocata. Secondo una leggenda, fu trasmesso da Kibi no Makibi e Kamo no Yasunori. La storicità di questa affermazione è tuttavia dubbia: la leggenda narra che Kamo no Yasunori visitò la Cina, cosa che non fece mai. Molto probabilmente menzionare lui e Makibi era solo un modo per dare ulteriore legittimità al testo.

Altri esempi di manuali Tenkeisei simili includono Tenkeisei Gyōhō (天刑星行法; “Metodi di pratica Tenkeisei”) e Tenkeisei Gyōhō Shidai (天刑星行法次第; “Metodi di procedura per la pratica Tenkeisei”). Copie di questi testi sono state conservate nel tempio ShingonKōzan-ji.

Anche l’ Hoki Naiden menziona Tenkeisei. Lo equipara a Gozu Tennō e spiega che entrambi questi nomi si riferiscono alla stessa divinità, Shōki (商貴), rispettivamente in cielo e in terra. Mentre Shōki è un adattamento del famosoZhong Kui, è necessario sottolineare che qui egli non è descritto come un medico del periodo Tang ma come un antico re diRajgirin India. Inoltre, è uno yaksha, non un essere umano. Questa reinterpretazione piuttosto singolare è nota anche dal trattato storicoGenko ShakushoPost

scriptum

L’obiettivo di questo articolo non è mai stato quello di definire lo shikigami. Alla luce degli studi moderni, è praticamente impossibile fornire una definizione univoca. Il mio obiettivo era diverso: dimostrare che il contesto è vitale quando si tratta di comprendere termini storici oscuri. Nel corso della storia, lo shikigami ha evidentemente significato cose leggermente diverse per persone diverse, come si riflette nella letteratura. Tuttavia, questo significato era comunque costantemente radicato nella percezione in evoluzione dell’onmyōdō e nei suoi cambiamenti interni. In altre parole, rifletteva un mondo fondamentalmente vivo.

L’immagine popolare della cultura e della religione giapponese è spesso quella di un paesaggio artificiale e immutabile, proveniente direttamente dall'”età degli dei”, in gran parte inventato nel diciannovesimo secolo o più tardi per perseguire obiettivi poco nobili. Il caso dello shikigami dimostra, tuttavia, che non deve esserlo. L’immagine malleabile e in continua evoluzione dello shikigami, che è rimasta oggetto di speculazione popolare per secoli prima di riemergere in un ruolo simile in tempi moderni, dimostra che la realtà più complessa non è necessariamente meno interessante per i nuovi pubblici.

Bibliografia

 

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 onmyojiabe no seimeishikigamionmyodostoria giapponese

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